Partito di Alternativa Comunista

Basta con l'apartheid e la pulizia etnica! Per una Palestina libera, laica e democratica!

Basta con l'apartheid e la pulizia etnica!
Per una Palestina libera, laica e democratica!

 

 

 

Dichiarazione della Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale

 

 

La popolazione palestinese insorge ancora una volta contro le politiche di apartheid e pulizia etnica portate avanti con continuità nella Nakba (la catastrofe) dallo Stato razzista di Israele, a partire dalla sua formazione nel 1948. Iniziata nella città di Al-Quds (Gerusalemme), la rivolta si è estesa e ha coinvolto l'intera popolazione palestinese, sia nella Palestina del 1948, che nella Striscia di Gaza, nella Cisgiordania, nei campi profughi, e nella diaspora palestinese; un fatto senza precedenti dopo la Prima e la Seconda Intifada.

 

Al-Quds

Seguendo l'esempio della seconda Intifada (2000), il punto di partenza sono stati i combattimenti all'interno della città di Al-Quds (nome arabo della città di Gerusalemme). Nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah, le famiglie palestinesi resistono alla continua pulizia etnica e ora si rifiutano di accettare gli ordini di sfratto dei tribunali israeliani per la consegna delle loro case ai coloni israeliani.
Alla porta di Damasco, l'ingresso principale della città vecchia, tradizionale luogo di incontro e fraternizzazione della gioventù palestinese, i giovani si sono ribellati contro gli ordini della polizia di vietare la loro permanenza nel luogo.
All'interno della città vecchia, i palestinesi musulmani combattono per il loro diritto di pregare liberamente nella moschea di Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell'Islam; ciò ha prodotto scontri con la polizia e l'esercito israeliano nella Spianata delle Moschee. Oltre alla polizia e all'esercito, lo Stato di Israele ha utilizzato bande fasciste sioniste per attaccare i palestinesi, centinaia dei quali sono stati feriti e/o imprigionati.

 

Palestina del 1948

Da Al-Quds, la rivolta palestinese si è estesa alla Palestina del 1948 (il nome con cui i palestinesi chiamano le loro terre occupate nel 1948, che l'Onu riconosce come Stato di Israele).
I giovani palestinesi sono scesi in piazza nelle città e nei quartieri palestinesi come Lyd, Jaffa, Ramla, Nazaré, Haifa, Acre, Umm al-Fahm e Nakab. È importante ricordare che l'attuale rivolta palestinese è stata preceduta dalle recenti mobilitazioni a Umm al-Fahm contro la collaborazione della polizia israeliana con le bande criminali.
Secondo la giornalista Linaa Al-Saafin, la pietra angolare è stata la città di Lyd, vicina a Tel-Aviv e sede del principale aeroporto israeliano. Nel 1948, la maggior parte dei 19.000 abitanti palestinesi furono espulsi e 200 furono giustiziati dalle milizie sioniste, che avevano tra i loro membri il futuro primo ministro israeliano Itzhak Rabin. Oggi, circa il 30% dei suoi abitanti sono palestinesi.

Il 10 maggio, i palestinesi hanno posto una bandiera palestinese su un lampione, in solidarietà con i palestinesi di Al-Quds e, per vendetta, quella stessa notte un colono israeliano ha assassinato il palestinese Moussa Hassouna. Il giorno successivo, anche il suo funerale è stato preso di mira dalle bande fasciste sioniste. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lo stato di emergenza in città (per la prima volta dal 1966), ha inviato 16 unità di polizia nella città e ha dichiarato che «lo Stato ebraico non tollererà pogrom contro i nostri cittadini». Il ministro della Pubblica Sicurezza Amir Ohana ha chiesto il rilascio dell'assassino di Moussa Hassouna e ha dichiarato: «La prigione del tiratore a Lod, e dei suoi amici, che apparentemente avrebbero agito per autodifesa, è terribile. Cittadini rispettosi della legge che portano armi costituiscono per le autorità una forza moltiplicatrice per la neutralizzazione immediata di minacce e pericoli»
Questa dichiarazione è emblematica della natura coloniale dello Stato di Israele, che incoraggia a continuare nei loro crimini i gruppi fascisti di estrema destra, come il Lahava, la Gioventù della Collina, i tifosi di calcio «La Familia» e il Beitar Yerushalaim, che hanno invaso Lyd, hanno bruciato auto palestinesi, attaccato la moschea, e distrutto il cimitero gridando «Morte agli arabi». A Bat Yam, il linciaggio di un palestinese è stato trasmesso in televisione contemporaneamente all'invasione delle case palestinesi ad Haifa e Acri. Il 10 maggio, le autorità di polizia hanno annunciato l'arresto di 1.000 cittadini, di cui 850 palestinesi e 150 simpatizzanti.

