Gli accordi di luglio e il no della Fiom
La deriva inarrestabile della Cgil
Francesco Doro*
La storia del maggior sindacato
di sinistra italiano è costellata di politiche di compromessi e di arretramenti.
Gli ultimi 15 anni sono stati segnati dalla famosa politica dei redditi
iniziata con gli accordi del luglio ’93, che ha inaugurato una nuova fase
sindacale in cui i costi del risanamento del bilancio statale e della crisi
capitalistica sono stati scaricati interamente sui lavoratori, sui pensionati e
sulle masse popolari. Nei fatti si è assistito ad una lunga stagione di accordi
e di rinnovi contrattuali, siglati al ribasso, che
hanno posto un grosso freno alle potenzialità di mobilitazione e di
lotta della classe lavoratrice.
Se la cosiddetta “concertazione”
ha, di fatto, segnato un forte arretramento per tutto il mondo del lavoro salariato, la Cgil,
con la firma dell’accordo sulle pensioni del 20 luglio 2007 e della successiva
intesa del 23 luglio sul mercato del lavoro (trattati in maniera approfondita
in altri articoli di questo numero), compie ora un salto di qualità
abbandonando definitivamente la “via concertativa” e aprendosi la strada verso
un modello sindacale aziendalistico e corporativo, tanto ambito dalla stessa
Cisl e dal padronato.
Il referendum sul protocollo d’intesa: il no della Fiom, le posizioni della Rete 28 Aprile
Il comitato centrale della Fiom Cgil ha respinto le intese
a larga maggioranza, 125 voti contro 31 e 3 astenuti. Un fatto di notevole
importanza, che rafforza l’opposizione alla politica economica e sociale del
governo; un evento purtroppo frenato dal fatto che la sigla dei metalmeccanici
si sottometterà alla "disciplina" della Cgil. La Fiom non mette in discussione
le modalità di svolgimento della consultazione referendaria che avrà luogo
dall’8 al 10 ottobre, e che prevedibilmente registrerà un risultato
plebiscitario a favore del Sì: i dirigenti Fiom che presiederanno le assemblee
illustreranno la posizione delle segreterie confederali. Un atteggiamento che
impoverisce la posizione assunta e indebolisce la battaglia contro i famigerati
accordi di luglio, costringendo la
Fiom, a referendum ultimato, a piegarsi alla Cgil.
La Rete 28 aprile e Lavoro e Società, la prima in minoranza, la
seconda facente parte della maggioranza di Epifani, hanno ribadito che daranno
invece indicazione esplicita nelle assemblee di votare contro gli accordi di
luglio. La Rete
28 aprile ha inoltre proposto la costituzione di Comitati per il No, senza
tuttavia avanzare la chiara parola d’ordine della rottura dei lavoratori col
governo confindustriale e con i partiti di sinistra che lo sostengono,
Rifondazione in
primis. Per la Rete
28 Aprile è inevitabile ora compiere un "salto di qualità": è
necessaria una più ferma e chiara opposizione alla linea di Epifani, avente
come assi centrali la decisione di presentare un documento alternativo a quello
della maggioranza al prossimo congresso della confederazione, rilanciando
l’indipendenza e l’autonomia nei confronti dei governi. Ma la natura lideristica
della Rete, basata sul consenso e non sulla democrazia operaia, limita
fortemente la possibilità di far crescere un dissenso organizzato all’interno
della Cgil.
Respingiamo gli accordi di luglio, costruiamo lo sciopero generale!
I Comitati per il No non devono limitarsi alla denuncia
degli accordi di luglio, ma organizzare il controllo dei lavoratori sulla
consultazione e far crescere nei luoghi di lavoro la necessità di organizzare
dopo il 12 ottobre, al di là dell'esito del referendum, la battaglia per contrastare
l'attacco governativo, costruendo lo sciopero generale contro il governo e il
padronato.
Il passo successivo deve essere quello di contrapporre al
modello sindacale aziendalistico e corporativo, un altro modello sindacale
rivendicativo e conflittuale, indipendente dal governo e dal padronato.
Al “disegno organico del governo” dobbiamo contrapporre un
altro disegno organico: la mobilitazione per una vertenza generale, sulla base
di una piattaforma unificante, che stringa attorno alla classe operaia, in un
vasto fronte unitario di lotta, i giovani e le masse popolari, nella
prospettiva di un’alternativa di classe, per un governo dei lavoratori.
(20 settembre 2007)
*Comitato direttivo regionale Fiom Veneto;
coord. reg. Rete 28 aprile




















