Fiat di Pomigliano
Ristrutturazione o serrata toyotista?
Intervista a Mimmo Mignano, Rsu Cobas licenziato per motivi politici
a cura di Valerio Torre
Agli inizi dello scorso mese di dicembre, Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat[1], ha presentato – prima a Romano Prodi e quindi ai vertici di Cgil, Cisl e Uil – un piano di ristrutturazione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco dell’ordine di 110 milioni di euro. Il piano prevede la chiusura dell’impianto per due mesi a partire dallo scorso 7 gennaio per predisporre imponenti adeguamenti tecnologici. Nel periodo di stop produttivo tutte le maestranze saranno avviate, a spese dell’azienda, “ad un pesante intervento di formazione”[2], e non vi sarà alcun carico alle casse dello Stato poiché tutti gli oneri retributivi e contributivi saranno sostenuti in proprio dall’impresa.
All’ovvio sostegno del governo centrale[3] e di quello regionale[4], si è aggiunto quello entusiastico delle burocrazie sindacali[5] e della c.d. sinistra radicale[6]. Dunque, per due mesi la fabbrica chiude, gli operai vengono “mandati a scuola” a spese dell’azienda che paga pure gli stipendi senza ricorrere alla cassa integrazione. E, alla ripresa, torneranno a lavorare in un ambiente tecnologicamente più avanzato … sembra un sogno. Ma è davvero così? Ne abbiamo parlato con Mimmo Mignano[7]. Rsu Cobas a Pomigliano, licenziato solo poche settimane fa con l’accusa di aver preso parte ad un’iniziativa di sostegno allo sciopero generale del 9 novembre svoltasi davanti ad una concessionaria Fiat e di avere in quell’occasione usato frasi ingiuriose nei confronti dell’azienda e dei suoi dirigenti. In realtà, il licenziamento – che è stato impugnato – ha lo scopo di allontanare uno dei più influenti e combattivi dirigenti sindacali nella fabbrica napoletana, primo eletto come Rsu.
Il caso vuole che quest’intervista cada oggi, 7 gennaio, proprio nel primo “giorno di scuola” per gli operai e dello stop produttivo previsto dal piano Marchionne. Ce ne vuoi parlare?
Questo è un piano truffa con cui si tenta di nascondere il fallimento produttivo ed impiantistico di Pomigliano. Nel 2003 ci fu un accordo di programma tra Fiat, regione Campania e Stato, da cui l’azienda ha ottenuto circa 3 miliardi di euro di finanziamenti per l’ammodernamento tecnologico e per l’assetto produttivo del segmento C, cioè per la produzione della nuova Alfa 149: oggi però – è ufficiale – quest’auto in uscita non verrà prodotta a Pomigliano, ma tra un anno uscirà dagli stabilimenti di Cassino.
Ma non c’è solo questo dietro il piano aziendale. Il piano Marchionne prevede il cambiamento di ruolo non solo materiale, ma anche morale e psicologico, per i lavoratori che non hanno mai accettato il supersfruttamento dettato dalle metriche e dai ritmi del lavoro. Contro il Tmc2[8], ad esempio, ci furono anni fa scioperi con punte di adesione dell’80-90%.
Con questo piano Marchionne vuole piegare i lavoratori, sottomettendoli a nuove metriche del lavoro come il Vcm, che aumenta sempre di più lo sfruttamento alle catene di montaggio fino al raddoppio dei ritmi ed abbassa il costo del lavoro.
La Fiat sta vivendo un periodo di crisi che vuole scaricare sui lavoratori sottomettendoli alle sue esigenze e ricattandoli.
Qual è l’atteggiamento dei sindacati rispetto al piano aziendale?
I sindacati confederali si sono “arresi” e adeguati a questo piano, illudendosi che possa funzionare e portare frutti, ma in realtà illudendo i lavoratori perché l’azienda vuole solo piegarli.
