Il contratto dei metalmeccanici
Una mediazione al ribasso
Francesco Doro*
Passa al voto referendario l'ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto
Il 29, 30 e 31 maggio si è tenuta la consultazione
referendaria sull'ipotesi di piattaforma definita da Fim Fiom e Uilm per il
rinnovo contrattuale 2007. Il contratto è da rinnovare sia nella parte
salariale che nella parte normativa ed interessa 1.600.000 lavoratori del
settore dell'industria privata.
La piattaforma
presentata dai sindacati confederali è sostanzialmente in linea con la politica
concertativa che ha contraddistinto i rinnovi contrattuali firmati da Cgil,
Cisl e Uil in questi anni, sia per quanto riguarda la parte salariale che
quella normativa.
Questa ipotesi di
accordo viene definita: "un ulteriore momento di sintesi unitaria"; in sostanza
dopo gli accordi per il rinnovo del biennio economico sottoscritti nel gennaio 2006,
la Fiom, in fase di trattativa con Fim e Uilm, ha ripiegato di volta in volta
su posizioni più moderate in virtù di un'apparente unità sindacale.
La parte salariale
La proposta avanzata
sul piano salariale è sostanzialmente insufficiente: l'aumento è di 117 euro
lordi al 5° livello che scendono a 101 (67 netti) al 3° livello (dove è
inquadrata la maggior parte dei lavoratori del settore), a questi vanno ad
aggiungersi 30 euro mensili per 13 mensilità, che si sommeranno ai 130 euro
annuali del "mancato premio di risultato" concordati nell'intesa del 2006.
Questa richiesta non è in grado di salvaguardare il potere d'acquisto
dei salari, perso a causa degli accordi concertativi derivati dalle politiche
dei redditi perpetuate in questi anni.
Dati forniti dall'Eurispes evidenziano che il
padronato aumenta i profitti grazie, ai bassi salari, all'aumento delle
produzioni aziendali e alla riduzione del costo del lavoro per unità di
prodotto.
La richiesta avanzata
dalla sola Fiom nel 2001 durante la stagione degli accordi separati e
dell'avvio dei precontratti era decisamente più cospicua.
La parte normativa
Nella nuova piattaforma, nonostante si rivendichi che: "Il
rapporto di lavoro normale dell'industria metalmeccanica è il contratto di
lavoro a tempo indeterminato", si lascia spazio ad una serie di concessioni in
termini di flessibilità e precarietà in piena continuità con il precedente
contratto firmato per la parte normativa solamente da Fim e Uilm. Vengono
infatti recepiti dall'attuale piattaforma contrattuale pezzi di leggi
precarizzanti e sul mercato del lavoro (Pacchetto Treu e L.30) e sugli orari
(L.66). Vengono così previsti contratti di inserimento, di somministrazione di
manodopera a tempo determinato, c'è un ulteriore peggioramento per le
assunzioni di apprendistato, si prevede il superamento delle 40 ore settimanali
e turnazioni aggiuntive a fronte di maggiorazioni irrisorie. La normativa
riguardante la reperibilità lascia ampi margini di discrezionalità al
padronato. La percentuale di contratti a tempo determinato, fissata al 15%
sulla totalità dei lavoratori stabili, può essere ampliata in sede di
contrattazione aziendale.Sui livelli di inquadramento, si vuole applicare un
sistema che prevede 5 fasce in sostituzione alle attuali 7 categorie e
istituire a livello aziendale un sistema per la valutazione e confronto
retributivo e professionale (le famose pagelle), con modalità di trattative tra
Rsu e azienda: questa è un ulteriore deriva tesa a indebolire il contratto
nazionale anche sull'inquadramento, posizione fortemente sostenuta negli anni
soprattutto dalla Fim.
Per quanto riguarda l'ambiente e la sicurezza sul posto di
lavoro le proposte presentate sono deboli e risultano inefficienti per
contrastare la deregolamentazione e anarchia presente nei luoghi di lavoro,
dove le malattie professionali, gli incidenti e le morti sul lavoro sono in
continua crescita.
Il risultato del voto
Nonostante l'ipotesi di
piattaforma offra un quadro deludente, l'accordo è stato approvato grazie
all'operato delle burocrazie concertative. Secondo i dati definitivi, resi noti
da Fim, Fiom, Uilm, hanno partecipato alla consultazione referendaria 520.320
metalmeccanici, pari al 62,13% degli 837.506 lavoratori coinvolti. Secondo tali
dati, i Sì sono 450.052, pari all'88,22% dei voti validi. I No sono invece
60.105, pari all'11,78%, un dissenso non trascurabile tenuto conto della forte influenza
e pressione dei sindacalisti nei confronti dei lavoratori. Il dissenso si è concentrato
nelle fabbriche più combattive, come in Fiat Mirafiori dove l'accordo è stato
bocciato a larga maggioranza: qui gli operai sono stati protagonisti in questi
mesi di forti contestazioni ai leader di Cgil Cisl e Uil, al Governo e allo
stesso Bertinotti, fischiato e indicato come un traditore dai lavoratori.
Alla Fiat di Pomigliano
la mozione di bocciatura della piattaforma, presentata dallo Slai Cobas ha
ottenuto il consenso totale da parte dei meccanici riuniti in assemblea.
Contro ulteriori mediazioni al ribasso, per il rilancio di un accordo dignitoso
Ora si avvia il
negoziato con le controparti Federmeccanica e Assistal,
Unionmeccanica-Confapi e Associazioni Cooperative; una trattativa che si
presenta dura già in partenza per il forte significato politico che esprime il
rinnovo del contratto della categoria dell'industria più combattiva. La debole
proposta di partenza rischia di compromettere il risultato finale e di chiudere
perciò con un contratto ulteriormente ridimensionato. Per questo motivo i
lavoratori metalmeccanici si dovranno preparare alla mobilitazione e alla lotta
anche radicale, dovranno vigilare sull'operato delle burocrazie sindacali
perché non accettino mediazioni al ribasso su di una piattaforma già di per se
insufficiente.
E' necessario rilanciare
una vera democrazia nel sindacato e tra i lavoratori che metta al centro i
soggetti interessati nelle discussioni che li riguardano direttamente: la
salute e sicurezza nei posti di lavoro, gli orari, il salario, il modo di
produzione e la formulazione delle piattaforme contrattuali.
Solo così i lavoratori
potranno difendere i propri interessi contro quelli del padronato, potranno
veramente contrastare le derive concertative del sindacato, combattere le leggi precarizzanti, far emergere quello che ora è
diventata una vera emergenza: il potere di acquisto dei salari!
Queste sono le basi
minime per rilanciare una battaglia per la conquista di un contratto di lavoro
dignitoso!
*C. D. Fiom Cgil Veneto




















