Alitalia
I lavoratori non pagheranno per i padroni!
Claudio Mastrogiulio
In un giorno di fine agosto il governo Berlusconi IV ha presentato il piano Fenice, un piano di “salvataggio” della compagnia di bandiera Alitalia. Durante la campagna elettorale, mentre Berlusconi promette che la cosiddetta “italianità” dell’azienda non sarebbe stata intaccata, Prodi effettua con uno degli ultimi atti del proprio nefasto (per i lavoratori) governo un “prestito ponte” da 300 milioni di euro per permettere all’Alitalia di evitare un immediato fallimento e l’apertura delle procedure concorsuali. I francesi dell’Air France non acquistano l’azienda, Berlusconi vince le elezioni ed è di fatto costretto a mantenere la parola data circa l’italianità della compagnia di bandiera. Quello che Berlusconi non aveva spiegato durante la populistica propaganda che lo ha portato a Palazzo Chigi erano le modalità attraverso cui sarebbe arrivato a realizzare i suoi intenti. Come da facile pronostico per chi osserva la realtà attraverso le lenti chiarificatrici della lotta di classe a pagare la crisi di Alitalia, il suo “risanamento” e la preservazione della sua “italianità” sono i lavoratori. Il piano Fenice ha infatti decretato la nascita di una cordata italiana capeggiata da Colaninno, Sabelli, Tronchetti Provera, Riva, Marcegaglia, Profumo e qualche altro nome meno noto del gotha del capitalismo italiano, chiamata Compagnia Aerea Italiana (Cai). Vi partecipa anche l’amministratore delegato della Banca Intesa/San Paolo, creditrice dell’azienda. Il piano Fenice presentato dal governo è molto semplice nella sua partigianeria padronale: viene etero - diretto il piano Cai che prevede l’acquisto per 400 milioni di euro di alcune attività di Alitalia e la fusione di quelle con la compagnia Air One di Carlo Toto che dovrebbe divenirne azionista. Tra esternalizzazioni e licenziamenti uscirebbero dalla Cai ben 5.500 lavoratori dipendenti. Altra questione centrale è la proposta padronale di introdurre in Alitalia le Rappresentanze unitarie dei Lavoratori (Rsu), una sorta di parlamentino eletto dai lavoratori che può trattare con l’azienda. Le regole previste per le elezioni danno un premio di maggioranza del 33% ai sindacati confederali e dunque concertativi. Con quelle regole i sindacati di piloti ed assistenti di volo, che raccolgono il maggior numero di iscritti tra il personale di volo, rischiano di contare molto meno di Cgil, Cisl e Uil. Le altre passività (i debiti) di Alitalia andrebbero collocate nella Bad Company, di matrice pubblicistica, destinata alla liquidazione. Dunque, i profitti andranno a rimpinguare le tasche già colme dei padroni ed i debiti saranno accollati sulle spalle dei lavoratori italiani. La realtà prospetta in modo migliore di ogni teorizzazione o speculazione ermeneutica la concretizzazione della divisione in classi della società e, soprattutto, il superamento d’ogni concezione idealistica circa uno stato presunto arbitro imparziale dei processi economici e sociali.




















