Lotte e mobilitazioni
a cura di Michele Rizzi
Roma
Circa 6000 antifascisti hanno sfilato a Roma contro il ritorno della violenza fascista, che è tornata a colpire dopo alcuni mesi la capitale. Infatti, a Villa Ada, una cinquantina di fascisti, armati di spranghe e bastoni, assaltava i presenti alla rassegna annuale dell’Arci, “Roma incontra il mondo”, scatenando la reazione antifascista romana con un corteo che è sfilato per il quartiere Trieste-Salario, inneggiando a “Renato, Dax, Aldro e Carlo” con un chiaro monito alla feccia nera della capitale.
Torino
Ancora immigrati protagonisti della repressione del governo Prodi-Bertinotti. Oggi è la volta di un immigrato gay, Ahmed K., espulso dal governo italiano perché senza documenti e contrario alla istanza per il diritto d’asilo presentata dall’Arcigay di Torino. Adesso, Ahmed sarà rimandato in Marocco e “grazie” al governo Prodi ed al ministro rifondarolo, Paolo Ferrero, sarò recluso dal governo marocchino, perché in Marocco, come in altri Paesi con governi reazionari, l’omosessualità è reato, punibile da sei a cinque anni di reclusione.
Milano
Gli avvenimenti degli ultimi mesi a Milano, che ha visto protagonista in negativo la polizia municipale, i famosi “ghisa”, nella caccia alla comunità Rom e non solo, ha una precisa veste giuridica. Si chiama decreto legislativo 30 del 2007, del Governo Prodi, che recependo la normativa europea a riguardo, prevede che la repressione antimmigrati venga estesa anche agli immigrati comunitari che non abbiano mezzi di sostentamento sufficienti dimostrabili. In sostanza, grazie a questa direttiva Ue recepita dal Governo Prodi e dal ministro Prc, Ferrero, la polizia municipale milanese scorazza per la città a caccia soprattutto di Rom che portati all’ufficio anagrafe, dovranno dichiarare i dati anagrafici e la disponibilità economica, con grosso rischio di espulsione. L’assessore alla sicurezza del Comune di Milano, De Corato di An, supportato dal governo nazionale di centrosinistra, ha suonato la carica per la caccia ai Rom milanesi.
Genova
Mentre il processo sulle violenze delle forze di polizia contro i manifestanti del G8 di Genova, si risolverà in un’ennesima bolla di sapone, cominciano a fioccare le prime condanne proprio di chi quelle violenze ha subito. E’ il caso di Valerie Vie, attivista di Attac France, condannata, da sentenza, a cinque mesi di carcere, in un processo lampo, per aver “assaltato la zona rossa”, mentre la Vie ha soltanto evitato il pestaggio, aggrappandosi alla rete metallica di Piazza Dante. Sintesi della vicenda giudiziaria: cinque mesi di carcere per aver evitato le botte della sbirraglia!
Brema (Germania)
Continua la mobilitazione degli operai della fabbrica Daimler Chrysler di Brema contro l’introduzione del nuovo sistema salariale, denominato Aqr, che per tanti lavoratori ha come diretta conseguenza un energico abbattimento dei salari e dei diritti. La protesta era cominciata nella fabbrica DaimlerChrysler di Marienfeld a Berlino, dove qualche mese fa gli operai hanno pesantemente contestato l'Aqr. Successivamente i lavoratori DaimlerChrysler di Marienfeld avevano organizzato uno sciopero spontaneo contro l'introduzione del nuovo regime salariale che va a ledere diritti acquisiti da anni, pesantemente attaccati dal Governo Cdu-Spd del cancelliere Merkel. La mobilitazione si estesa anche allo stabilimento di Brema, dove la mobilitazione continuerà fino al ritiro dell’Aqr.
Roma
Il 10 Luglio sono state consegnate al Presidente della Camera, Bertinotti, le migliaia di firme raccolte nella campagna nazionale “acqua bene comune” che ha mobilitato tantissimi attivisti e comitati di lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua. Il Partito di Alternativa comunista, che ha dato il suo contributo al successo della campagna, facendo parte sin dall’inizio del Comitato promotore nazionale, valuta positivamente il successo della mobilitazione ed invita le organizzazioni ed i comitati che sono stati impegnati in questi mesi a non abbassare la guardia e continuare la vertenza fino alla completa ripubblicizzazione dell’acqua, non avendo alcuna fiducia in cambiamenti legislativi da parte dello stesso governo che ha prodotto il decreto Lanzillotta e la privatizzazione decentrata.




















