Il corsivo del mese
Appuntamento al cinema
Rubrica semiseria sul centrismo ad uso dei cinefili di sinistra
Valerio Torre
Avete voglia di passare la serata guardando un buon film ed evitando di incappare in uno dei soliti “cinepanettoni” natalizi di De Sica-Boldi-Pieraccioni? Niente paura: la redazione culturale di Progetto Comunista ha pensato a voi e vi consiglia quest’oggi due autentiche chicche, che spiegano assai bene che cos’è il centrismo[1].
Un uomo solo al comando
Sul sito web di Radio Radicale è disponibile il film dell’apertura del congresso fondativo del Pcl con la relazione introduttiva di Marco Ferrando.
La pellicola, di scarsa qualità tecnica, ha però il pregio di squarciare finalmente il velo di clandestinità che i dirigenti di quel partito hanno fatto calare sull’avvenimento più importante della vita di un’organizzazione politica, che per di più ama definirsi “comunista”: la sua nascita. Difatti, se l’intenzione di un partito comunista in formazione è quella di aggregare militanti e quadri intorno ad un programma quel programma – contenuto di solito nei documenti su cui si apre la discussione congressuale – dovrebbe essere fatto conoscere ai più ampi settori ai quali quell’organizzazione intende rivolgersi. Ed invece, nel caso di specie, nessuna traccia dei testi per il congresso è stata fatta circolare. Né il sito web del Pcl, né il suo bollettino ultrasemestrale, davano notizie: non solo dei documenti, ma addirittura della celebrazione del congresso stesso.
Eppure, quel velo di clandestinità era stato, seppure sporadicamente, rotto dalle esternazioni del leader, che, godendo di buoni rapporti con la stampa, ha fatto “irrompere” sulla scena politica un’armata immaginaria di 3000 iscritti[2]. Invece, l’impietoso obiettivo della camera mostra ai piedi dell’accigliato leader un parterre plaudente che, fra delegati ed invitati, sfiora le 100 presenze: che, in virtù del rapporto delegati/iscritti ridimensionano a circa un decimo quelle legioni.
Tuttavia, il bello della sceneggiatura del film che vi stiamo consigliando non sta tanto nei numeri, quanto nei temi trattati: dalla “proiezione esterna” del Pcl sulla base di un “programma” e di una vagheggiata “saldezza di principi” (che nessuno conosce ma la cui genericità ha favorito l’ingresso di gruppi anche di maostalinisti[3], oltre che la presentazione di emendamenti tesi a sopprimere il concetto di dittatura del proletariato in favore di una più accettabile “rivoluzione democratica per costruire una società socialista” ed a rendere “volontaria” la contribuzione dei militanti che peraltro, da statuto, non saranno tenuti, almeno fino al 2009, al versamento di quote, alla stregua dei simpatizzanti: dai quali resteranno perciò indistinti[4]); all’assenza, salvo un genericissimo richiamo alla vocazione internazionale del Pcl, di ogni riferimento alla necessità della costruzione di un’Internazionale rivoluzionaria dei lavoratori, cioè del partito mondiale della rivoluzione.
Non vogliamo anticiparvi qui gli altri profili della relazione introduttiva per non togliervi il gusto di scoprirli da soli vedendo l’appassionante film: ma non possiamo esimerci dallo svelarvi l’inatteso ed emozionante finale, quando l’entusiasta platea, dopo aver ascoltato per un’ora la “luminosa guida”, dimenticando di essere ad un congresso di sedicenti trotskisti prende ad intonare il canto “Bandiera rossa” invocando una guida ancor più luminosa: Mao Tse Tung!
A proposito: il film s’intitola “Un uomo solo al comando”, scritto, diretto ed interpretato da Marco Ferrando[5].
I due compari
L’altro film che vogliamo consigliarvi è invece disponibile sul sito di Sinistra Critica e narra la storia[6] di un aspirante giardiniere amante delle rose a nome Franco Turigliatto che un destino avverso strappa alla serena vita del giardinaggio per proiettarlo in una noiosa aula parlamentare.
