Partito di Alternativa Comunista

LA VERA SVOLTA RIVOLUZIONARIA DI CUI C'E BISOGNO

Cosa succede a sinistra
LA VERA SVOLTA RIVOLUZIONARIA DI CUI C'E BISOGNO
Dopo il congresso di Rifondazione: niente di nuovo dal riformismo governista
 


 
di Francesco Ricci
 
(anticipazione dal nuovo numero di Progetto Comunista in uscita)
 
 
sulla via di damasco
 
Caravaggio: La conversione di Paolo (1601).
Sulla via di Damasco, Cristo compare a Paolo sotto forma di luce accecante.
Nell'articolo si parla invece della più recente conversione di un Paolo:
quella di Ferrero, già ministro in un governo imperialista.
 
 

A uno sguardo distratto il panorama politico a sinistra appare completamente diverso da come lo avevamo lasciato prima dell'estate.
Avevamo lasciato Rifondazione dilaniata da una lotta tra le due principali correnti, una guidata dal bertinottiano Vendola, data come vincente, una guidata dall'ex ministro Ferrero. Uno scontro senza esclusione di colpi per la supremazia dopo il disastro elettorale: uno scontro privo di differenze politiche reali. A segnalare la sostanziale identità tra le due mozioni di maggioranza di Rifondazione erano stati anche i presentatori degli altri documenti alternativi: Falcemartello e la composita mozione dell'Ernesto, che sembrava in procinto di unirsi alla "costituente comunista" lanciata da Diliberto, l'altro grande trasformista della sinistra italiana, tornato improvvisamente rosso rubino dopo anni di grigio ministeriale.
Poi, in una notte di mezz'estate, come in una commedia shakespiriana, un colpo di scena ha rovesciato i ruoli e Paolo Ferrero, col sostegno di tutte le minoranze, è stato eletto segretario. Immortalato mentre saluta col pugno chiuso dal palco, sembra davvero che abbia riscoperto il comunismo autentico, stanco di ben due anni di fedelissimo sostegno a uno dei peggiori governi imperialisti degli ultimi decenni (come ha commentato acidamente D'Alema, Ferrero era sempre il più accomodante nel consiglio dei ministri).
Non bisogna tuttavia essere ferrati in ottica per sapere che talvolta la vista gioca brutti scherzi. E' una cosa che sperimentiamo spesso osservando quadri di grandi o capaci pittori che riescono a darci la sensazione che i volti dei loro ritratti ci seguano con lo sguardo. Nel gruppo dirigente di Rifondazione si sono a quanto pare esercitati per anni alle tecniche pittoriche e riescono oggi a rendere verosimile anche questa tardiva conversione al comunismo che è più falsa di quei fondali disegnati nei film degli anni Quaranta.
 
 
La rincorsa per saltare più lontano (nelle braccia della borghesia)
Ma la pittura non è l'unico campo in cui deve saper eccellere un buon riformista. Talvolta è utile anche conoscere le tecniche del salto in lungo. Cosa ha sempre insegnato Bertinotti che bisogna fare ogni volta che si esauriscono gli spazi negoziali nel rapporto di collaborazione con la borghesia? Ha insegnato che bisogna fare una "svolta a sinistra", allontanarsi, prendere la rincorsa, fare una "svolta a destra" e saltare nuovamente in braccio alla borghesia. Tutta la storia di Rifondazione è fatta di queste svolte apparenti il cui fine è stato unicamente quello di costruire con la presenza nei movimenti i rapporti di forza per arrivare preparati alla contrattazione con la borghesia e ottenere un ruolo e un riconoscimento nel suo governo (Prodi I e Prodi II), nelle sue giunte (disseminate per tutto il Paese). Paolo Ferrero sta facendo esattamente la stessa cosa. Mentre Vendola prosegue il percorso di costruzione di una appendice del Partito Democratico, insieme a Sd, Verdi e socialisti vari, la nuova maggioranza di Rifondazione sembra allontanarsi dal Pd, correndo in direzione opposta. Ma chiunque abbia un minimo di conoscenza di certi burocrati e li abbia visti in azione negli ultimi decenni sa che si tratta appunto e solo di una rincorsa per saltare di nuovo e meglio nelle braccia della borghesia.
Solo Claudio Bellotti può credere (o fingere di credere) che il Prc abbia rotto per scelta di classe col Pd e che il fatto di governare col Pd in più di mezza Italia (scelta che Ferrero ha platealmente confermato) sia solo un "punto" da risolvere "nelle riunioni locali". Solo il dirigente di Falcemartello, arruolato nella nuova maggioranza (con tanto di ingresso in segreteria), può scrivere senza scoppiare a ridere che il congresso di Chianciano ha definito "una alternatività strategica rispetto al Pd e il conseguente abbandono della prospettiva di ricostruire il centrosinistra (...)."
Chi non ricorda che fu proprio su quel "punto" che Bertinotti, ripetute volte, appoggiò la sua leva non per sollevare il mondo ma per riguadagnare una nuova alleanza di governo col centrosinistra? In ogni caso, se è la memoria a difettare, ci ha pensato Ferrero in tante interviste a spiegare alla borghesia che la nuova collocazione all'opposizione del Prc non è figlia di una scelta strategica bensì "è una scelta che vale nel contesto attuale" (Repubblica, 29 luglio). Un contesto in cui, governando nazionalmente Berlusconi ed essendo le elezioni un problema lontano, non costa nulla dichiararsi "partito di opposizione".
 
