Immigrati: no al ddl Amato Ferrero!
Per la costruzione di una grande mobilitazione unitaria
Enrica Franco
I lavoratori stranieri in Italia sono ormai numerosissimi, in gran parte si tratta di operai, braccianti e badanti. Non si possono quindi trattare i problemi della classe operaia senza una particolare attenzione alle questioni riguardanti l’immigrazione. La speranza riposta da molti nel governo di centro-sinistra per l’abolizione della legge Bossi-Fini è completamente svanita di fronte al disegno di legge delega presentato da Giuliano Amato e Paolo Ferrero in aprile e appena approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni.
Il Ddl appare subito, anche ai più temerari ottimisti, come una semplice integrazione alla Bossi-Fini. Non solo non si scorge alcuna rottura col passato, ma addirittura le poche modifiche apportate ci riconducono direttamente alla Turco-Napolitano. Dobbiamo notare inoltre che al momento si tratta di enunciazioni molto vaghe e che qualsiasi stravolgimento durante la discussione parlamentare è non solo possibile ma addirittura auspicabile secondo i due ministri, non vogliamo neanche immaginare di cosa sia capace la maggioranza bipartisan che si potrebbe creare in questa circostanza. Oltre al contenuto è molto criticabile anche la forma che si è scelta per affrontare il tema dell’immigrazione: il disegno di legge delega ha dei passaggi molto lunghi, dovrà prima essere approvato dal parlamento e successivamente verrà modificato dal governo in un testo di legge vera e propria, di fatto nulla cambierà fino almeno al 2009, ammesso che il governo per quella data sia ancora in piedi! Naturalmente questa scelta è stata fatta per annunciare alcune blande modifiche che possano tenere buoni gli elettori e contemporaneamente per spostare più in là possibile qualsiasi discussione sul tema che potrebbe mettere in difficoltà l’attuale maggioranza. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio cosa dovrebbe cambiare secondo i ministri Ferrero e Amato.
Dettagli significanti
Ai primi punti c’è la modifica della programmazione dei flussi di ingresso che diventerà triennale con possibili modifiche annuali, in realtà anche con la Bossi-Fini le programmazioni dei flussi venivano modificate in corso d’opera tramite decreti, quindi si tratta di una modifica puramente di facciata. Il dato reale è che si continua a parlare di flussi di ingresso in base alle esigenze degli imprenditori italiani, la visione dell’immigrato come lavoratore a basso costo e ricattabile non viene assolutamente intaccata. Permangono le famigerate liste alle quali i lavoratori dovrebbero iscriversi nei loro paesi d’origine e alle quali i padroni dovrebbero fare ricorso per assumere manodopera: è un metodo che non ha mai funzionato in alcun paese del mondo (a questo proposito ci diverte far notare al ministro Ferrero che i suoi progetti riguardo i lavoratori immigrati coincidono con quelli del presidente Bush!), di solito gli imprenditori assumono gli stranieri che vengono in Italia muniti di un permesso turistico. La novità però c’è e sta nei nuovi criteri di ammissione a queste liste: oltre alla qualifica professionale, servirà anche conoscere la lingua italiana ma soprattutto condividere pienamente i valori sui quali si basa la Repubblica italiana! Viene poi reinserita la figura dello sponsor già presente nella Turco-Napolitano, di solito si tratta di un padrone che garantisce per il lavoratore che andrà a lavorare presso la sua azienda, ma c’è anche la possibilità per un immigrato benestante di auto-sponsorizzarsi per un anno grazie al proprio patrimonio bancario! Non c’è che dire, davvero una visione di classe del nostro ministro comunista! Come se non bastasse vengono agevolati gli ingressi per gli immigrati altamente qualificati, creando così due canali differenziati per gli operai e per i facoltosi.
Una legge al servizio dei padroni
Gli unici aspetti che potrebbero apparire di buon senso, sono il raddoppio in fase di rinnovo del permesso di soggiorno che eviterà qualche fila agli stranieri, la proposta di concedere il diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati residenti da molti anni e l’opportunità di lavorare nella pubblica amministrazione. Dobbiamo purtroppo far notare che la proposta di concedere il diritto di voto era già presente nel disegno di legge Turco-Napolitano e venne stralciata in fase di approvazione in quanto vennero sollevati diversi dubbi sull’anticostituzionalità di tale norma. E anche per quanto riguarda il lavoro nella pubblica amministrazione se ne parlava già nella Turco-Napolitano ma la questione venne bloccata da cavilli giuridici e temiamo che anche questa volta possa fare la stessa fine.
Le ultime chicche del ddl sono i rimpatri che saranno resi più “umani” e stessa sorte toccherà ai Cpt che non verranno chiusi ma “umanizzati”, che sollievo per gli immigrati rispediti nelle loro terre o rinchiusi nelle carceri-Cpt!
In conclusione si tratta, come abbiamo visto, di poche modifiche, la Bossi-Fini non viene minimamente intaccata e del resto anche tornare alla Turco-Napolitano sarebbe stata una sciagura! La visione dell’immigrato resta quella di uno schiavo che entra in Italia per lavorare e se ne torna a morire di fame quando scade il contratto, questo comporta ovviamente la massima ricattabilità sul posto di lavoro che ricade su tutta la classe lavoratrice, anche sui lavoratori italiani.
Per questo è fondamentale lavorare quotidianamente alla costruzione di un’unità politico-organizzativa tra i lavoratori italiani e quelli immigrati; perché solo costruendo una grande unitaria sarà possibile contrastare queste politiche e persino portare a casa qualche risultato; perché i lavoratori italiani ed i lavoratori immigrati hanno molti nemici in comune.




















