Partito di Alternativa Comunista

Sulla guerra sino-giapponese Lettera a Diego Rivera

Sulla guerra sino-giapponese

 

Lettera a Diego Rivera (*)

 

 

 

di Lev Trotsky

(traduzione di Francesco Ricci)

 

 

Caro compagno Diego Rivera,

negli ultimi giorni ho letto alcune delle elucubrazioni degli oehleristi (1) e degli eiffelisti (2) (sì, c'è anche un simile tipo di tendenza!) sulla guerra civile spagnola e sulla guerra sino-giapponese.
Lenin qualificò posizioni simili come «malattia infantile». Un bambino malato suscita simpatie. Ma sono passati vent'anni da allora. I bambini sono diventati barbuti e persino calvi. Però non hanno smesso il loro balbettio infantile. Al contrario, hanno decuplicato i loro errori e le loro sciocchezze e le hanno sviluppate in posizioni vergognose.
Ci seguono passo a passo. Prendono in prestito parti della nostra analisi. Le distorcono spudoratamente e le contrappongono al resto. Ci correggono. Quando disegniamo una figura umana, aggiungono una deformazione. Quando è una donna, aggiungono dei grandi baffi. Quando disegniamo un gallo, aggiungono un uovo sotto. E a queste caricature danno il nome di marxismo e leninismo.

In questa lettera voglio limitarmi al tema della guerra sino-giapponese (3). Nella mia dichiarazione alla stampa borghese, ho detto che tutte le organizzazioni operaie cinesi hanno il dovere di partecipare attivamente in prima linea nella guerra contro il Giappone, senza abbandonare per un istante il loro programma e la loro attività indipendente.
«Ma questo è "socialpatriottismo"!» piagnucolano gli eiffelisti. «È una capitolazione a Chiang Kai-shek! (4) È abbandonare il principio della lotta di classe! Il bolscevismo sostenne il disfattismo rivoluzionario durante la guerra imperialista. Ora, tanto la guerra spagnola come la guerra sino-giapponese sono guerre imperialiste». E continuano: «La nostra posizione sulla guerra in Cina è la stessa. L'unica salvezza degli operai e contadini cinesi risiede nella lotta indipendente contro i due eserciti, quello cinese così come quello giapponese». Queste quattro frasi, che riprendo da un documento degli eiffelisti del 10 settembre 1937, sono sufficienti per affermare: qui siamo in presenza di autentici traditori o di imbecilli completi. Per quanto l'imbecillità elevata alla massima potenza non è distinguibile dal tradimento.

Noi non poniamo e non abbiamo mai posto tutte le guerre sullo stesso piano. Marx ed Engels appoggiarono la lotta rivoluzionaria degli irlandesi contro la Gran Bretagna, quella dei polacchi contro lo zar, nonostante in entrambe le guerre i dirigenti fossero, in gran parte, membri della borghesia e financo a volte dell'aristocrazia feudale... in ogni caso, cattolici reazionari.
Quando Abdel-Krim (5) insorse contro la Francia, i democratici e i socialdemocratici parlarono con odio della lotta del «tiranno selvaggio» contro la «democrazia». Il partito di Léon Blum (6) sostenne questo punto di vista. Ma noi, marxisti e bolscevichi, considerammo la lotta dei rifiani (7) contro la dominazione imperialista una guerra progressiva.
Lenin dedicò centinaia di pagine a dimostrare la necessità basilare di distinguere tra nazioni imperialiste e nazioni coloniali e semicoloniali, le quali ultime includono la maggioranza dell'umanità. Parlare di «disfattismo rivoluzionario» in generale, senza distinguere tra Paesi sfruttatori e Paesi sfruttati, è fare una caricatura miserabile del bolscevismo e porre questa caricatura al servizio dell'imperialismo.

L'estremo oriente ci offre un esempio classico. La Cina è un Paese semicoloniale che il Giappone sta trasformando, sotto i nostri occhi, in un Paese coloniale. La lotta del Giappone è imperialista e reazionaria. La lotta della Cina è emancipatrice e progressiva.

