Dopo Family day e Conferenza sulla famiglia...
Costruiamo l'opposizione al governo Prodi e al Vaticano!
Pia Gigli
L'offensiva politica delle gerarchie vaticane già portata avanti con l'attacco al referendum sulla legge 40, con la messa in discussione della legge 194 e con i diktat ai politici sulla legge sui Dico, si è rinnovata nel "Family day" il 12 maggio in piazza S. Giovanni a Roma. Per l'occasione sono state mobilitate centinaia di parrocchie, si è attivato quell'associazionismo e movimentismo cattolico a forte stampo ideologico ed economicamente potente che ha colto il momento opportuno per esercitare, con la forza della piazza, la propria pressione sull'intero schieramento politico. Si è realizzata infatti in quella occasione una convergenza tra la destra reazionaria e i centristi teodem al governo che ha evidenziato la piena disponibilità di gran parte del governo Prodi a subordinarsi ai diktat vaticani, a fronte della flebile e inconseguente critica "anticlericale" della componente laica del governo che contemporaneamente organizzava a piazza Navona una manifestazione di qualche centinaio di partecipanti.
Il significato politico del Family Day
La
manifestazione del "Family day" ha espresso un no deciso alla proposta di legge
sui Dico - già frutto di un compromesso al ribasso - che a questo punto non
verrà mai approvata, e senza mezzi termini ha ribadito la contrarietà a qualsiasi
riconoscimento "pubblico" delle unioni tra omosessuali. Si è voluto affermare
la centralità della famiglia "naturale"come istituzione basilare della società,
risorsa portatrice di sviluppo economico e, nelle forme associate, di
"sussidiarietà" contro uno statalismo "inefficiente e oneroso". Questa famiglia
investita di "sacralità" direttamente da Dio, come propagandano le gerarchie
cattoliche, diventa "soggetto economico" nel gioco del mercato capitalistico,
in sostituzione dello stato nell'erogazione dei servizi pubblici,
dall'educazione, alla sanità, al campo dell'assistenza ai più "poveri".
Dalla
manifestazione è partito un appello ai politici e al parlamento a riconoscere e
"sostenere" (finanziariamente, si intende) questo ruolo.
E
infatti si è stabilito un filo diretto tra la piazza del Family day e i tavoli
della "Conferenza Nazionale sulla Famiglia" organizzata dal ministro della
Famiglia Bindi (dichiaratasi disponibile a sostenere le ragioni di piazza
S.Giovanni), tenutasi a Firenze dal 24 al 26 maggio. Le proposte scaturite dalla conferenza, confermano l'impostazione
"familista" del governo tesa al recupero di forme di assistenzialismo
regressivo, basato sul rafforzamento dell'istituzione familiare e penalizzante
per i soggetti più deboli come le donne. Nel corso della conferenza Bindi ha
rivendicato i provvedimenti della finanziaria 2007 (in realtà assai miseri, diciamo
noi) a favore della famiglia, Prodi ha promesso alle famiglie i due terzi del "tesoretto"
ma, subito dopo, Padoa Schioppa ha rivendicato la precedenza alle sue politiche
di rigore, dal momento che, a suo dire, ogni italiano ha su di sé un debito di
1000 euro. Nell'ambito della conferenza sono state avanzate proposte "concrete"
da parte di diversi soggetti, tra le quali spicca, ad esempio, la proposta di
legge per la riforma dei consultori avanzata dall'organizzazione cattolica "Forum
delle famiglie" che trasforma i consultori in luoghi di servizi per la
famiglia, li privatizza, li collega agli oratori, li considera luoghi di tutela
della vita fin dal suo concepimento e li espropria del ruolo di presidii a
tutela della sessualità delle donne: insomma, da qui passa un profondo attacco
all'aborto e al divorzio.
Mobilitiamoci per la difesa dei nostri diritti
A
fronte di questa ulteriore offensiva reazionaria e fondamentalista cattolica,
la sinistra liberale di governo con atteggiamento conciliatorio spalanca le
porte al "dialogo" e, mentre rivendica una astratta e inoffensiva "laicità"
dello stato, per voce di Fassino capitola anche sui Dico accettando la proposta
di intervenire, come ripiego, sul codice civile per garantire alcuni diritti
individuali.
E la "sinistra
radicale"? Il ministro Ferrero si è limitato a non partecipare alla conferenza
di Firenze per "marcare" il proprio dissenso al mancato invito delle
associazioni omosessuali.
L'attacco
portato allo stato sociale e ai diritti delle donne e degli omosessuali dalle
gerarchie vaticane e dai settori del capitale ad esse legate e che trova una
sponda nei provvedimenti del governo Prodi, ancora non ha trovato la necessaria
opposizione di massa.
E' necessario allora, unificare e
rafforzare i deboli tentativi di resistenza esistenti, con la costruzione di luoghi
autogestiti di aggregazione e di lotta nei quartieri, nelle scuole, nelle
università, nei luoghi di lavoro: riappropriamoci dei nostri spazi fuori dagli
oratori, dalle parrocchie, dalle associazioni cattoliche.
Contro ogni forma di
privatizzazione - affidata ad aziende
private e al privato sociale - che espropria
le donne e le lavoratrici di ogni decisione, vogliamo che i consultori siano
pubblici sotto la gestione e il controllo delle donne e che siano per le donne,
non per le famiglie. Contro le ingerenze della chiesa nel diritto all'aborto
libero, gratuito e con tecniche poco invasive, occorre pretendere la non
obiezione di coscienza e contrastare la gestione dei servizi alla salute della
donne da parte di associazioni cattoliche e antiaboriste.
Rivendichiamo servizi pubblici e
gratuiti, per le donne, per i bambini, per gli anziani e sotto il nostro
controllo, per difendere la libertà di fare figli come e quando vogliamo, fuori
o dentro il matrimonio, per affermare il diritto ad un lavoro stabile tutelato,
senza ricatti e con la stessa paga degli uomini, il diritto a una vita senza
precarietà.
Allo stesso tempo occorre
sostenere una battaglia contro l'ideologia fondamentalista cattolica e reazionaria
che è alla base della santificazione della famiglia che la chiesa chiede e
pretende da ogni governo borghese. Questo modello di famiglia del tutto
funzionale al sistema capitalista, va scardinato, vanno smascherati il sistema
di sfruttamento che lo pervade e la sclerotizzazione dei ruoli sessuali che
determina. In questo senso deve essere costruita un'unità d'azione con il
movimento "glbt" per il riconoscimento pubblico delle unioni di fatto di coppie
omo ed eterosessuali, per il loro diritto alla adozione ed alla procreazione
medicalmente assistita.
La battaglia di oggi per la
difesa dei diritti delle donne e degli omosessuali va necessariamente inserita
nella più generale lotta contro questo governo, contro la sua subordinazione
alle gerarchie cattoliche e le sue politiche di massacro sociale, a partire
dalla costruzione di uno sciopero generale che lo spazzi via.




















