Partito di Alternativa Comunista

Afghanistan: la guerra di Prodi ... e di Rifondazione

Afghanistan: la guerra di Prodi ... e di Rifondazione

L'imperialismo italiano trova una copertura a sinistra

 

Valerio Torre

 

Subito dopo essere uscito indenne dal voto in Senato per il rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan, il governo Prodi è passato all'attuazione di quelle misure a gran voce richieste dai vertici militari e consistenti nell'invio di nuove armi (dalle caratteristiche ancor più smaccatamente offensive) e truppe. Alla fine, anche per i più ingenui l'esecutivo ha gettato la maschera: quella in Afghanistan è, dunque, una vera e propria missione di guerra.
Il 2 aprile si è tenuto il Consiglio Supremo di Difesa, in seguito al quale il governo - forte dell'ambiguo ordine del giorno con cui il parlamento lo impegnava a "rafforzare le misure di protezione del contingente italiano in previsione di un possibile non breve periodo di permanenza"[1] - ha disposto l'invio di 5 elicotteri A-129 Mangusta, 8 mezzi corazzati Dardo, 10 blindati Lince, 145 militari e 13 carabinieri per l'addestramento delle forze di polizia di Kabul, oltre a 2 velivoli senza pilota Predator e ad un Hercules C-130.
È stato lo stesso ministro della Difesa, Parisi, a darne notizia il 15 maggio scorso nel corso dell'audizione di fronte alle Commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, precisando che "la decisione non altera la natura della missione italiana", pur aggiungendo però che l'impegno militare italiano "non si riduce all'autodifesa"[2] e va inserito nel quadro di una "politica militare attiva"[3].

 

E Rifondazione?

 

Vien da sorridere pensando alle parole ultimative scandite con enfasi dal capogruppo al senato del Prc, Giovanni Russo Spena, soltanto il 2 aprile: "Al ministro diciamo chiaramente che se accederà alle richieste dei militari di inviare in Afghanistan gli elicotteri Mangusta noi diremo seccamente no!". Cosa sarà mai accaduto in un solo mese e mezzo per fargli cambiare opinione?
E già: perché subito dopo l'annuncio del ministro Parisi, lo stesso Russo Spena non si è fatto scrupolo di dichiarare che "se servono per la protezione dei nostri soldati non ci opponiamo. L'importante è che non si tratti di uno scivolamento del mandato o di una modifica dei nostri compiti: su questo attendiamo conferme e vigileremo"[4].
Dalle colonne di questo giornale mille e mille volte abbiamo denunciato che il vero ruolo di Rifondazione comunista nel governo Prodi è quello di "pompiere" delle dinamiche di massa che potrebbero prodursi per effetto delle politiche di guerra e di rapina dell'esecutivo: un ruolo che questo partito ricopre alla perfezione ingannando - com'è nel caso delle missioni militari italiane - la propria base sociale di riferimento ed i più ampi settori di movimento, ad esempio facendo loro credere che le nostre truppe all'estero servono per assicurare la pace e ricostruire paesi devastati dalle guerre o dal "terrorismo". In realtà, come ha rivelato il quotidiano la Repubblica, la decisione dell'invio di nuovi mezzi in Afghanistan era maturata mesi prima dell'approvazione del decreto di rifinanziamento della missione e su precisa richiesta degli Stati Maggiori della Difesa; e non è nata da nuove emergenze di protezione del contingente militare di fronte alla recrudescenza della resistenza afghana. La previsione di nuovi mezzi è così stata inserita nella versione dell'ultimo decreto di rifinanziamento già a partire dal testo che era stato in precedenza discusso in prima lettura alla Camera, sepolta in una relazione tecnica di qualche centinaio di pagine allegata al provvedimento in discussione: ma, stranamente, nessun deputato della "sinistra radicale", pur così impegnato a "vigilare", se n'era accorto. Dunque, nel periodo trascorso dall'altro rinnovo della missione Isaf (che infatti non ne prevedeva l'impiego) è maturata - prima e al di fuori di qualsiasi dibattito parlamentare! - la decisione di rendere ancora più aggressivo l'intervento italiano in Afghanistan.