 

Gaza

Assediati dallo Stato di Israele e dal regime egiziano dal 2007 e soggetti a frequenti bombardamenti sionisti, due milioni di palestinesi stanno vivendo una drammatica crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Secondo il giornalista Ahmed Gabr, l'80% delle attività industriali e dei laboratori sono stati chiusi a causa dell'assedio della marina israeliana. I bombardamenti israeliani delle centrali elettriche e di quelle per il trattamento delle acque hanno limitato la fornitura di elettricità a una media di quattro ore al giorno e il 96% dell'acqua è contaminata, inadatta al consumo. Per effetto di una nuova aggressione, i palestinesi potrebbero ritrovarsi senza energia in pochi giorni. Il potere di fatto è esercitato da Hamas dopo la sua vittoria nelle elezioni parlamentari del 2006, che non è stata accettata dalla potenza occupante israeliana né dall'imperialismo americano ed europeo.
Gaza ha storicamente un ruolo di primo piano nella lotta palestinese. È stato a Gaza che, nel 1897, ha avuto inizio la prima Intifada e dove si sono svolte le marce di ritorno nel 2018-2019, durante le quali 189 palestinesi furono uccisi dall'esercito di occupazione israeliano e più di 20.000 rimasero feriti.
Di fronte agli eventi di Al-Quds, Hamas, insieme alla Jihad islamica sua alleata, ha lanciato alcuni razzi contro lo Stato sionista per chiarire che si era unito alla resistenza.
A differenza di quanto viene diffuso dalla propaganda sionista, la resistenza è legittima sotto l'occupazione, con tutti i mezzi: questo non è terrorismo. Terrorista è lo Stato razzista di Israele.
Da quel momento, Gaza deve affrontare una nuova carneficina, essendo brutalmente sotto i bombardamenti dell'aviazione israeliana, che lancia missili ad alta potenza distruttiva. Secondo il relatore delle Nazioni Unite, circa 300 edifici sono stati colpiti dai bombardamenti, e finora 200 palestinesi sono stati uccisi e migliaia sono rimasti feriti.
C'è un visibile miglioramento tecnologico dei razzi lanciati da Gaza, sia nella capacità di lancio seriale - che rende difficile l'intercettazione - sia in termini di estensione della gittata - potendo ora colpire bersagli fino a 250 chilometri. Nonostante il miglioramento della portata, i loro razzi non reggono al confronto con i missili e gli aerei di ultima generazione forniti dagli Stati Uniti all'esercito israeliano. Per questo motivo, non possiamo definire guerra l'aggressione israeliana, ma piuttosto un massacro.

 

Cisgiordania

In Cisgiordania, la resistenza palestinese deve affrontare un regime di apartheid, con muri e posti di blocco imposti dall'occupazione israeliana, nonché dai servizi di polizia e di intelligence dell'Autorità palestinese, che mantiene un vergognoso accordo di cooperazione per la sicurezza con lo Stato di Israele.
Nonostante le difficoltà, in tutte le città e nei villaggi palestinesi della Cisgiordania, come Ramallah, Betlemme, Al-Khalil (Hebron), la gioventù palestinese manifesta e affronta una forte repressione da parte delle forze militari dell'occupazione, costringendo l'Autorità palestinese a schierarsi contro i bombardamenti israeliani di Gaza e per il ritorno ai negoziati.

