Pubblico impiego: rinnovi nel segno della concertazione
Ciò che resta del... 23 luglio!
Enrico Pellegrini
La politica dei redditi iniziata con gli accordi di luglio '93, dopo la bufera di Tangentopoli, inaugurò una nuova fase di vita politico-sindacale in cui i costi del risanamento del bilancio statale furono scaricati interamente sui lavoratori italiani.
Le contraddizioni della Cgil
Gli assi portanti di quegli
accordi segnarono una profonda sconfitta ed un netto arretramento per tutto il
mondo del lavoro italiano: la cosiddetta "concertazione" rimodulava al ribasso
tutta una serie di rivendicazioni, che nel contesto generale della
contrattazione ponevano forti limiti alle potenzialità di lotta che la classe
sarebbe stata in grado di offrire per raggiungere traguardi più ambiziosi.
Il quadro politico odierno ci
presenta una dimensione in cui il sindacato, nella spirale recessiva degli
ultimi anni, soffre per una serie di novità emerse nell'ultima fase della sua
gestione: la sindrome del nuovo "governo amico" cui obbedire, regalando qua e
là un po' di propaganda agitatoria, e la nascita del Partito democratico,
soggetto (non unico, tra l'altro) su cui puntano molti dirigenti in vista di
consolidamenti stabili e sicuri, sulla via del nuovo corso di politiche
sindacali postconcertative.
La Cgil in primis, essendo parte in causa attiva di tutti questi processi,
rivive dunque oggi le sue contraddizioni, rese ancor più manifeste dalla
compiuta smentita di tutte le sue passate tesi congressuali, con cui vendeva la
propria immagine di indipendenza politica e di strumento di difesa
"intransigente" dei diritti dei lavoratori e dei pensionati.
Sul versante pensionistico, è
evidente ormai che più che scalini o scalone si accetteranno le direttive di
Bruxelles, cui il ministro Damiano non mancherà di obiettare; tuttavia ciò non
gli impedirà di rendere operative le varie riforme di innalzamento dell'età
pensionabile e relativa revisione dei coefficienti di conversione, in tutta
coerenza con il suo "illustre" passato.
Si lavorerà di più e si
percepiranno ancor meno soldi, una volta andati in pensione! Non solo: milioni
di lavoratori continuano a pagare il prezzo di queste politiche subendo (nel
senso letterale del termine) rinnovi contrattuali a dir poco vergognosi.
Il nuovo contratto del Pubblico Impiego: una pericolosa marcia indietro
Il recente rinnovo dei vari
comparti del Pubblico Impiego rappresenta l'ennesima marcia indietro rispetto
ai passati proclami di presunta tenuta complessiva generale sul piano salariale
e nondimeno normativo. L'aumento concordato sulla cifra dei 101 euro è un
traguardo raggiunto solamente sulla carta, che non si sostanzia affatto. I
lavoratori dello Stato, infatti, percepiranno dal 1° gennaio 2008 tutti gli
arretrati, ma saltando di fatto tutto il 2006 e il gennaio 2007.
Ed ecco che, come per magia, i
101 euro di cui sopra si abbassano in media circa 93, cui verrà data
disponibilità economica nella prossima legge finanziaria. L'aspetto peggiore di
tutta la vicenda è, tuttavia, l'impegno a triennalizzare la prossima tornata
contrattuale con un futuro accordo da stabilirsi entro la fine del 2007; è
proprio il caso di dire oltre al danno la beffa! La pantomima del mancato
accordo a livello confederale su questi passaggi e la definizione di questi
ultimi come "via sperimentale" non attenuano la gravità di tutta questa
pericolosissima operazione.
I lavoratori degli altri settori
subiscono già di riflesso la conseguenza di tale nuova impostazione
contrattuale che, peggiorando visibilmente il vecchio accordo del 23 luglio '93
a garanzia dello sdoppiamento sul biennio economico, non garantisce alcun
meccanismo di tenuta salariale maggiormente valido.
La sindrome del "governo amico"
si è peraltro manifestata anche in occasione dello sciopero dei lavoratori del
Turismo dell'11 maggio scorso. Organizzati diverse settimane prima, i suddetti
lavoratori e delegati di riferimento sono stati convocati presso il
Palalottomatica di Roma dove, alla presenza dei tre segretari generali Cgil
Cisl Uil e in un clima di kermesse goliardico-folcloristica, si è assistito ad
una vera e propria convention in stile americano, in cui ciascuna sigla
sindacale sbandierava la propria posizione e la propria "coerenza" di percorso.
Un percorso che li ha visti recedere dall'organizzare una vera e sacrosanta
manifestazione attraverso cui rendere più visibile la sofferenza dei lavoratori,
alle prese con un Ccnl scaduto da oltre 15 mesi e con una crescente
flessibilità e precarietà che il Governo è ben lungi dall'abrogare.
Altro settore estremamente
delicato è quello dei Multiservizi (pulimento), cui non viene più dato ascolto
da oltre due anni! Nelle pur varie e frammentate realtà lavorative e nonostante
una piattaforma di rinnovo estremamente debole sul piano rivendicativo, è
paradossalmente uno dei comparti piu' combattivi, considerato che lo sciopero
di due giorni consecutivi articolato su scala regionale ha registrato adesioni
pressoché bulgare.
Sul piano generale della
contrattazione il mondo sindacale è dunque in vero subbuglio: da una parte una
dirigenza alle prese con poca più "roba" da vendere nelle poche assemblee
fatte, e dall'altra lavoratori che cominciano ormai a capire quali cocenti
delusioni hanno subito in quest'ultimo anno; e all'orizzonte si profila un
altro triste capitolo successivo: la futura Conferenza di Organizzazione in cui
tutto l'apparato Cgil si prepara definitivamente a fare tabula rasa di un
secolo di storia.




















