Partito di Alternativa Comunista

VICENZA: IL BOOMERANG DELLA FARSA REFERENDARIA

VICENZA: IL BOOMERANG DELLA FARSA REFERENDARIA

La lotta continua

L'esito del referendum "autogestito" promosso a Vicenza dal sindaco Pd (ex Dc) Variati (che si definisce "amico degli Usa") con il sostegno di una parte del movimento e di tutta la sinistra, governista e centrista, ha confermato quanto abbiamo sostenuto -da soli- in tutti questi mesi: la costruzione della base non si ferma con le carte bollate e in alleanza col Pd ma con la lotta.

Dopo l'annullamento del referendum istituzionale, una parte del movimento ha insistito nel sostenere la farsa di un referendum autogestito. Gli esiti sono ora sotto gli occhi di tutti: solo 24 mila elettori hanno partecipato (circa il 28%, cioè meno di 1/3 degli aventi diritto al voto, praticamente tutti i cittadini contrari alla base). Non serve ora mentire gridando alla "vittoria". Così ora i favorevoli alla base hanno facile gioco nel sostenere che la base va costruita perché ha il consenso della "maggioranza dei cittadini". I fautori del referendum (quelli in buona fede) non avrebbero potuto immaginare un boomerang più autopunitivo. Per gli altri -quelli che il referendum lo volevano, pur sapendo di portare il movimento in un vicolo cieco- il discorso è diverso e riguarda la loro politica di cedimento fin da quando il governo Prodi diede il proprio consenso al raddoppio della base.

 

Da soli in tutti questi mesi abbiamo messo in guardia contro l'imbroglio referendario, affermando che ogni esito possibile della consultazione avrebbe soltanto condotto la lotta nel vicolo cieco delle carte bollate, su un terreno sbagliato per principio (la base militare è questione che riguarda tutti, non solo i vicentini; e in ogni caso la guerra imperialista non si sottopone a referendum ma si contrasta con la lotta) e perdente in partenza: se, per pura ipotesi, i sostenitori della base avessero perso, i guerrafondai avrebbero ripetuto che in ogni caso la questione non era sottoponibile a referendum o, al più, avrebbero valutato uno spostamento della base di qualche metro più in là; se avessero vinto (come era certo e come i dati attuali confermano) la lotta avrebbe subito un ulteriore contraccolpo.

I tanti che si sono stracciati le vesti per lo "scippo" del referendum dovrebbero chiedersi che cosa sarebbe successo se si fosse votato regolarmente: la vittoria dei guerrafondai sarebbe stata sancita anche "democraticamente".

 

Il referendum (anche nella forma "autogestita") si è confermato solo uno strumento del Pd e della sinistra governista per sviare la lotta, surrogandola con la mobilitazione per un ennesimo voto referendario. E' ora di mettere fine a questa farsa e di ripartire dalle mobilitazioni, con un nuovo coinvolgimento nazionale di tutto il movimento contro la guerra.

 

 

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