 

Rifugiati e diaspora

Il quadro della lotta palestinese è completato dalla forte mobilitazione dei palestinesi che vivono fuori dalle terre palestinesi - più della metà della popolazione di circa tredici milioni di palestinesi- a cui non è consentito il ritorno dalla potenza israeliana di occupazione.
Vi è un’intensa agitazione dei giovani nei campi profughi palestinesi in Giordania e in Libano, Paesi in cui i palestinesi, uniti agli arabi locali, hanno organizzato manifestazioni al confine con la Palestina occupata, dove sono stati repressi dalle forze israeliane, giordane e libanesi.
Oltre alla Giordania e al Libano, ci sono state mobilitazioni di solidarietà in molte città del mondo (Londra, Parigi, Berlino, New York, Istanbul, Città del Capo, San Paolo e molte altre) con una grande presenza palestinese e araba in generale.
Nei Paesi arabi si sono svolte anche manifestazioni in Tunisia, Libia, Marocco e a Idlib (provincia siriana assediata dalle forze del regime siriano).

 

La posizione dell'imperialismo

Tra le varie dichiarazioni che invitano lo Stato di Israele e Hamas a cessare il fuoco, la posizione paradigmatica è quella dell'amministrazione democratica degli Stati Uniti.
Il presidente Biden e il suo segretario di Stato Anthony Blinken, hanno difeso il diritto dello Stato razzista di Israele di difendersi dalle «aggressioni» dei palestinesi. Inoltre, si rifiutano di riconsiderare la vendita, per 735 milioni di dollari, di armi ad alta tecnologia allo Stato di Israele, che le usa per promuovere il massacro a Gaza. È importante ricordare che gli Stati Uniti donano 3,8 miliardi di dollari all'anno in armi allo Stato di Israele. E hanno anche posto il veto a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su cui vi è stato il disaccordo dello Stato israeliano.
Infine, l'Onu fa le consuete dichiarazioni per la riduzione degli attacchi sia da parte dei palestinesi che degli israeliani, e per il ritorno ai negoziati, finalizzati all'attuazione della «soluzione dei due Stati», ingiusta da sempre e ora resa irrealizzabile dall'avanzata della colonizzazione delle terre palestinesi da parte dei coloni israeliani.

 

