Francia: elezioni presidenziali 2007
L'appuntamento è al "terzo turno", quello delle mobilitazioni sociali
Alberto Madoglio
Le elezioni presidenziali che si sono svolte in Francia, non hanno smentito i pronostici. Sarkozy è stato eletto presidente al ballottaggio, battendo la candidata socialista Royal.
Sarkozy e Royal: due facce della stessa medaglia
I due canditati hanno presentato
programmi sostanzialmente identici, rappresentando due versioni di un programma
borghese, tanto che entrambi hanno ricevuto il plauso della Confindustria
francese.
Ambedue hanno basato la loro
campagna elettorale su parole d'ordine xenofobe, minacciando l'uso
dell'esercito e della polizia per sedare eventuali sommosse nelle banlieue;
entrambi hanno proposto una riforma privatistica del sistema scolastico, una
riforma delle pensioni che prevede l'aumento degli anni di lavoro, una difesa
dell'Europa di Maastricht e del ruolo imperialista della Francia.
Come spesso accade, gli elettori
hanno preferito l'originale alla copia, e ciò spiega perché Sarkozy è risultato
vincitore. Ma solo in parte.
Al di là delle dichiarazioni
sulla sua "grandeur", la Francia è sì una potenza, ma con un ruolo minore
rispetto ad altre (Usa, Giappone, Germania, Gran Bretagna). La sua economia in
questi anni ha subito, come le altre, i colpi causati da una globalizzazione e
da una concorrenza sempre più marcate.
Ciò ha avuto come conseguenza
l'esplosione di crisi e di rivolte sociali che hanno avuto grande seguito tra
le masse. La vittoria del No al referendum sulla Costituzione Europea, la
rivolta delle banlieue, le imponenti manifestazioni contro il Cpe, fino
ad arrivare agli scioperi all'Airbus e alla Citroen di Aulnay (durato 6
settimane) sono stati solo alcuni esempi del modo in cui, nel paese, la crisi
si è manifestata.
La mancanza di una direzione
cosciente di queste lotte, che indicasse con chiarezza quale dovesse essere
l'obiettivo da raggiungere, l'assenza cioè di un partito rivoluzionario, ha
fatto sì che all'inevitabile riflusso di quei settori di giovani e lavoratori
che si erano spesi in prima persona in quelle lotte, si sia sommata la voglia
di "ordine e sicurezza" di quella parte di società spaventata dai vari focolai
di rivolta che si sono accesi nel paese.
In questo modo si spiega l'elezione di Sarkozy.
I partiti a sinistra del Partito socialista
I maggiori responsabili di questa
situazione sono i partiti collocati alla sinistra del Partito socialista, che
complessivamente hanno visto ridimensionato il loro peso elettorale. Vogliamo
qui analizzare il risultato elettorale delle due maggiori organizzazioni
dell'estrema sinistra transalpina Lutte ouvrière (Lo) e la Ligue communiste révolutionnaire
(Lcr), poiché per ciò che riguarda Verdi e Partito comunista, la loro disfatta
si spiega con l'avere, negli anni, indissolubilmente legato le loro sorti a
quella del Ps.
La Lcr ha ottenuto sicuramente un
buon consenso tra gli elettori. Ciò si spiega sostanzialmente col fatto che
negli anni è stata presente in un modo più "dinamico" nelle mobilitazioni, e
che il suo giovane candidato, Besancenot, ha impostato la campagna elettorale
dando un taglio movimentista che nelle urne è stato premiato.
Tuttavia la Lcr non rappresenta
una vera alternativa ai due poli borghesi. Da lungo tempo infatti si presenta come
il portavoce più conseguente del popolo "altermondista". La sua critica al
sistema capitalistico è rivolta più alle sue storture e aberrazioni che non
alla sua natura intrinseca. Il programma del suo candidato alle presidenziali
parlava genericamente di una società più giusta, in cui le risorse devono
essere meglio distribuite e i prezzi delle merci e dei servizi scambiati sul
mercato globale riequilibrati a favore dei paesi del terzo mondo. Nulla di
diverso da quello che per anni Bertinotti e soci in Italia hanno propagandato,
con quali risultati è sotto gli occhi di tutti.
Lutte ouvrière, al contrario, ha
subito una sonora "batosta", perdendo molti dei consensi ottenuti da questo
partito nel 2002. E' vero che quel voto era stato anche un referendum contro
Jospin, allora primo ministro socialista, di cui Lo aveva tratto i maggiori
benefici. Ma non si capisce come mai in cinque anni non sia stata capace di
capitalizzare questo consenso, soprattutto in una fase non certo di riflusso
delle lotte operaie e giovanili.
Ciò è dovuto al settarismo di
questa organizzazione, che l'ha portata a condannare i giovani che hanno
incendiato le periferie lo scorso anno, definendoli sbrigativamente
"islamisti", e a denunciare il carattere piccolo borghese delle mobilitazioni
studentesche contro il Cpe dell'aprile 2006. Invece di porsi alla testa di
questi movimenti, cercando di dar loro una direzione politica in un ottica anticapitalista
e socialista, ne è rimasta ai margini.
Se a questo aggiungiamo che il
suo programma elettorale aveva un'impostazione di fondo riformista (come si può
leggere nel suo sito web, in cui esplicitamente si afferma che le
rivendicazioni avanzate non hanno nulla di rivoluzionario!) e che, come la Lcr,
ha fin da subito fatto intendere che una vittoria della Royal sarebbe stato il
male minore (per il secondo turno entrambe hanno reso esplicita questa
impostazione, facendo appello a votare per la candidata del Ps), ecco che il
magro bottino elettorale non deve stupirci più di tanto.
Dalle elezioni francesi risulta
chiaro che la lotta per il partito rivoluzionario deve essere più che mai messa
all'ordine del giorno, e che sarà nel "terzo turno", quello delle mobilitazioni
sociali, che Sarkozy e le sue politiche potranno essere sconfitti.




















