Morti sul lavoro
Una vera (e impunita) mattanza
Michele Scarlino
"È assurdo che si debba
morire sul lavoro. E, aggiungo io, per salari bassi, talvolta indecenti".
E' con queste parole che il primo maggio scorso Giorgio Napolitano ha reso
"giustizia" alle morti bianche sul lavoro. Se non ci fossero lavoratori morti
di mezzo, farebbero sorridere (amaramente) tutti gli accorati appelli dei vari
politici italiani, da Napolitano a Bertinotti, da Fassino a Fini, da D'Alema a
Casini, che si battono contro "la piaga degli infortuni sul lavoro". Insomma le
morti sul lavoro sono una vergogna. Bravo Napolitano, fai bene a dirlo. Peccato
che Napolitano, da buon borghese, dimentichi che lui è l'autore, ad esempio,
della legge che porta il suo nome (la Turco-Napolitano,
appunto) che ha reso gli immigrati ricattabili, quindi uomini senza diritti,
sfruttabili e mansueti, ad uso e consumo del padroncino di turno.
I signori ed i signorotti che
oggi piangono "lacrime amare" e celebrano i morti sul lavoro sono gli stessi
che hanno precarizzato il mondo del lavoro (con il pacchetto Treu il
centrosinistra e con la legge 30 il centrodestra), gli stessi che hanno reso
clandestini (con la
Turco-Napolitano prima e con la Bossi-Fini poi) gli immigrati
e che hanno in concreto creato le condizioni ottimali affinché gli infortuni
moltiplicassero in maniera impressionante com'è avvenuto dal 2000 ad oggi.
Qualche numero del fenomeno
Quella
delle morti bianche è una realtà sotterranea, spesso relegata nelle cronache
dei giornali locali, ma che vista nel suo insieme assume le caratteristiche
dell'emergenza. Dall'ottobre 2003 all'ottobre 2006 ci sono state 5252 morti sul
lavoro (dati Eurispes). In assoluto il maggior numero di morti si sono avuti in
Emilia Romagna e Lombardia, regioni dove c'è maggiore impiego di forza lavoro.
Il dato interessante è che proporzionalmente il maggior numero di morti si ha
al Sud, in particolare in Molise, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e
Campania. Quindi nei posti dove maggiore è la disoccupazione ed il lavoro sommerso,
sottopagato e con lavoratori ultra sfruttati, dove è presente la precarietà lì
è maggiore il numero degli incidenti. Il maggior numero di vittime si ha
nell'edilizia e nei trasporti e l'85% degli incidenti avviene in ditte che
lavorano in subappalto.
Tra i lavoratori quelli più
colpiti sono gli immigrati (hanno tra le loro fila il triplo degli infortuni),
i giovani tra i 18 e i 34 anni (contribuiscono per circa il 50% degli incidenti)
ed i precari che negli ultimi anni hanno raddoppiato il numero degli infortuni.
Da questi dati si evince che gli
infortuni e gli incidenti sono favoriti dal lavoro nero, dalla precarietà,
dallo sfruttamento e dalla clandestinità degli immigrati, dal lavoro minorile,
oltre che, ovviamente, dal risparmio (o dall'assenza) sulle misure di sicurezza,
dalla mancata informazione dei lavoratori sui rischi della mansione che stanno
svolgendo e dalla faciloneria di molti padroni e padroncini locali.
Ad oggi non c'è in Italia un
testo unico che tuteli la salute dei lavoratori. Ci sono diverse norme (Dpr
547/55, Dpr 303/56, Dlgs 277/91, Dlgs 626/94 ecc) che affrontano in modo
disorganico la questione. Inoltre c'è da considerare che queste norme, già
ambigue ed insufficienti, sono spesso derogate (in peggio) a normative regionali
e comunali. Ad aggravare la situazione arriva la proposta contenuta nel
"pacchetto Bersani" che, tra le altre cose, propone di esternalizzare i
controlli sui macchinari e sugli ambienti di lavoro, questo ad ulteriore
scapito della già precaria sicurezza dei lavoratori.
La mattanza va fermata subito con una vertenza generale di tutti i lavoratori
Come abbiamo visto da parte del
governo, a parte i bei discorsi ed i vari proclami di rito, non c'è la benché
minima volontà di risolvere il problema. Non è una questione di "volontà" da
parte di questo o di quel politico. Il problema è di classe: un governo (sia di
destra sia di sinistra) che fa gli interessi della borghesia non può
salvaguardare gli interessi dei lavoratori e, tra questi, nemmeno la loro salute.
Voler realmente salvaguardare la salute significherebbe: abolire le leggi
precarizzanti, abolire le leggi contro gli immigrati, aumentare le norme di
sicurezza (che per l'impresa sono un costo) e così di seguito. Un governo
rappresentante della classe padronale non si adopererà mai per salvaguardare la
salute dei lavoratori.
Ancora una volta il destino della
classe lavoratrice dipende dai lavoratori stessi: solo con una vertenza
generale dei lavoratori sostenuta dallo sciopero generale contro il governo ed
il padronato si può migliorare la situazione ridando dignità ai lavoratori.
Nelle aziende devono essere
assicurati corsi di formazione per i delegati alla sicurezza e per tutti i
lavoratori sui rischi del lavoro che svolgono. Deve essere assicurato il controllo
dei lavoratori sulle aziende sanitarie (Spisal) e sui medici aziendali. Per un
lavoro che sia dignitoso e sicuro sciopero generale contro il governo.




















