Brevinlotta
Fiat: si ricorre ancora alla cassa integrazione
Uno degli aspetti tipici del capitalismo nella sua fase di maggiore decadenza è quello del sovrannumero della forza lavoro e dunque della disoccupazione. La situazione attuale di una delle più grandi aziende d’Italia, la Fiat, rispecchia questo breve approccio analitico. Da agosto l’azienda automobilistica torinese sta infatti attuando una strategia di contenimento dei costi d’impresa, in poche parole sta avviando il processo di cassa integrazione. Come ben si comprende, la cassa integrazione è l’anticamera della delocalizzazione se non del licenziamento e quindi della definitiva perdita del posto di lavoro. Nei maggiori stabilimenti dell’azienda torinese sparsi per la penisola la realtà è univoca ed incontrovertibile: si sta attaccando la sicurezza del posto di lavoro e conseguentemente di vita dei lavoratori. Da Mirafiori a Melfi, passando per Pomigliano d’Arco e finendo a Termini Imerese la situazione è pressoché identica ed omogenea. A Mirafiori la cassa integrazione è prevista per una settimana a settembre, una ad ottobre ed una a novembre; per Termini Imerese si prospettano una settimana ad ottobre ed una a novembre; per Melfi, dove si assembla la Grande Punto che tanti profitti ha garantito ai discendenti di Agnelli, una settimana ad agosto, una a settembre, una ad ottobre ed una a novembre; infine per Pomigliano d’Arco una settimana a settembre, una ad ottobre ed una a novembre. L’azienda privata torinese che per anni ha ricevuto sovvenzionamenti statali onerando non troppo indirettamente quei lavoratori precedentemente licenziati, oggi vive una fase calante attribuita dai suoi dirigenti alla congiuntura economica. La medicina che i padroni o gli amministratori dei colossi del capitalismo propongono è sempre la stessa: far pagare la crisi o la flessione dei profitti ai lavoratori. L’attuale amministratore delegato della Fiat Marchionne ribadisce con forza la necessità di queste manovre di contenimento dei costi d’impresa. Vien quasi da sorridere, se la situazione non fosse oggettivamente preoccupante, ricordando le parole di elogio che qualche tempo fa l’ex presidente della Camera Bertinotti riservava a questa figura nuova del capitalismo nostrano. Al “compagno” Bertinotti, imbevuto di un gandhismo ipocrita ma anche delle sirene inebrianti degli scranni del potere borghese, bisognerebbe ricordare che Marchionne rappresenta un valido tutore degli interessi dei padroni ed un altrettanto zelante aggressore dei diritti dei lavoratori. Non c’è altro modo per difendere i diritti dei lavoratori che la mobilitazione unitaria di essi con tutti gli sfruttati della società, senza lasciarsi ingannare da una presunta benevolenza di qualche padrone. A questo proposito citiamo le parole di uno di quelli che potrebbero identificarsi come un rappresentante dell’intellighenzia borghese; Marco Ponti, professore di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, ha affermato in occasione della vicenda Alitalia le seguenti parole: “… non ho mai visto tigri vegetariane e non conosco nessun uomo d’affari disposto a perdere soldi sull’altare dell’italianità”. Che il professor Ponti abbia scavalcato a sinistra l’ormai pensionato (“beato lui che una pensione ce l’ha” verrebbe da dire) subcomandante Fausto ?!?. Temiamo di sì. (Claudio Mastrogiulio)




















