Partito di Alternativa Comunista

Breve cronologia di un mobbing

Corrispondenze dalla fabbrica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di denuncia di Emiliano Gisolfi, operaio metalmeccanico di Acerra ingiustamente licenziato, che ben testimonia la realtà delle condizioni di lavoro nelle fabbriche e il ricatto quotidiano cui gli operai sono sottoposti.

Breve cronologia di un mobbing

Tutto ha avuto inizio quando il settore logistico è stato privatizzato, nell’anno 2001, la F.M.A. S.p.A. di Avellino, ditta del gruppo Fiat, ha dato in gestione la logistica alla ditta C.R.M.-Logint S.r.l.. Il giorno 02/03/2001 fu trovata una scritta offensiva nei riguardi dell’azienda su di un manifesto che elogiava la produzione del duemilionesimo motore prodotto dall’azienda. Non avendo prove di chi fosse stato l’autore, mi fu presentata una lettera di contestazione perché, a detta del sig. Maglione Pompeo, al tempo nostro responsabile del personale, l’operaio C. G., allora assunto con contratto interinale, aveva testimoniato di avermi visto scrivere quella frase. Allora fui convocato per le giustificazioni senza avere la possibilità di essere accompagnato dal rappresentante sindacale, quindi le mie giustificazioni risultarono inutili e fu preso nei miei riguardi un provvedimento disciplinare di due ore di multa. Nei giorni seguenti trovandomi a parlare con il sig. C. G., a riguardo dell’accaduto egli mi disse le testuali parole : "mi hanno detto che se non incolpavo te non mi avrebbero fatto firmare il contratto". Il mio capo diretto, allora sig. Cucciniello Vincenzo insieme ai suoi diretti superiori hanno cominciato a rendermi la vita in fabbrica difficile, con continui spostamenti di mansione sempre più pesanti e pressioni psicologiche cercando di isolarmi dagli altri operai. (...)

Nonostante svolgessi il mio lavoro in maniera impeccabile, senza motivazioni né scritte, né verbali, mi venivano assegnate mansioni sempre più pesanti in postazioni nelle quali non potevo comunicare con i miei colleghi a meno che non avessi dovuto lasciare le postazioni stesse, mi si obbligava a non muovermi e a chiedere il permesso anche di andare in bagno. Nonostante tutto ciò mi logorava moralmente, spiritualmente e fisicamente, svolgevo i miei molteplici ruoli con diligenza realizzando molti record di produzione, in quanto, colpito nell’orgoglio, mi sentivo in dovere di dimostrare che non ero come dicevano loro, "un cattivo operaio". Tutto questo può essere testimoniato dagli operai miei colleghi con i quali ho lavorato per tanti anni.

Con il passare del tempo tutta questa situazione di stress emotivo e fisico, anche perchè il nostro lavoro si svolge su tre turni e non consente fisicamente di avere la possibilità di un adeguato riposo, mi ha portato in uno stato di depressione ed ansia come testimoniano le documentazioni mediche sia private che delle A.S.L.. Nonostante l’azienda fosse a conoscenza di questo, come anche la maggior parte degli operai, venivano adottati nei miei confronti, da parte dei miei superiori, comportamenti molto provocatori e di umiliazione, nell’intento di provocare una mia sconsiderata reazione al fine di licenziarmi. (...) Il giorno 28/09/2006 ho avuto una lettera di cambio mansione e di trasferimento presso i capannoni dell’officina satellite della C.R.M.-Logint S.r.l. che si trova in via Torrette di Mercogliano ad Avellino, che è stato da me impugnato tramite un avvocato, senza successo. Questa decisione aziendale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. (...) Il periodo di malattia è durato all’incirca sei mesi dopo ciò, per non rischiare di superare i termini del comporto delle malattie, il giorno 17/04/2007 sono tornato al lavoro presso la C.r.m.-Logint S.r.l. in via Torrette di Mercogliano ad Avellino, dove mi è stata assegnata una nuova mansione, vale a dire di affiancamento ad un operaio della ditta Logi-Service, consistente nell’assemblaggio di pompe iniezione, lavoro che già conoscevo e già svolto da me in passato negli anni dal 1995 al 2001. Dopo soli due giorni di affiancamento mi è stato comandato di montare questi pezzi. Senza fare una piega ho cominciato il mio lavoro. Circa dopo un mese di lavoro nella postazione assegnatami, il giorno 04/05/2007 ho accusato dolori alla schiena ed al braccio sinistro per cui mi sono fatto accompagnare in ospedale dove mi è stato riconosciuto un infortunio sul lavoro. Successivamente l’I.N.A.I.L. non ha riconosciuto quest’infortunio ed ha tramutato i miei giorni di assenza in malattia. (...) Sono ritornato al lavoro il giorno 13/06/2007, ma il mio nuovo capo diretto sig. Nappi Gianluca mi ha intimato di uscire dalle officine, perché così comandatogli, in quanto non avevo presentato il documento di chiusura dell’infortunio, documento che mi era stato trattenuto dal medico dell’I.N.A.I.L. (...) Il giorno 18/06/2007 ho ricevuto una lettera dell’I.N.A.I.L. contenente due documentazioni con le quali nello stesso giorno mi sono presentato nuovamente sul posto di lavoro. Consegnate queste carte al mio capo diretto sig. Nappi Gianluca, egli mi ha detto che non potevo essere ammesso in fabbrica, sempre perché non avevo consegnato un documento di chiusura d’infortunio. (...) Da questo momento in poi in officina mi è stata fatta nuovamente ed ancora più aggressivamente una pressione psicologica fino a sfociare in lettere di contestazione, prima di tutto inappellabili ma soprattutto aventi contenuti falsi e calunniatori verso la mia persona. (...)

Il giorno 17/07/2007, presentandomi regolarmente al lavoro ho trovato fuori della portineria della C.R.M.-Logint s.r.l. il sig. Monaco Carlo insieme al mio capo diretto sig. Nappi Gianluca e un impiegato sig. Aquino con l’aiuto dei due vigilanti di turno che piantonavano l’entrata intimandomi di non poter entrare e di andare via perché non potevo essere ammesso in fabbrica perché sospeso dal lavoro. Spiazzato e senza sapere cosa fare ho chiamato personalmente i due rappresentanti sindacali (che sono a conoscenza di questi fatti), ma purtroppo avevano il loro telefono cellulare spento. Il giorno 18/07/2007 mi è stata notificata una lettera di sospensione cautelare non disciplinare di sei giorni con effetto immediato. Nello stesso giorno 18/07/2007 mi sono recato regolarmente al lavoro perché non mi erano chiari i termini della sospensione. (...) Ho subito impugnato il licenziamento e fatto ricorso al giudice del lavoro tramite l’Art.700; è stato riconosciuto l’ingiustificato motivo, ma a tutt’oggi 19/02/2008 ancora non sono stato riammesso al lavoro (Acerra, 19/02/2008).

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