E Chiang Kai-shek? Non dobbiamo farci illusioni su Chiang Kai-shek, sul suo partito e sulla classe dominante cinese, così come Marx ed Engels non si facevano illusioni sulle classi dominanti dell'Irlanda e della Polonia. Chiang Kai-shek è il carnefice degli operai e delle masse contadine cinesi. Però oggi si vede obbligato, suo malgrado, a lottare contro il Giappone per difendere ciò che resta dell'indipendenza cinese. Forse tornerà a tradire già domani. È possibile. È probabile. È persino inevitabile. Però oggi sta lottando. Solo i codardi, gli imbecilli totali o le canaglie possono rifiutarsi di partecipare a questa lotta.

Utilizziamo l'esempio di uno sciopero per chiarire la questione. Noi non appoggiamo qualsiasi sciopero. Se, per esempio, viene proclamato uno sciopero per cacciare gli operai neri, cinesi o giapponesi da una fabbrica, noi ci opporremo a questo sciopero. Però se l'obiettivo dello sciopero è migliorare - nella misura del possibile - la condizione degli operai, parteciperemo in prima fila, quale che sia la direzione dello sciopero.
Nella stragrande maggioranza degli scioperi, i dirigenti sono riformisti, traditori di professione, agenti del capitale. Si oppongono in generale agli scioperi. Però ogni tanto, quando la pressione delle masse o la situazione oggettiva lo impone si devono impegnare sulla via della lotta. Immaginiamo, per un momento, un operaio che dica: «Non voglio prendere parte a questo sciopero perché chi lo dirige è un agente del capitale». La teoria di un simile imbecille ultrasinistro gli varrebbe in cambio una giusta definizione: crumiro. Il caso della guerra sino-giapponese è, da questo punto di vista, completamente analogo. Se il Giappone è un Paese imperialista, e se la Cina è vittima dell'imperialismo, ci schieriamo con la Cina.
Il patriottismo giapponese è la maschera odiosa del saccheggio mondiale. Il patriottismo cinese è legittimo e progressivo. Porre entrambi sullo stesso piano e parlare di «socialpatriottismo» è cosa che può fare solo chi non ha mai letto Lenin, di chi non ha mai compreso la posizione dei bolscevichi sulla guerra imperialista, di chi può solo compromettere e prostituire gli insegnamenti del marxismo.
Gli eiffelisti hanno sentito dire che i socialpatrioti accusano gli internazionalisti di essere agenti del nemico e ci dicono: «Voi fate lo stesso».
In una guerra tra Paesi imperialisti, non è questione di democrazia né di indipendenza nazionale. In questo tipo di guerra, entrambi i Paesi si trovano sullo stesso piano storico. In questo caso, i rivoluzionari di entrambi gli eserciti sono disfattisti. Ma il Giappone e la Cina non sono sullo stesso piano storico. La vittoria del Giappone significherebbe la schiavitù della Cina, la fine del suo sviluppo economico e sociale, e un enorme rafforzamento dell'imperialismo giapponese. La vittoria della Cina, al contrario, significherebbe la rivoluzione sociale in Giappone e lo sviluppo libero, cioè senza oppressione straniera, della lotta di classe in Cina.

Ma può Chiang Kai-shek garantire la vittoria? Non credo proprio. Tuttavia lui ha iniziato la guerra e lui la dirige al momento. Per essere in grado di sostituirlo bisogna guadagnare una influenza decisiva nel proletariato e nell'esercito, e proprio per questo è necessario non restare sospesi a mezz'aria, ma partecipare alla lotta.
Dobbiamo guadagnarci il prestigio e l'influenza nella lotta militare contro l'invasione straniera e nella lotta politica contro le debolezze, le insufficienze e i tradimenti interni. Ad un certo momento, che non possiamo fissare a priori, questa opposizione politica può e deve trasformarsi in conflitto armato [contro Chiang Kai-shek, ndt], posto che la guerra civile, come qualsiasi altra guerra, non è altro che la continuazione della lotta politica. Tuttavia è necessario saper quando e come trasformare l'opposizione politica in insurrezione armata.

