Un esempio storico
Il peronismo negli anni Quaranta
Nell'articolo
principale di questa edizione affermiamo che la politica del governo Chavez non
rappresenta nessuna novità storica e che somiglia a ciò che fecero il peronismo
argentino, il Pri messicano o i partiti del nazionalismo arabo, seppure in
questo caso con maggiori limitazioni. Abbiamo detto anche che una parte
importante della politica chavista è originata dalla necessità di controllare
in modo ferreo le mobilitazioni del movimento di massa, per evitare che
trabocchi oltre gli argini dello Stato borghese, e che ciò avviene attraverso
l'assoggettamento dei sindacati allo Stato e costruendo un partito
burocraticamente centralizzato attorno a un leader.
Un
periodo della storia argentina illustra chiaramente come viene perseguito
questo obiettivo di controllare e disciplinare le masse da parte di una
direzione borghese. Il peronismo considera come sua "data di nascita"
il 17 ottobre del 1945, quando una mobilitazione di massa liberò il colonnello
Peron, già ministro del lavoro in un governo militare imprigionato da altri
settori di quel governo. La mobilitazione fu convocata da vari dirigenti
sindacali, tra questi Cipriano Reyes, degli alimentaristi.
Successivamente,
questi dirigenti sindacali formarono il Partito Laburista che fu la base della
prima vittoria elettorale peronista, nel 1946. Ma, dopo il trionfo, Peron,
benché fosse stato il primo iscritto del laburismo, dissolse quel partito e
creò il Partito Giustizialista, rigidamente disciplinato attorno alla sua
direzione personale. Contemporaneamente, incarcerò e torturò diversi dei
principali dirigenti laburisti che si opponevano a quello scioglimento, come lo
stesso Cipriano Reyes, che rimase per sette anni in carcere. Il fatto è che,
nonostante l'appoggio leale alla sua candidatura e al suo governo, il Partito
Laburista rappresentava per Peron un pericoloso processo di organizzazione
operaia indipendente.
Per
parte sua, la Cgt
(Confederazione Generale del Lavoro) fu incorporata come "ramo sindacale"
del Partito Giustizialista, a fianco del "ramo politico" e del
"ramo femminile". Tutti quei dirigenti sindacali che non poterono
essere cooptati nel partito o nel governo, e per questo mantenevano qualche
elemento di indipendenza (fossero di sinistra o burocrati), furono espulsi
dalle categorie sindacali e dalla direzione generale del sindacato, e
rimpiazzati da una corrotta sfilza di agenti fedeli al governo.
E'
quanto successe, per esempio, con la direzione di sinistra della Fotia (operai
dello zucchero di Tucuman), dopo uno sciopero. O con Luis Gay, dei telefonici,
un altro dei fondatori del Partito Laburista, obbligato a rinunciare alla
segreteria generale della Cgt, nel 1948, per difendere la "autonomia"
del sindacato. Viceversa, l'esponente di spicco di questi agenti fedeli al
governo divenne José Espejo, un dirigente quasi sconosciuto del sindacato degli
alimentaristi, che assunse il ruolo di segretario generale, nel 1949, e
mantenne questo incarico fino al rovesciamento del peronismo, nel 1955. Una battuta
dell'epoca diceva che era stato scelto perché era "un buono specchio del
governo."
Ci
sembra che l'attuale situazione venezuelana abbia molti punti di somiglianza
con quella dell'Argentina di quel periodo: rafforzato dalla sua recente
vittoria elettorale, Chavez ha deciso di procedere verso un ferreo controllo
dei sindacati. La definizione di "controrivoluzionari" che utilizza
per chi si oppone all'ingresso nel Psuv o difende la "autonomia
sindacale" della Unt prelude forse al trattamento che a essi riserverà,
similmente a quanto fece Peron con Cipriano Reyes?
(traduzione di Francesco Ricci)




