Le prova tutte il povero Franco per lasciare gli scranni del Senato e tornare fra le sue dilette rose, fino a farsi espellere da quel partito la cui linea politica ha sempre (criticamente, beninteso) appoggiato, fin anche dopo l’espulsione: tanto è generoso d’animo! Ma a nulla valgono i suoi sforzi: costretto dagli eventi a sacrificare la sua vera passione per una triste vita al servizio della borghesia e del suo programma antioperaio ed antipopolare, continua a votarne (criticamente, s’intende) ogni provvedimento[7]. Finché, non potendone più, trova la quadra: venuto a conoscenza che a casa Prodi si è liberato il posto di giardiniere, si fa umilmente avanti. Ed il buon Prodi lo accoglie a braccia aperte, chiedendogli solo di sostenerlo nella sua battaglia di fine d’anno contro il Cavaliere nero Berlusconi, votando (criticamente, beninteso) la manovra economica del governo. Detto fatto, anelante a ricongiungersi alle sue amate rose, il Nostro esce dall’aula[8] quando si vota il Dpef, approva invece il decreto sul “tesoretto” e tutto intero il collegato alla finanziaria; ed alla fine, sulla manovra complessiva di bilancio, non partecipa al voto[9].
Happy end! Alla fine il bene trionfa e braccia rubate al giardinaggio potranno essere infine più utilmente impiegate nella serra di casa Prodi.
Il film si basa tutto sulla voce narrante del noto cantastorie Salvatore Cannavò, il cui merito, oltre a tramandare ai posteri le vicende politiche dell’amico di sempre Turigliatto, è quello di sedere su di uno scranno nell’altro ramo del parlamento, da cui, in perfetto sincronismo con il Nostro, alterna il proprio voto contrario quando l’altro vota a favore. Del resto, bisogna comprenderlo: Cannavò non ama le rose. E poi, Prodi non avrebbe potuto assumere pure lui.
Questa peculiarità, però, ha tratto d’impaccio i produttori rispetto al titolo da dare al film: scartato “Oltre il giardino” per la netta opposizione degli eredi di Peter Sellers[10], che ritenevano inimitabile l’interpretazione del loro congiunto del ruolo di Chance Giardiniere, è parso appropriato intitolarlo “I due compari”.
Bene: non resta che augurarvi buona visione!
[1] Che, nella tipica definizione leniniana, è la tendenza ad oscillare fra l’opportunismo riformista e la posizione rivoluzionaria.
[2] Così il manifesto del 23/12/2007. Ferrando, peraltro, come abbiamo ripetutamente segnalato nei nostri testi (v., da ultimo, il puntuale corsivo di Franco Crisecci sul nostro sito web), ha un’insospettata disposizione verso la matematica creativa e la manipolazione dei numeri: grazie a queste doti, il Pcl – perlopiù assente dalle più importanti lotte sociali italiane – straordinariamente moltiplica sui giornali i suoi iscritti di settimana in settimana.
[3] Dopo pochi mesi subito fuorusciti insieme a consistenti pezzi del nascente partito.
[4] Abbiamo fortunosamente letto i testi “clandestini” del congresso, dai quali emerge la propensione alla costruzione del partito “a tappe”, secondo i più classici canoni menscevichi: non sarà questa la ragione della segretezza dei documenti congressuali?
[5] Il produttore aveva in mente di intitolarlo “Il numero è potenza!”: titolo che, però, presentava l’evidente difetto di avere un retrogusto di … Ventennio.
[6] Su cui come PdAC ci siamo molte volte intrattenuti: per approfondimenti si vedano gli articoli sul nostro sito web.
[7] Dal rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan, ai famosi “12 punti” di Prodi (comprendenti tra l’altro l’impegno a proseguire la Tav – che per un piemontese non è proprio un bel modo di mettersi in “connessione sentimentale” col suo popolo! – ed il rilancio di tutte le politiche di guerra del governo Prodi, ivi compresa la costruzione della base militare di Vicenza, nonché la riforma – poi approvata col famoso protocollo – delle pensioni), dal decreto sul “tesoretto” fino ad arrivare alla recentissima finanziaria, come diciamo di seguito nel testo.
[8] Per il regolamento del Senato la non partecipazione al voto equivale a voto favorevole!
[9] V. nota precedente.
[10] Che interpretò quel meraviglioso film nel 1979, un anno prima di morire prematuramente.




