Durante la rivoluzione cinese del 1925-1927 attaccammo la politica del Comintern (8). Perché? È importante comprendere bene il motivo. Gli eiffelisti sostengono che avremmo cambiato posizione sulla questione cinese. Ciò si deve al fatto che questi poveracci non hanno mai compreso la nostra posizione del 1925-1927. Noi non abbiamo mai negato che il Partito comunista aveva il dovere di partecipare alla guerra della borghesia e della piccola-borghesia del sud contro i generali del nord, agenti dell'imperialismo straniero. Non abbiamo mai negato la necessità di un blocco militare del Partito comunista con il Kuomintang. Al contrario, fummo i primi a proporlo. Sostenevamo, tuttavia, che il Partito comunista mantenesse la propria indipendenza politica e organizzativa, cioè che tanto nella guerra civile contro gli agenti locali dell'imperialismo, così come nella guerra nazionale contro l'imperialismo, la classe operaia, mentre si collocava nella trincea militare, preparasse il rovesciamento politico della borghesia. Manteniamo la stessa politica nella guerra attuale. Non abbiamo cambiato di una virgola la nostra posizione. Gli oehleristi e gli eiffelisti, per parte loro, non hanno capito nulla della nostra linea, né di quella del 1925-1927, né di quella attuale.

Nella mia dichiarazione alla stampa borghese all'inizio dell'attuale guerra tra Tokyo e Nanchino [all'epoca capitale della Cina, ndt], ho sottolineato la necessità che gli operai rivoluzionari partecipino attivamente nella guerra contro gli oppressori imperialisti giapponesi. Perché l'ho fatto? Innanzitutto, perché è corretto da un punto di vista marxista; inoltre, perché era necessario dal punto di vista della collocazione dei nostri compagni cinesi. Domani la Gpu (9) alleata del Kuomintang (come è alleata di Negrín in Spagna) (10) definirà i nostri compagni cinesi come «disfattisti» e agenti del Giappone. È possibile che i migliori tra loro, con Chen Tu-hsiu (11) alla testa siano coinvolti in questa trappola e assassinati. Per questo era necessario chiarire energicamente che la Quarta Internazionale abbraccia la causa della Cina contro il Giappone. E ho sempre precisato: senza abbandonare il programma e l'indipendenza [di classe, ndt].

Gli imbecilli eiffelisti cercano di fare dello spirito su questa nostra precisazione. Dicono: «I trotskisti vogliono porsi al servizio di Chiang Kai-shek nei fatti, e del proletariato a parole.» Ma partecipare attivamente e coscientemente alla guerra non significa «porsi al servizio di Chiang Kai-shek», significa piuttosto porsi al servizio dell'indipendenza del Paese coloniale nonostante Chiang Kai-shek.
E le nostre parole rivolte contro il Kuomintang sono il mezzo per educare le masse al rovesciamento di Chiang Kai-shek. Nel partecipare alla lotta militare agli ordini di Chiang Kai-shek, dato che disgraziatamente è lui ad avere il comando della guerra per l'indipendenza, al contempo ci prepariamo politicamente per il rovesciamento di Chiang Kai-shek: ecco l'unica politica rivoluzionaria. Gli eiffelisti contrappongono la politica «di lotta di classe» alla nostra politica che definiscono «nazionalista e socialpatriota». Lenin combatté questa posizione astratta e sterile per tutta la vita. Per Lenin gli interessi del proletariato mondiale indicavano il dovere di aiutare i popoli oppressi nella loro lotta nazionale e patriottica contro l'imperialismo. Chi non lo ha ancora compreso, a quasi un quarto di secolo dalla Prima guerra mondiale e a vent'anni dalla rivoluzione d'Ottobre, deve essere cacciato senza pietà dall'avanguardia rivoluzionaria come il peggior nemico interno. È appunto questo il caso di Eiffel e dei suoi simili.

 

(23 settembre 1937)

 

 

Note

(Tutte le note sono del traduttore)

 

(*) prima pubblicazione: Internal Bulletin, Organizing Committee for the Socialist Party Convention, n. 1, ottobre 1937. Si tratta di una lettera indirizzata a Diego Rivera (1886-1957), famoso pittore messicano, marito della pittrice Frida Kahlo, espulso dal Partito Comunista messicano per il suo sostegno a Trotsky, con cui romperà per rientrare nelle file dello stalinismo. La traduzione è stata fatta sulla versione inglese e controllata con le traduzioni in spagnolo e francese. A nostra conoscenza è la prima traduzione italiana.

