Davanti ai cancelli di Mirafiori
E ora? Sciopero generale!
Giuliano Dall'Oglio*
Nel mese scorso c'è stato un
grande sciopero alla Fiat Mirafiori, che è culminato nella decisione, da parte
dei sindacati, di indire uno sciopero generale. Questa decisione è in netta
contrapposizione con le voci di una (presunta) ripresa del settore, sbandierata
tanto dall'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne quanto dai
media borghesi, che vogliono coprire la crisi del settore automobilistico in
Italia.
Mirafiori, cuore pulsante di
Torino e simbolo della Torino che lavora, subisce gli effetti della crisi del
settore automobilistico, che da anni si sta spostando in luoghi dove la
manodopera costa meno, come ad esempio nei Paesi dell'Est, cosa che ha portato
a un periodo di stagnazione occupazionale nella città (nel senso che il lavoro
non lo vedi manco guardando con il telescopio).
Opinioni raccolte davanti ai cancelli di Mirafiori
Siamo andati a vedere che aria
tira tra gli operai di Mirafiori, anche per parlare della loro situazione:
davanti ai nostri occhi è apparso un diffuso sentimento di scoramento e
demoralizzazione da parte degli operai, con cui siamo riusciti a scambiare
qualche parola.
Abbiamo parlato con un operaio di
mezz'età iscritto al sindacato Fiom-Cgil che rifletteva, in maniera
malinconica, sulle tante conquiste ottenute da anni di lotte come ad esempio la
riduzione dell'orario di lavoro, la maggiore sicurezza sul posto di lavoro e i
piccoli aumenti di stipendio ottenuti durante gli anni; si è inoltre parlato
anche della questione legata al Tfr (trattamento di fine rapporto), in
relazione al quale il PdAC ha promosso in tutta Italia la costituzione di comitati
contro lo scippo del Tfr.
Riguardo a questo argomento,
abbiamo notato una buona presa di posizione da parte degli operai, secondo cui
i soldi derivanti dal Tfr, che dovrebbero andare a finire nei fondi pensione,
alla fine saranno "presi" dai sindacati in combutta con i padroni. Continuando
la conversazione con l'operaio, è emerso che i sindacati sono impantanati e
che, ora come ora, chi lavora lo fa per dieci; in aggiunta, è risultato enorme il
calo di posti di lavoro avvenuto a Mirafiori: infatti venti anni fa circa 40 mila
persone lavoravano lì, mentre ora ne sono rimaste solo 12 mila.
Ritornando a parlare di Tfr, gli
stessi operai ammettono che c'è poca informazione e che quella poca che c'è è
abbastanza confusa; un operaio, con grande sfiducia nei sindacati, ci ha anche
parlato dei tipi di fondi pensione messi in piedi per assorbire il Tfr: tra
questi c'è il Cometa.
Il funzionamento dei fondi è ignorato dalla gran parte dei lavoratori, l'unica
cosa che intuiscono è che una buona parte dei soldi affidati a questo fondo
finiranno nelle casse dei sindacati, che guadagneranno molto da questa truffa
legalizzata.
Parlando con un'operaia aderente
ai Cobas e chiedendole se non fosse l'ora di occupare lo stabilimento, lei ha
affermato che sarebbe la cosa migliore ma che le principali confederazioni sono
amiche del padrone.
L'esito del referendum e gli scioperi
Un doveroso accenno deve essere
fatto ad altri avvenimenti che hanno scosso il territorio torinese: anzitutto,
il voto al referendum sulla piattaforma proposta da CGil-Cisl-Uil, che ha visto
nelle Carrozzerie il voto contrario di circa l'83% dei lavoratori; questo fatto
è indicativo della necessità di una nuova piattaforma che sia indipendente
dagli interessi dei padroni e dalle cricche sindacali.
Inoltre, la succursale torinese
della Thyssen Krupp, famosa acciaieria che ha qui in Italia la sua "sede
centrale" a Terni, ha bloccato per diverse ore Corso Regina Margherita a Torino:
questo gesto eclatante è dovuto alla minaccia di chiudere lo stabilimento che
dà lavoro a centinaia di persone. Unica nota stonata, l'accordo raggiunto
all'assemblea degli operai della Pinifarina, ovvero l'accettazione dei 630 euro
di premio produttività proposti dall'azienda: questa può rappresentare una
"vittoria di Pirro" per i lavoratori della fabbrica grugliaschese ma l'offerta
dell'azienda era di 52 euro (una vera elemosina).
In generale, comunque, la situazione nelle fabbriche
torinesi è "calda", nonostante lo scoramento dovuto alla delusione
nei confronti delle burocrazie sindacali: gli scioperi che hanno percorso Mirafiori,
oltre che tante fabbriche del Piemonte, parlano da soli. La partecipazione è
stata ampia, accompagnata da cortei interni e presidi nelle strade. Le
assemblee hanno dato voce alla richiesta degli operai: sciopero generale contro
la riforma delle pensioni.
La ricetta per uscire dalla crisi in cui sono impantanate
diverse fabbriche c'è ed è quella della nazionalizzazione senza indennizzo e
sotto controllo operaio ma per fare ciò ci vuole un "governo di tute blu" che
sappia pianificare l'economia e porre fine a questa situazione di sfruttamento dell'uomo
sull'uomo.
*PdAC, Torino




