Alcune prime conclusioni

L'attuale rivolta palestinese avviene in forma spontanea e supera la frammentazione imposta dalla colonizzazione israeliana, trasformandosi in una rivolta dell'intera popolazione dentro e fuori la Palestina occupata. Questo fatto, di primaria importanza, ripropone la prospettiva dell'unità palestinese abbandonata dall'Olp dopo gli accordi di Oslo (1993). Inoltre ripropone concretamente la lotta per una Palestina libera, laica e democratica, dal fiume al mare, bandiera originaria dell'Olp abbandonata e sostituita dalla «soluzione dei due Stati».
L'attuale rivolta palestinese, che unisce la società frammentata, affronta come sempre nemici potenti: lo Stato di Israele e le sue forze militari, sia di polizia che paramilitari; il deciso sostegno dell'imperialismo americano ed europeo, oltre alla compiacenza dell'Onu e della «comunità internazionale»; i regimi arabi, molti dei quali sono in un processo di normalizzazione (delle relazioni, ndt) con lo Stato di Israele; e la borghesia palestinese rappresentata dall'Autorità nazionale palestinese (Anp) che è beneficiaria degli affari connessi con l'occupazione e collabora alla repressione con la potenza occupante israeliana.
Affinché la rivolta palestinese si consolidi come terza Intifada, è necessario un suo coordinamento locale e un coordinamento internazionale che rappresenti i palestinesi del '48, Al-Quds, la Cisgiordania, Gaza e la diaspora, come ha fatto l'Olp dalla fine dagli anni '60 agli accordi di Oslo. E che coordini le diverse espressioni della resistenza palestinese nella prospettiva politica dello smantellamento dello Stato di Israele, per una Palestina libera, laica e democratica, dal fiume al mare. Un esempio è il movimento delle donne palestinesi Tal'at, che afferma che non esiste una nazione libera senza donne libere e che rifiuta di cooperare con le organizzazioni femministe sioniste, collegando la lotta al maschilismo alla lotta per la liberazione nazionale.
L'unità con le rivoluzioni arabe è un altro punto fondamentale della strategia per la liberazione della Palestina. Mentre le dittature arabe collaborano direttamente o indirettamente con lo Stato di Israele, le masse arabe sostengono i palestinesi. L'ingresso nel movimento delle masse arabe costituisce la principale base di appoggio alle masse palestinesi e da qui deriva la necessità di costruire legami di solidarietà.
Allo stesso modo, l'ampia unità di azione a sostegno della resistenza e per rafforzare la solidarietà internazionale e anche le campagne come il Bds (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) sono essenziali per smascherare l'apartheid e la pulizia etnica a cui è sottoposto il popolo, e per fare pressione sui governi di ogni Paese.
Per portare questa lotta fino alla fine, è necessaria una nuova direzione politica rivoluzionaria della lotta per la liberazione della Palestina. Le organizzazioni attuali, siano esse nazionaliste, di sinistra o di orientamento islamico, non hanno un programma politico che punti in quella direzione. La principale organizzazione nazionalista è Fatah, guidata da Mahmoud Abbas, a capo dell'Autorità palestinese, che collabora direttamente con l'occupazione israeliana. Le principali organizzazioni della sinistra palestinese (Fplp, Dflp e Pp), all'ombra dell'Autorità palestinese, hanno voltato le spalle alle rivoluzioni nel mondo arabo sostenendo dittatori come Bashar al-Assad (vedi l’articolo «Un análisis de la izquierda palestina», del giornalista Tamer Khorma, sul sito https://litci.org/es/). Da parte loro, le organizzazioni di matrice islamica (Hamas, Jihad islamica, Ra'am nella Palestina del '48) difendono una Palestina islamica, promuovendo la divisione tra le masse palestinesi. Inoltre, le relazioni politiche tra la Jihad islamica e la dittatura capitalista iraniana la pongono in contrasto con le lotte democratiche della classe operaia iraniana, siriana e libanese (vedi l’articolo «Maher Al-Akhras e os caminos para a libertação da Palestina», di Fábio Bosco sul rapporto tra la resistenza palestinese e le rivoluzioni arabe, sul sito https://litci.org/pt/)
È chiaro che questa nuova direzione politica dovrà essere basata sulla classe operaia palestinese, sui contadini e sui giovani lavoratori che costituiscono le classi sociali che hanno l'interesse strategico a sconfiggere lo Stato di Israele, a smantellarlo e a costruire una Palestina libera, laica e democratica, dal fiume al mare.

 

  • Stop al massacro israeliano a Gaza!
  • Sostegno incondizionato alla resistenza palestinese e effettiva solidarietà internazionale!
  • Fronte militare con Hamas e tutte le organizzazioni palestinesi contro l'aggressione israeliana e per la fine del blocco di Gaza! Riparazione per tutti i danni causati alla popolazione di Gaza!
  • Stop agli sgomberi delle famiglie palestinesi e alla demolizione delle loro case causate da questa operazione continua di pulizia etnica!
  • Divieto della presenza di forze militari, di polizia o paramilitari israeliane nella città vecchia di Al-Quds, principalmente nella Spianata delle Moschee!
  • Ritiro immediato di tutte le forze di occupazione israeliane dalla Cisgiordania, da Al-Quds e da tutte le città e quartieri palestinesi! Per lo scioglimento dell'esercito e della polizia israeliana!
  • Per l'annullamento di tutte le leggi razziste contro i palestinesi!
  • Libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi!
  • Per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi!
  • Unificazione delle lotte palestinesi e costruzione di consigli popolari e operai per centralizzare la resistenza palestinese!
  • Per una nuova direzione politica rivoluzionaria per la liberazione della Palestina!
  • Per la fine dello Stato razzista di Israele e delle sue politiche di apartheid e pulizia etnica!
  • Per una Palestina libera, laica e democratica, dal fiume al mare!

 

[traduzione a cura di Salvatore de Lorenzo]

 

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