 

Una missione di guerra sin dal primo momento

 

In fondo, ha ragione l'ineffabile ministro Parisi nel sostenere che l'invio degli elicotteri Mangusta[5][6] gli equipaggi dei tre elicotteri Chinook dell'esercito italiano trasportano i plotoni dei marines durante le operazioni d'attacco Usa della missione "Enduring Freedom", che è cosa ben diversa dalla missione Isaf, la sola ad essere stata autorizzata dal parlamento. Mentre, come riferisce il settimanale L'Espresso, gli incursori del Comsubin ed i parà del Col Moschin godrebbero di "grande libertà d'azione" e risultano coinvolti in azioni di combattimento[7]. Inoltre, 90 soldati del 66° Reggimento Fanteria Aeromobile "Trieste" (Brigata Aeromobile "Friuli"), da poco rientrati in Italia dopo aver operato per sei mesi come parte della Task Force "Cobra", hanno partecipato nell'autunno scorso ad un'operazione militare (l'operazione "Wyconda Pincer") con le truppe americane nella provincia di Farah. Ebbene, il 19 aprile scorso nove di essi hanno ricevuto un encomio "per avere compiuto atti di valore e di eroismo". Ovviamente, le motivazioni non sono state rese note e la stampa non è stata autorizzata ad intervistarli. non muta la natura della missione italiana. Dalle pochissime notizie che riescono a filtrare
Ma noi non facciamo fatica ad immaginare quali siano stati quegli "atti di valore e di eroismo"!

 

Via le truppe! Sciopero generale!

 

È evidente che i contorsionismi della sedicente "sinistra radicale di governo", Prc in testa, costituiscono soltanto un danno per l'avanzamento di una coscienza antimperialista delle masse.
Occorre invece far riflettere i più ampi settori del movimento no-war sul fatto che "il nemico è in casa nostra" e che il primo imperialismo da combattere è proprio quello del governo Prodi, che si caratterizza ormai sempre di più come un governo di guerra e di rapina.
Ecco perché il PdAC, insieme alle sezioni europee della Lega Internazionale dei Lavoratori (Lit-Ci), sta conducendo una campagna per il ritiro delle truppe dei paesi coinvolti in tutti gli scenari di occupazione. Questa campagna, di cui abbiamo dato conto sul precedente numero di questo giornale e che portiamo avanti non solo nelle piazze e nelle strade ma anche sul nostro sito (www.partitodialternativacomunista.org), sta raccogliendo migliaia di consensi e sta facendo emergere la diffusa consapevolezza di esigere dai governi europei il ritiro delle truppe.
La campagna continuerà ancora e deve ora essere affiancata dalla parola d'ordine dello sciopero generale contro il governo Prodi. È tempo di costruire un percorso unitario delle forze che si battono contro i governi della borghesia affinché il "nemico di casa nostra" venga sconfitto.
Lo sciopero generale costituisce il primo passo che può condurre le masse a questo esito.



[1] Da apprezzare questo linguaggio così "neutro" che - grazie ad impagabili doti di equilibrismo - consente alla c.d. "sinistra radicale" di ingoiare qualsiasi rospo scontentando il meno possibile la sua base militante!

[2] Un analista militare (ripreso dal sito www.dsmilano.it) sostiene che per le esigenze di sola protezione sarebbero bastati i Lince: rinforzi come i Dardo e soprattutto i Mangusta forniscono al contingente una nuova "capacità di proiezione".

[3] Sfumatura, questa, che non è sfuggita ad un'opposizione non a caso plaudente: il vicepresidente della Commissione Esteri, Alfredo Mantica (An), ha causticamente osservato che "il ministro, avendo precisato che i nostri soldati ricorreranno alla ‘difesa attiva', forse si trova nel governo sbagliato".

[4] Grandioso! Ed ancor più impagabile un'altra esponente del Prc, Elettra Deiana, oggi casualmente vicepresidente della Commissione Difesa della Camera, la cui unica preoccupazione è ... lasciamolo dire a lei stessa: "Se l'unico nostro intervento in quello scenario è sul piano militare, mi chiedo che fine abbia fatto la Conferenza di Pace sostenuta anche dal ministro degli Esteri D'Alema".

[5] Con i quali, indubbiamente, non vengono paracadutati sulle popolazioni viveri e generi di prima necessità! Lo ha espresso bene il senatore Francesco Cossiga, che, di fronte ai mal di pancia della "sinistra radicale", ha ironicamente dichiarato: "Non posso che concordare con le proteste di Giordano e Diliberto ... Gli elicotteri Mangusta, sui quali tra l'altro io ho volato, sono potenti elicotteri d'attacco a terra, perfettamente adatti per combattere la guerriglia ... attraverso missili ...".

[6] Come infatti rileva la rivista telematica Analisi Difesa (anno 8°, n. 76), e come confermato da Parisi in un'intervista rilasciata sull'ultimo numero di Limes, le operazioni in Afghanistan sono coperte da riserbo totale per espressa disposizione del ministro della Difesa, che da un anno ha congelato ogni informazione sulle attività operative, con l'esclusione delle donazioni di viveri agli orfani e le ristrutturazioni di scuole.

[7] Analisti militari ben informati riferiscono di un coinvolgimento crescente delle truppe italiane fuori dei territori di competenza della missione Isaf, a Shindand e nel sud della provincia di Herat, dove gli americani svolgono la missione "Enduring Freedom".

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