Partito di Alternativa Comunista

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Sanità e mercato

Ancora passi in avanti nello smantellamento della Sanità pubblica

 

Sabrina Pattarello

 

Il massacro di un settore tanto cruciale e delicato quale la sanità pubblica si compie silenziosamente, giorno dopo giorno, e non passa attraverso il decreto Bersani sulle liberalizzazioni (che tuttavia introduce la privatizzazione delle farmacie).
Le strade intraprese sono altre, e prendono l'avvio dalle proposte del ministro della Salute Livia Turco, che apre di fatto l'ingresso al libero mercato nelle stanze degli ospedali.

 

Da tagli di posti letto e project financing...

 

C'è carenza di strutture sanitarie ed ospedaliere di base, e gli ospedali - in mancanza di strutture pubbliche in grado di garantire le cure a lungo termine, considerate ormai troppo onerose per essere erogate dal pubblico - vengono supportati da cliniche e ambulatori convenzionati e privati,  con costi di accesso difficilmente sostenibili da un lavoratore o un pensionato, che vedono così discriminato su basi di classe l'universale diritto all'assistenza sanitaria e alla salute. Quegli stessi lavoratori e pensionati sono stati chiamati a contribuire a sostegno della sanità pubblica con l'introduzione del tanto discusso ticket sulla diagnostica, il cui destino ancora non è chiaro: verrà revocato? Quando?  In quali regioni?
Dal canto loro queste ultime, dopo la delega statale in materia di sanità, con il vincolo operante del pareggio di bilancio, sempre più spesso si affidano al  project financing per la costruzione di nuove strutture e il ripristino di vecchi edifici: il singolo imprenditore o la cordata che si fa carico di sostenere le spese di realizzazione - senza peraltro sottostare all'obbligo di stabilire una precisa destinazione d'uso dell'immobile - riceve in cambio per svariati anni gli ingenti guadagni che derivano dalla sua diretta gestione.
Questo si spinge fino all'estremo della cogestione privato-pubblico delle strutture ospedaliere, come si prefigura nel nuovo ospedale in via di costruzione a Mestre, dove agli azionisti privati - oltre ai guadagni derivanti dalla gestione di servizi collaterali quali parcheggi, aree commerciali e lavanderie - spetteranno per 24 anni i proventi della gestione di reparti fondamentali  quali radiologia, neurologia e laboratorio di analisi. Si opererà quindi in nome di una logica di profitto, privilegiando l'erogazione di prestazioni remunerative, a scapito della qualità e dell'essenzialità di altri tipi di cure, più dispendiose ma altrettanto indispensabili alla salute.

 

...a prestazione di lavoro privato in struttura pubblica

 

La privatizzazione mascherata, di tipo per così dire verticale (Stato-Regione-direttore generale dell'Asl, cui sono affidati i cordoni della borsa della sanità a livello locale) è fiancheggiata e sostenuta da una privatizzazione orizzontale ancor più subdola, che va ad investire il variegato universo degli addetti sanitari, dal primario, passando per l'infermiere, fino al personale di supporto appaltato a cooperative.
Un medico cui è data la possibilità di svolgere attività privata intra-moenia (all'interno dell'ospedale o in cliniche convenzionate) ed extra-moenia (in uno studio privato) non ha interesse alcuno a favorire il servizio pubblico. Anche il personale infermieristico tende a voler rientrare nell'attività intra-moenia a supporto del medico che la pratica per motivi di ordine pecuniario, e in ciò viene favorito da accordi aziendali tarati sul brevissimo periodo, che nel mentre permettono al lavoratore di guadagnare qualche centinaio di euro annui in più, contemporaneamente a lungo termine contribuiscono a sgretolare l'intero sistema sanitario pubblico. Nel nuovo contratto dei medici in via di definizione, a sostegno del quale i camici bianchi sono recentemente scesi in piazza, si porrà all'ordine del giorno la riduzione del salario diretto per consentire (e incentivare) l'attività privata, a tutto detrimento di quella pubblica: la Cgil, schierata a fianco dei medici, dimostra poca lungimiranza, se non cattiva fede.
Il PdAC si schiera nettamente a favore di un sistema sanitario pubblico di qualità, accessibile alle classi meno abbienti e più svantaggiate, la cui gestione sia affidata in modo avveduto e responsabile direttamente al personale medico e paramedico e agli utenti, configurato sulle reali esigenze di cura e salute e non sulla sete di profitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

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