Io credo che nello stabilimento di Pomigliano sia in atto una “guerra” di lunga durata, perché ci sono tutte le condizioni perché il piano Marchionne possa essere respinto dai lavoratori che qui hanno una grande tradizione di lotte. Pensa che questa è l’unica fabbrica dove non è passato il sabato lavorativo. Ritengo che Pomigliano possa essere come il Vietnam fu per gli Usa: noi vogliamo resistere, come quando si è applicato il Vcm, contro cui ci sono stati scioperi con adesioni del 90-100% ed il blocco completo della linea dell’Alfa 159. Penso che alla ripresa dell’attività, dopo la formazione, i lavoratori si accorgeranno che il piano serve solo ad aumentare i ritmi e non accetteranno di vedere aumentato il proprio sfruttamento o di venire a lavorare il sabato e la domenica.
Per questo, i sindacati di base non debbono pensare di fare il “quarto sindacato”, non debbono sedere al tavolo delle trattative insieme a Cgil, Cisl e Uil, ma lottare perché solo costruendo un sindacato di classe ci può essere una speranza per i lavoratori.
Pensi che dopo il rientro in fabbrica ci saranno licenziamenti, chiusure di reparti, conseguenze sull’indotto?
Io ritengo che il piano Marchionne sia questo: liberarsi innanzitutto dei lavoratori anziani, come già sta accadendo, e poi di quelli “ribelli”; l’intenzione è di chiudere reparti storici, come la lastrosaldatura e la finizione, che è fondamentale per verificare eventuali difetti alle auto. Il problema, come ho già detto, è la crisi produttiva: la 147 è a fine produzione, la 159, entrata in produzione un anno e mezzo fa, non si vende. Se non ci fosse stata questa crisi, la Fiat non avrebbe mai chiuso quest’impianto per due mesi: il disegno è di indottrinare i lavoratori a nuove regole, tenere lo stabilimento a basso regime per un anno e poi partire con un’altra produzione in un impianto ridimensionato. Se l’idea è, come pare, la produzione a Pomigliano di auto di lusso, che richiede una bassa produzione giornaliera, ciò significa migliaia di licenziamenti fra la fabbrica e l’indotto.
Parlaci della tua esperienza dopo il licenziamento.
È la seconda volta in un anno e mezzo che sono stato licenziato: ovviamente, le motivazioni sono politiche, perché io ed altri compagni lottiamo contro lo sfruttamento in fabbrica, contro i sabati lavorativi, per migliorare le condizioni e la sicurezza sul lavoro. Insomma, una piccola storia.
Importante, però, perché rappresenta il segno di una storia più grande che riguarda tutti i lavoratori. E noi ti esprimiamo la nostra solidarietà e ti siamo vicini.
[1] Il “capitalista buono”, secondo una definizione cara a Fausto Bertinotti; “un autentico socialdemocratico”, come lo ha definito Piero Fassino!
[2] Così spiega una nota ufficiale della casa automobilistica.
[3] Prodi: “La fabbrica si trasforma in scuola e la Fiat riqualificherà i macchinari con investimenti ingenti. È una straordinaria opportunità, una sfida capace di produrre una svolta”
[4] Bassolino: “Formare le giovani generazioni operaie è un fatto molto importante”.
[5] Rinaldini (Fiom): “La sfida di Marchionne è positiva e deve coinvolgere le strutture sindacali”.
[6] Gabriele (Prc, assessore al lavoro della regione Campania): “Abbiamo tutta la volontà e l’orgoglio di affiancare in ogni modo questo piano d’investimento”
[7] Molti ricorderanno Mimmo tenere un applauditissimo ed appassionato intervento all’assemblea che, come Pc-Rol, facemmo a Roma il 22 aprile 2006 per annunciare la scissione dal Prc.
[8] Si tratta di un metodo di misurazione del tempo di esecuzione del gesto lavorativo, quindi della quantità di produzione che ogni addetto deve obbligatoriamente fare nel turno di lavoro (pena il licenziamento per scarso rendimento), a prescindere dalla differenza di genere, dall’età e dalle condizioni psicofisiche, poiché ci si riferisce a un lavoratore astratto, sempre sano, asessuato e senza età.




















