Fioroni e l'istruzione: un ossimoro inaccettabile
Amaro resoconto dopo un anno di politiche classiste
Claudio Mastrogiulio
Considerazioni generali sulla scuola
Una delle eredità maggiormente
utopistiche che qualche sessantottino ci ha lasciato in dote era quella secondo
cui la scuola potesse in qualche modo configurarsi come una sorta di oasi in
mezzo al deserto. Dopo cinquant'anni di regime democristiano ed una quindicina
di quello che i politologi borghesi chiamano seconda repubblica, si è potuto
osservare che questo tipo di considerazioni avessero la pregnanza paragonabile
al solo pensiero della riformabilità del sistema nel suo insieme; vale a dire
vicina allo zero. Questo abbozzo di analisi è frutto della lineare
consequenzialità che va a delineare un determinato sistema economico-sociale in
tutte le sue sfaccettature; e la scuola è una di queste. Merita infatti di
essere inserito nel novero delle utopie irrealizzabili il progetto di poter
avere sotto i nostri occhi, in una società strutturata secondo la cinica e
squallida suddivisione in classi: una scuola in cui si possa usufruire di una
reale ed equa possibilità di apprendere ed insegnare senza inutili ed
abbondanti affanni; una scuola in cui non si tagli ad ogni rintocco di
finanziaria il numero del personale non docente; una scuola in cui non ci sia
una precarizzazione selvaggia nei confronti degli insegnanti, vale a dire di
coloro i quali rappresentano il fulcro dell'istruzione; una scuola in cui gli
stanziamenti per il miglioramento dell'edilizia vengano aumentati anziché
essere puntualmente diminuiti. In poche parole risulta impossibile pensare che
possa esistere una scuola pubblica propriamente detta se lo Stato non risponde
alle necessità del pubblico e delle classi sociali meno abbienti.
Al contrario, impernia le sue
controriforme sul progressivo ingresso del privato nelle scuole e, da ciò,
sulla conseguente trasformazione delle stesse in aziende private modellate
secondo i diktat del padronato locale. Sembrerebbe questo, agli occhi di chi si
affaccia per la prima volta nel panorama politico italiano, un quadro
apocalittico e probabilmente acuito nelle sue vicissitudini dal solito
comunista disfattista, sospettoso ed ipercritico. Purtroppo, per gli studenti
figli di salariati e per i lavoratori del mondo scolastico, questo tipo di
resoconto è una lucida presa di coscienza per quel che riguarda l'attualità.
Qualche nota sulla controriforma appoggiata dalla "sinistra radicale"
Quanto detto sopra è stata
soltanto una breve introduzione oltre che sull'approccio che è necessario far
proprio nei confronti di una delle tante sovrastrutture del capitalismo durante
il suo dominio, anche su quello che è il portato eccezionale per quel che
concerne i connotati di classe della riforma Fioroni. Nell'ultima Finanziaria
"lacrime e sangue" del governo Prodi faceva un irritante capolino, con tutta
l'aggressività che ben si confà ad un governo di fronte popolare innestato da
solchi di ideologia reazionaria, il capitolo scuola. Si è delineato quindi un
periodo di sostanziale continuità rispetto al precedente ministro espressione
del governo berlusconiano, con una pletora di leggi che ha costituito e tuttora
costituisce uno dei più importanti attacchi alla scuola pubblica della storia
dell'Italia a regime liberal-borghese. Si pensi ad esempio alla progressiva
riduzione del personale non docente che si va a configurare nel più globale e
complesso attacco del governo Prodi al lavoro salariato in tutte le sue diverse
peculiarità. Un ulteriore punto su cui è fondamentale porre l'accento e
l'attenzione è l'aumento degli alunni per ogni classe, situazione che è
inequivocabilmente collegata alla diminuzione delle cattedre e, di conseguenza,
al processo di precarizzazione selvaggia che si sta osservando nel mondo della
scuola. Una considerazione ancor più attenta meritano le condizioni in cui
versano gran parte degli edifici scolastici pubblici italiani; una situazione
fortemente e dolosamente aggravata anche da parte di quest'ultima espressione
ministeriale del potere borghese con la totale insufficienza per quel che
riguarda gli stanziamenti all'edilizia scolastica. Indubbiamente legato a
quest'aspetto è la totale immoralità dei finanziamenti alle scuole che chiamano
"parificate", vale a dire alle scuole private vicine al clero o a qualsivoglia
gruppo di potere più o meno riconosciuto. Basti pensare soltanto all'ultimo
finanziamento di 150 mln di euro alle scuole private che, secondo il ministro a
cui stanno a cuore le sorti della "famiglia", sono stati necessari per andare
incontro "alla gravità della situazione in cui esse versavano".
Ma il clou della riforma della scuola voluta da Fioroni è la
trasformazione della scuola pubblica in una fondazione. Questa mutazione
comporta numerose conseguenze tra cui è necessario ricordare l'ingresso
inesorabile nei consigli dei vari istituti scolastici delle imprese private, le
quali, faranno ovviamente quanto in loro potere per accrescere i propri
profitti a discapito del livello occupazionale e soprattutto del livello
culturale della scuola stessa. Altre importanti conseguenze sono: la
polarizzazione incentrata sul ritorno alla scuola di classe per quel che
riguarda il "doppio canale" di morattiana memoria, il quale viene assolutamente
mantenuto così come era stato strutturato durante il governo precedente. E'
inoltre possibile riscontrare la totale insufficienza di norme che regolino il
rapporto di alternanza lavoro-scuola; questo accade nel più ampio ed a lungo
termine progetto del potere di assicurarsi oltre ad una futura classe dirigente
a sua immagine e somiglianza, anche una futura classe lavoratrice abituata sin
dal momento della primissima formazione ad essere sfruttata ed a non vedere
riconosciuti i propri diritti.
Risulta chiaro che un tale
progetto di destrutturazione della scuola pubblica deve trovare un'opposizione
caratterizzata da una radicalità netta. La quale può essere offerta solo da un
partito, come il PdAC, le cui prospettive non si fermano alla contingenza di
una mera conquista transitoria ma arrivano a prefigurare un'alternativa di
società e di sistema.




















