Una casa per sfruttarti meglio
La Sbe Spa di Monfalcone (Gorizia), inaugura gli appartamenti per i lavoratori immigrati
di Fabrizio Ferri
Sabato 11 marzo 2006, a Monfalcone (Gorizia), sono stati inaugurati undici appartamenti ricavati nelle palazzine del compendio dell'ex Agraria, realizzate dai fratelli Cosulich (fondatori dei Cantieri Navali dell'Adriatico, oggi Fincantieri) nel 1922 per rifornire l'albergo degli operai e quello degli impiegati e l'emporio del quartiere di Panzano. Questi undici appartamenti "ospiteranno" quarantacinque operai immigrati (dall'estero o dal meridione). I fondi necessari alla ristrutturazione di tali abitazioni sono stati erogati dal ministro del welfare regionale del Friuli Venezia Giulia. Questo progetto è stato lanciato dalla Sbe Spa (Società Bulloneria Europea), che ha ottenuto il comodato d'uso di questi appartamenti, diventando un esempio per gli imprenditori regionali che vogliono ricalcare la strada intrapresa dai fratelli Cosulich negli anni venti del secolo scorso e da altri capitalisti ancora prima nel tempo. Oggi in Friuli la Sbe attua le proprie strategie antioperaie con la benedizione dell'assessore regionale del Prc Roberto Antonaz.
Precarietà e alloggi: la tattica del padronato
Nel 1907 nacquero a Monfalcone i Cantieri Navali dell'Adriatico - l'attuale Fincantieri, che oggi costruisce soprattutto navi da crociera - che, al tempo del fascismo, producevano anche aerei da guerra per l'aviazione italiana. I fondatori, ovvero i fratelli Cosulich, attorno al cantiere navale, fecero costruire una vera e propria cittadina, l'attuale Panzano, nella quale alloggiavano gli operai e i dirigenti provenienti da zone lontane dal Monfalconese. A Panzan, inoltre, fu costruito un impianto sportivo per il calcio e l'atletica e varie infrastrutture per garantire i bisogni agli abitanti (negozi, bar, ecc.). Ovviamente, anche oggi queste abitazioni sono utilizzate dai lavoratori meridionali e stranieri che lavorano prevalentemente in Fincantieri. Una parte di queste abitazioni sono vuote, perché da ristrutturare.
Questo "avvenimento" è stato presentato all'opinione pubblica come una buona azione da parte del padrone della Sbe e come esempio concreto di integrazione per gli immigrati. Se da un lato è vero che il problema casa esiste, è falso che questa sia la risposta più adeguata da un punto di vista di classe.
Il lavoratore immigrato che lavora alla Sbe, sarà reso così ancora più docile e "dipendente" dal padrone, perché non vuole correre il rischio di perdere la casa concessagli dall'azienda. Ovviamente sarà più difficile che scioperi o che si lamenti semplicemente, pena la perdita del posto di lavoro e la casa. (vale la pena ricordare che i contratti di questi quarantacinque operai sono per la maggior parte dei casi a tempo determinato o interinale).
A tal proposito, Frederich Engels, nel lontano 1886 scriveva, parlando dei villaggi operai inglesi, che: "In Inghilterra sono sorti in tal modo interi villaggi, taluni dei quali si sono sviluppati in città. Sennonché, invece d'essere grati ai filantropici capitalisti, i lavoratori da allora hanno mosso obiezioni assai significative al sistema del cottage. Hanno obiettato non solo che essi devono sborsare un prezzo di monopolio per le case, perché gli industriali non hanno concorrenti, ma altresì che ad ogni sciopero si vengono a trovare subito senza tetto, poiché l'industriale mette alla porta su due piedi, e rende così molto difficile ogni resistenza".
Capitalismo e questione abitativa
Inoltre, va spiegata una questione contabile. Il lavoratore vedrà trattenersi nella busta paga la somma forfetaria dell'affitto (stimata attorno al 10% dello stipendio mensile), che andrà prevalentemente nelle tasche del padrone. Ma se un appartamento può ospitare 10 persone, ognuna di queste pagherà la somma, e il gioco è fatto. Un appartamento quindi può fruttare molti soldi e fedeltà del lavoratore che è fortemente ricattabile in ogni momento. Gli alti affitti e i costi proibitivi per un acquisto immobiliare, rapportati alle condizioni materiali dei lavoratori, rappresentano una vera piaga per il proletariato, ma non solo.
Sempre Engels spiegava che la scarsezza degli alloggi di cui soffrono i lavoratori e una parte dei piccoli borghesi è uno degli inconvenienti minori, secondari, che derivano dall'odierno modo di produzione capitalistico. Non è una conseguenza diretta dello sfruttamento del lavoratore in quanto tale da parte del capitalista. Ma è proprio lo sfruttamento il male radicale, che la rivoluzione politica e sociale intende eliminare eliminando il sistema capitalistico di produzione.
Nelle città esiste già un numero sufficiente di abitazioni necessarie a coprire la richiesta di alloggi. Però per utilizzare in modo razionale questi alloggi, in molti casi disabitati, bisogna passare attraverso l'esproprio degli attuali proprietari. Si capisce che una misura simile potrà essere presa sola dal proletariato quando avrà preso il potere politico.
La borghesia tende a risolvere il problema delle abitazioni in funzione del fatto che il problema si riproduce continuamente. In ultima analisi possiamo affermare che solamente la via della rivoluzione socialista potrà dare risposta ai vari bisogni della classe lavoratrice e quindi della maggioranza della popolazione.




















