Partito di Alternativa Comunista

Le lotte dei lavoratori all’aeroporto di Orio al Serio

Le lotte dei lavoratori all’aeroporto di Orio al Serio

 

 

Intervista a cura della sezione di Bergamo

 

 

Le lotte aeroportuali hanno attraversato con potenza l’estate 2022, creando importanti disagi al servizio con massicci scioperi e costituendo, specialmente in alcuni Paesi come l’Inghilterra, vere avanguardie della lotta di classe. Anche in questi giorni sono in corso mobilitazioni all’aeroporto di Milano, con lavoratori del nostro partito in prima linea nella lotta e di cui parleremo in futuri articoli.
Qualche settimana fa abbiamo l’occasione di parlare con un lavoratore e attivista sindacale dell’aeroporto di Orio al Serio, promotore del primo sciopero nello scalo bergamasco e che per motivi che appariranno chiari leggendo l’intervista ha preferito rimanere anonimo.

 

Anzitutto, grazie per l’intervista. Puoi parlarci un po’ di te?

Buongiorno a tutti, sono un lavoratore dell’aeroporto di Bergamo in qualità di agente di rampa. Svolgo questa mansione dal 2012, avendo iniziato proprio da Bergamo, mentre nel periodo dal 2013 al 2018 ho girato cinque aeroporti e lavorato con più di 200 compagnie aeree. Sono tornato a Bergamo per la terza volta proprio a marzo 2018 e dall’anno scorso finalmente sono in pianta stabile, seppur non disdegni (anzi, il contrario!) ancora qualche trasferta a Malpensa...

 

Com'è la situazione all'aeroporto di Orio al Serio?

La situazione in cui versa l’aeroporto di Bergamo è senz’altro la più critica che abbia mai visto, almeno per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori. L’aeroporto di Bergamo Orio al Serio, terzo scalo in Italia per numero di passeggeri, è una «bella facciata» che nasconde condizioni lavorative da film horror: purtroppo la società che gestisce l’aeroporto è ispirata al modello Ryanair, che consiste nello sfruttare il più possibile i lavoratori stravolgendone le mansioni fino al vero e proprio mobbing, sottopagandoli e ricattandoli a favore del proprio profitto. Sembrano discorsi già fatti mille volte e da «tutto il mondo è Paese», però mi vien da dire, parafrasando George Orwell, che «tutto il mondo è Paese, ma l’aeroporto di Bergamo è più Paese». Giusto per fare degli esempi, esistono contratti che prevedono turni spezzati con intervalli da 11 ore, tali per cui un dipendente si trova a lavorare lo stesso giorno dalle 5 alle 9 del mattino e dalle 20 a mezzanotte, il giorno successivo dalle 13 alle 17, poi ancora dalle 5 alle 9 e così via; ci sono stagisti che lavorano in area passeggeri in completa autonomia (mentre dovrebbero essere sempre affiancati nelle loro mansioni) arrivando a 40 ore settimanali di lavoro effettivo per un compenso di 850€ al mese più buoni pasto, a cui le condizioni vengono vendute come «vantaggiose» solo perché in Italia - e questo è vero - esistono stage da 300€/mese. Come dire… esiste di peggio, quindi non lamentarti!
A chi si permette di dare consigli, suggerimenti o anche solo di portare la propria esperienza al servizio degli altri e dell’azienda spesso viene risposto che non è pagato per pensare, ma solo «per obbedire». Ma il nostro è un lavoro di problem-solving, quindi come si può pensare di svolgerlo in maniera meccanica, come se fosse una catena di montaggio? Abbiamo avuto casi in cui colleghe con figli piccoli a carico e contratto part-time che chiedevano una fascia oraria in cui lavorare (cosa che dovrebbe spettargli di diritto per legge) si sentivano rispondere «questo non è un lavoro per mamme».
Tutto questo, ovviamente, è solo il preambolo a chiari tipi di mobbing tipo il demansionamento o il cambio di mansione senza motivazione alcuna fino addirittura alla perdita del posto di lavoro. Insomma, qui si confonde il datore di lavoro con il re ed il lavoratore con il suddito: la maggior parte delle procedure operative che vengono emanate - e che i lavoratori sono costretti a firmare pena il non poter visualizzare la tabella dei propri turni lavorativi - è completamente unsafe e priva di logica, esponendo di fatto sia i lavoratori che i passeggeri a rischi più o meno gravi per la propria salute ed incolumità. Un esempio su tutti? Ryanair vuole che i passeggeri aspettino l’arrivo del proprio aereo sul piazzale, e l’handler che gestisce Ryanair, controllato al 100% dalla società di gestione Sacbo, obbedisce a tale volontà facendola di fatto diventare una procedura: i motori di un aereo in idle, cioè al minimo, emettono una vibrazione sonora compresa fra gli 80 e i 100 decibel e i passeggeri (compresi bambini al di sotto dei due anni) vengono così esposti per vari minuti, senza alcuna protezione, a un livello sonoro pari a quello delle casse di una discoteca (intendo proprio dello stare appiccicati alle casse di una discoteca)! Per non parlare del rischio di poter essere investiti dai vari mezzi che circolano sul piazzale e che per forza di cose devono essere movimentati all’arrivo dell’aeromobile in piazzola.