 
Paolo sulla via di Damasco?
Chi voglia studiare la storia del movimento operaio (un esercizio da non lasciare agli accademici) noterà che il riformismo non si è mai convertito. Certo, ripensamenti di militanti e dirigenti onesti ce ne sono stati: ma credere che l'intera burocrazia che dirige il Prc e che è strettamente attaccata alle migliaia di posti e ruoli guadagnati in questi anni in ogni interstizio di questa società si sia all'improvviso pentita è davvero abusare pericolosamente dell'ingenuità. Le conversioni sulla via di Damasco avvengono solo nelle storie di fantasia, come quelle raccontate nel Vangelo. La nostra impressione è, per dirla tutta, che il Paolo avvolto dalla luce e che si pente e cambia vita non si chiamasse Ferrero.
I dirigenti riformisti vanno combattuti e sconfitti politicamente. E' nel corso di questa battaglia contro il riformismo che sarà possibile guadagnare alla prospettiva rivoluzionaria le centinaia di militanti in buona fede che anche oggi commettono lo sbaglio di affidarsi ai vari Ferrero e Grassi e di credere alle loro "svolte".
Solo il fallimento elettorale ha prodotto una rottura del gruppo dirigente del Prc e la ricerca di ogni frazione dirigente di salvarsi ai danni dell'altra. Se il governo Prodi non fosse inciampato per lo sgambetto di Mastella, Rifondazione sarebbe ancora al governo e Ferrero farebbe ancora il ministro; così pure, se l'Arcobaleno avesse raggiunto risultati elettorali maggiori, l'asse Bertinotti-Ferrero non si sarebbe spezzato.
Peraltro la riprova di quanto diciamo non richiede una attesa storica: già alle prossime elezioni amministrative sarà evidente - a chi non voglia chiudere gli occhi - che la "svolta a sinistra" non esiste. Già nei prossimi mesi si potrà vedere che la politica perseguita dai riformisti - anche quando non sono al governo - resta una politica governista. Perché la collaborazione di classe è l'elemento senza cui il riformismo non esisterebbe e senza cui le burocrazie non potrebbero preservare i loro piccoli o grandi privilegi, strettamente legati a questa società e dunque all'illusione, che spargono a piene mani, che possa essere riformata e governata diversamente.
Ma chi vuol credere nella "svolta" dovrebbe comunque già oggi chiedersi perché Rifondazione non avanzi, forte dell'essere ancora il principale partito a sinistra, una piattaforma per unificare le lotte e costruire uno sciopero generale contro Berlusconi. La semplice ragione è che la svolta è solo mimata e non si basa sulle fondamenta comuniste di una ritrovata indipendenza di classe del movimento operaio dalla borghesia e dai suoi governi.
 
