Dopo un anno di governo Prodi...
Intervista a Claudio Lupo, volontario di Emergency e membro dei comitati contro la base Usa a Vicenza
a cura di Riccardo Bocchese
Intervistiamo Claudio Lupo, volontario di Emergency e promotore del comitato "No Dal Molin" della Valle Agno, uno dei numerosi comitati del movimento di Vicenza contro la nuova base Usa. Quali sono le tue valutazioni sull'operato del governo Prodi per quanto riguarda la vicenda del rapimento di Hanefi e dell'assenso alla nuova base a Vicenza?
Per
quanto riguarda il caso Hanefi, Emergency chiede da oltre 70 giorni al governo
italiano atti pubblici, ufficiali ed impegnativi, che riconoscano le
responsabilità italiane: silenzio.
Si
sostiene un sedicente "governo democratico dell'Afganistan" e, pur avendo
collaborato e sostenuto finanziariamente con 50 milioni di dollari l'attuale
sistema giuridico afgano, si tollera il rifiuto di elementari diritti umani. Se
non fosse per il dramma, l'operato di questo governo diventa comico quando si compiace
della presenza dell'alleato Karzai a Roma in luglio per inaugurare la
conferenza sulla "giustizia".
Riguardo
Vicenza, poi, l'assenso alla nuova base è perfettamente in linea con un governo
che, dichiaratosi contro le guerre in campagna elettorale, ha rifinanziato
missioni militari, aumentato le spese militari ed inviato in Afghanistan (sempre
in missione di pace) carri armati Dardo, elicotteri da combattimento Mangusta ed
altri soldati. Chiamarlo tradimento mi sembra corretto.
Nonostante la fiducia data a Prodi ed ai suoi dodici punti, e nonostante il voto alla finanziaria, ritieni che la componente governativa Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica possano ancora rappresentare una speranza per il movimento contro la guerra?
Non
si è contro la guerra perché si appartiene ad un partito di sinistra. Nessuna
dichiarazione di principio é all'altezza di quello che sta avvenendo; siamo in
una guerra, ma si ostinano a chiamarla "missione di pace" e, mentre siamo
preoccupati per i bombardamenti che colpiscono civili, i cacciabombardieri
della Nato, della "nostra" Alleanza militare in Afghanistan, operano con 1200
azioni di bombardamento a settimana.
Queste
evidenze non fanno nascere speranze per il movimento contro la guerra; semmai le
speranze nascono dalla consapevolezza della necessità per l'umanità di fermare
le guerre.
Le ultime dichiarazioni di Gino Strada e la decisione di ritirare i medici dall'Afghanistan hanno esposto Emergency a numerose e spesso pesanti critiche. La "base" di Emergency ha condiviso questa decisione? L'associazione sta resistendo compatta a quest'esposizione mediatica?
Il
capo dei servizi di sicurezza afgani Saleh ha definito Emergency un'organizzazione
"che sostiene i terroristi ed i membri di Al Qaeda in Afganistan"; il governo
Karzai ha fatto di tutto per espellere Emergency dall'Afganistan, sino a
mandare la polizia nei nostri ospedali e minacciando (e dando seguito alle
minacce): siamo stati costretti ad andarcene. Questa decisione non è stata solo
condivisa, ma anche sofferta da tutti i volontari sparsi sul territorio
nazionale, che hanno seguito i progetti e le storie umane, che conoscono i nomi
delle vittime curate da Emergency.
In
queste settimane ho partecipato, anche fuori regione, ad alcuni incontri
pubblici legati a movimenti di lotta di cui Emergency condivide i contenuti ed
ho sempre ritrovato grande solidarietà, quando non vero calore umano, parlando
con la gente. Questo, insieme con una profonda convinzione che un mondo senza
guerre è necessario, ci unisce e ci protegge dall'epidemia mediatica.
Pregi e limiti del movimento "No Dal Molin" di Vicenza...
Da
13 anni Emergency cura le vittime dei conflitti armati, tutte, mettendo vicini
esseri umani che prima si facevano la guerra e che si ritrovano, dall'incontro diretto
con la guerra e coi suoi disastri, ad avere un unico obiettivo: rifiutare la
guerra e tutto ciò che ad essa è collegato. Questa situazione è percepibile
all'interno del movimento: persone di diversa provenienza storica, culturale,
politica e sociale si ritrovano unite nel rifiutare la logica di violenza che
avvolge i rapporti fra gli esseri umani e che ha portato le guerre ad essere la
sostanza dei rapporti internazionali.
Questo,
che ritengo un pregio, è stato elevato ad un livello superiore mettendo in rete
altri movimenti e realtà di lotta sia a livello locale sia nazionale; un valore
aggiunto che potrà portare, se ulteriormente potenziato, ad una crescita di
democrazia e ad un diverso significato della parola politica, non limitata alla
sua rappresentanza.
Il
movimento "No Dal Molin" può soffrire di tutti i limiti dei movimenti: credo
stia ad ogni singola persona che si ritrova a farne parte prendere coscienza di
questo e costruire un percorso che possa garantire non solo il risultato della
lotta specifica, ma anche il radicamento nella società di principi di
partecipazione che possano portare ad un diverso atteggiamento nei confronti
dei beni comuni e dei diritti universali di ogni uomo.




