 

E, anche a fronte di questa sfilza di soprusi, qual è la situazione sindacale?

I sindacati già presenti in sede sono poco più che inesistenti, tant’è vero che finiscono sempre col soccombere (per non dire di peggio) al volere dell’azienda.
Facendo un esempio personale, tre anni fa ricevetti una lettera di contestazione a causa di un post privato sul mio profilo Facebook, un post privo di nomi e riferimenti specifici, un semplice sfogo dopo l’ennesimo atto di mobbing ricevuto, ossia visita fiscale dopo due giorni di malattia, il giorno stesso in cui sarei rientrato al lavoro. Essendo privato non avrebbe senz’altro dovuto essere visibile a chicchessia all’infuori della mia cerchia di amici virtuali, ma qualche spia fece lo screenshot di tale post e lo girò ai vertici dell’azienda: sarebbe stata violazione della privacy a mio favore e invece mi beccai 38€ di multa trattenuti dallo stipendio. Mi rivolsi ai sindacati e mi risposero che ero stato io ad essere ingenuo, che avevo sbagliato e che «non avevo capito come funzionava l’aeroporto»; purtroppo, con tutta l’esperienza accumulata sicuramente avevo ben capito: il timor reverentialis, contemplato nell’articolo 1437 del codice civile, fece il resto, ed io passai le pene dell’inferno. Ancora oggi credo si sia trattato di un atto fascista bello e buono, ossia punire qualcuno per il proprio pensiero, senza lontanamente tenere conto delle azioni.

 

Come ti sei avvicinato al sindacato in cui fai attività sindacale oggi?

Conobbi il sindacato della Cub Trasporti nel 2017, quando lavoravo a Malpensa, e fin dal 2018, anno in cui tornai a Bergamo, ebbi lo stimolo di farlo entrare anche lì. La vedevo come l’unica via d’uscita per rendere quel posto, potenzialmente bellissimo e pieno di ragazzi bravi e volenterosi, un posto dignitoso dove lavorare bene e in tranquillità: capiamoci, nessuno scalo è il paradiso terrestre - come dimostrano i recenti scioperi a Malpensa e Linate che hanno portato persino alla convocazione dell’unità di crisi - ma, dopo averli vissuti sulla mia pelle, posso affermare con sicurezza che, se altrove esistono problemi legati alle possibilità, alla logistica, a questioni materiali, il problema dello scalo di Bergamo è principalmente un discorso di mentalità. Questo fa ancora più arrabbiare, perché basterebbe davvero pochissimo per renderlo un’isola felice a livello di aeroporti italiani, mentre si tende sempre a perdersi in un bicchier d’acqua e nell’autoritarismo, causando disservizi ai passeggeri e malessere ai lavoratori.
Cub secondo me ha una qualità fondamentale che altri sindacati non hanno, e lo dico perché li ho visti in azione a Malpensa e a Verona: sono semplicemente incorruttibili e si battono sempre per i diritti del lavoratore, che non significa andare contro all’azienda, anzi… significa solo aver capito che, per il bene del servizio (anche a livello economico) è meglio avere lavoratori sereni e soddisfatti, con i propri diritti rispettati, piuttosto che un ammasso di sudditi infelici e passivi. Lo dico da persona innamorata del proprio lavoro e dei propri colleghi (nel senso più vasto del termine): è arrivato il momento di una svolta all’aeroporto di Orio.

 

Quali sono le vostre prospettive di lotta per ottenere i vostri diritti?

Beh, prima di parlare di lotta, vorrei sottolineare che la diplomazia va sempre di pari passo con i risultati ottenuti: noi chiediamo migliori condizioni lavorative e adeguamento degli stipendi, dei livelli, delle mansioni, ecc…      
Nessuno vuole distruggere nessuno, ma è ovvio che, laddove le aziende fanno «orecchie da mercante», bisogna intervenire con metodi combattivi. Abbiamo organizzato uno sciopero il 12 settembre scorso dove la risposta, apparentemente lieve e con poche adesioni, è stata qualitativamente eccellente (chi era al presidio può confermarlo) e ne seguiranno altri, passando anche per il discorso delle contestazioni disciplinari.  A Bergamo i dipendenti temono le contestazioni da parte dell'azienda, quando invece, se esse sono del tutto campate in aria come spesso accade (vedi esempio sopra), queste diventano un'arma incredibile per il dipendente in sede legale. Faremo passare il messaggio tale per cui i comandati al lavoro, spesso erroneamente definiti «precettati», sono obbligati a lavorare solo nelle fasce garantite e, al di fuori di quelle, solo per quanto riguarda i voli garantiti, onde evitare di essere ulteriormente sfruttati dall'azienda in virtù del solito ricatto-contestativo: insomma, abbiamo diverse «armi» che speriamo di usare il meno possibile, seppur consci che c'è un grosso lavoro da fare, ma anche che «un cammino di mille miglia si inizia sempre con un primo passo», come diceva Lao Tzu. Ecco, noi abbiamo già fatto quel primo passo.

 

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