 
I centristi disorientati dalla "svolta" di Ferrero
L'unico effetto della "svolta" di Ferrero nel mondo reale è quello di aver messo in difficoltà tutti i progetti intermedi tra quello riformista e quello rivoluzionario, cioè i progetti che siamo soliti definire "centristi" (in quanto oscillano al centro tra le due prospettive).
Sinistra Critica, il gruppo di Turigliatto e la D'Angeli, dopo aver rotto col Prc in nome di un dichiarato ritorno alla "Rifondazione di Genova", cioè alla fase "movimentista" del Prc collocato (forzatamente) all'opposizione, si trova oggi spiazzata. Già una parte di quest'area non se la era sentita di uscire da Rifondazione; è prevedibile che altre parti si sentano attratte dal ferrerismo che costituisce appunto un ritorno al bertinottismo (anche se contro Bertinotti), o più precisamente al bertinottismo di lotta, anticamera di quello di governo.
Di un rientro nel "nuovo" Prc già parlano, apertamente, altri settori che erano usciti o per partecipare alla costruzione del Pcl ferrandiano o per dare vita a gruppi della galassia neostalinista. Tutti gruppi che speravano di poter svolgere un qualche ruolo entrando in forma organizzata nella "costituente comunista" di Diliberto ma che oggi devono fare i conti con lo svuotamento di quel progetto provocato dalla "svolta" di Ferrero. Diliberto non può che complimentarsi per la "svolta a sinistra" ma è evidente che la sua ipotesi di ritagliarsi uno spazio inalberando l'identità "comunista" è compromessa dallo sviluppo imprevisto dei fatti - che già ha bloccato la fuoriuscita dell'Ernesto dal Prc.
Grande è anche la difficoltà del Pcl di Ferrando. Essendo questo un gruppo costruito sulla sommatoria di opzioni differenti (nostalgici del Pci, fan di Chavez, compagni semplicemente confusi, come si vede anche solo facendo un giro sui siti internet locali), in cui l'unico collante è dato dalla centralità assoluta del Capo e dal confuso riferimento al "comunismo"; il richiamo della "svolta a sinistra" già ora esercita una forte e comprensibile attrazione per la gran parte dei (peraltro scarsi) attivisti.
Inoltre entrambe le organizzazioni centriste si sono costruite investendo nelle elezioni come momento di verifica essenziale del loro esistere. Ora, le elezioni europee della prossima primavera costituiranno per tutti questi gruppi un ostacolo insormontabile. Con una Rifondazione che si presenterà di nuovo col proprio simbolo e sventolando un ritrovato "comunismo", le percentuali elettorali già modeste guadagnate da Pcl e Sc sono destinate a essere polverizzate. La stessa Rifondazione, per non subire alle europee un colpo mortale che eliminerebbe anche il tentativo ferreriano di rivitalizzare un progetto riformista sotto altre vesti, dovrebbe riuscire a superare la soglia di sbarramento che, nel momento in cui scriviamo, si ipotizza attorno al 5%. Una sconfitta alle europee, sommandosi a una possibile scissione bertinottiana, costituirebbe un colpo violento per la barchetta ferreriana.
 
 
La costituente dei comunisti rivoluzionari, unica via
Svolte riformiste, insomma, non ce ne sono state quest'estate. La vera svolta di cui c'è bisogno è comunista. Non solo nel nome ma nei fatti: il che significa ripartire dalla indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi - un punto di partenza di per sé non risolutivo ma certo indispensabile per costruire un partito d'avanguardia, di militanti inseriti nelle lotte.
E' per questi motivi che come Pdac abbiamo aderito e continuiamo a sostenere il progetto politico della "costituente dei comunisti rivoluzionari", promosso da un gruppo di attivisti politici e sindacali diversamente collocati, avviato con una petizione che nelle scorse settimane ha già raccolto una piccola ma significativa area (2). Lo facciamo con l'insieme delle nostre posizioni programmatiche e forti di un prezioso gruppo di militanti e quadri, in gran parte giovani e giovanissimi, che stanno crescendo nel Pdac (come abbiamo visto nel seminario di settembre) e nell'esperienza - unica - di costruzione di un partito su base internazionale, nella Lit.
Privi come siamo di presunzioni di autosufficienza, continueremo a sviluppare questa battaglia in ogni lotta, movimento, assemblea, sciopero, proponendo a tutti i militanti comunisti, ovunque oggi collocati, di partecipare alla costruzione di quel partito realmente comunista, internazionalista, rivoluzionario, cioè trotskista, che ancora non c'è. Non è un percorso breve: sia perché ogni passo è contrastato dalla borghesia, sia perché dobbiamo fare i conti con gli ostacoli riformisti e centristi, cioè di gruppi che non costruiscono nulla di duraturo ma continuano a produrre danni.
 

Note
(1) "Rifondazione dopo il congresso. La nostra battaglia per la svolta a sinistra." (pubblicato sul sito di Falcemartello, 9 settembre 2008).
(2) Il testo dell'Appello, "Mai più al governo con i padroni", è pubblicato sul sito www.costituenterivoluzionaria.org

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