(1) Oehleristi: i seguaci di Hugo Oehler (1903-1983), dirigente del Partito Comunista e sindacalista statunitense, per un periodo sostenitore dell'Opposizione trotskista e militante della Communist League of America, il gruppo trotskista negli Usa dal 1928-1934. Quando i trotskisti statunitensi iniziano l'entrismo nel Socialist Party, Oehler si oppone a questa tattica. Durante la guerra civile spagnola sosterrà, col suo gruppo, la Revolutionary Workers League, il Poum, organizzazione centrista. Entrerà in polemica con Trotsky anche sulla guerra sino-giapponese.

(2) Eiffelisti: riferimento ai seguaci di Paul Eiffel (Paul Kirchhoff) (1900-1972), tedesco, dirigente di un piccolo gruppo che, dopo aver rotto nel 1936 con la Revolutionary Workers League di Oehler (v. nota 1) sosteneva il «disfattismo bilaterale» anche per la guerra civile spagnola e per la guerra di aggressione imperialista del Giappone alla Cina. Trasferitosi in Messico militava nel periodo in cui è stato scritto questo testo di Trotsky nel Grupo de los Trabajadores Marxistas. Diego Rivera lo sospettava di essere un infiltrato dei servizi segreti stalinisti. Trotsky pensava invece fosse semplicemente uno sciocco.

(3) Guerra sino-giapponese: si tratta della guerra che si sviluppò tra il 1937 e il 1945 con l'invasione della Cina da parte del Giappone imperialista. Terminò con la resa del Giappone nel settembre 1945. La posizione espressa da Trotsky nel testo che qui presentiamo è ulteriormente argomentata anche nella risoluzione scritta da Li Fu Jen per la Conferenza di fondazione della Quarta Internazionale (settembre 1938).

(4) Chiang Kai-shek (1887-1975): dirigente del Kuomintang («partito del popolo»), il partito nazionalista borghese, considerato per un periodo un alleato dall'Internazionale Comunista burocratizzata diretta da Stalin e Bucharin, che lo ammise come partito simpatizzante, nominando Chiang «membro onorario» del Presidium dell'Internazionale. Stalin impose ai comunisti cinesi di allearsi col Kuomintang e persino di sciogliersi in esso, in una politica di collaborazione di classe che lasciava alla borghesia nazionale la guida di una ipotetica «prima tappa democratica» della rivoluzione. Il che provocò il fallimento della rivoluzione cinese del 1925-1927 e il massacro nel sangue delle Comuni di Canton e di Shanghai e di migliaia di operai e militanti comunisti. Chiang, massacratore di comunisti, guidava la Cina durante la guerra sino-giapponese di cui si parla in questo testo.

(5) Abd el-Krim (1885-1963): marocchino, capo della rivolta contro le truppe spagnole e poi della resistenza alle truppe coloniali francesi nella regione del Rif.

(6) Léon Blum (1872-1950): dirigente dei socialisti francesi e capo del governo di fronte popolare del 1936.

(7) Rifiani: gruppo etnico berbero, abitanti della zona del Rif, nel nord del Marocco (v. nota 5).

(8) Comintern: l'Internazionale Comunista, o Terza Internazionale.

(9) Gpu: la polizia politica di Stalin, indegna erede della Ceka (1917-1922) fondata dai bolscevichi ai tempi di Lenin e Trotsky. Abbiamo mantenuto il nome Gpu che soleva usare Trotsky, anche se in realtà questo organismo dal 1934 fu rinominato Nkvd, poi Nkgb, poi Mvd, e dal 1954 Kgb. Dopo la restaurazione del capitalismo in Russia fu riorganizzato come Fsk e poi con la sigla attuale di Fsb. Il premier Putin è stato dirigente di questa polizia che è attualmente la colonna vertebrale del regime bonapartista russo.

(10) Juan Negrín López (1889-1956), dirigente socialista, ministro e poi capo del governo di fronte popolare nella Spagna del 1937-1939.

(11) Chen Tu-hsiu, o Chen Duxiu (1879-1942), tra i fondatori del Partito comunista cinese, di cui fu segretario fino al 1927, sostenitore dell'Opposizione di sinistra, espulso dal Pc nel 1929, dirigente trotskista. Incarcerato dal Kuomintang dal 1932 al 1937, romperà col trotskismo nel 1941.

 

 

 

 

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