Partito di Alternativa Comunista

Nepal: per un governo operaio e contadino

Nepal: per un governo operaio e contadino

Il governo di Ginija Prasad Koirala non rappresenta la soluzione per gli operai e i contadini poveri


di Antonino Marceca

 

La crisi pre-insurrezionale, che ha investito il Nepal - uno Stato dipendente disposto ai confini tra l'India e la Cina - nel mese di aprile, sembra abbia trovato una soluzione provvisoria il 2 maggio con la costituzione del governo di collaborazione di classe del primo ministro Girija Prasad Koirala, presidente del Partito del Congresso del Nepal e vecchio arnese della borghesia liberale nepalese, sempre vicino al palazzo reale. La monarchia, almeno per il momento, è salvaguardata. Il governo è sostenuto dall'alleanza (Spa) di sette partiti: Partito del Congresso, Partito del Congresso Democratico, Partito Comunista del Nepal (m-l unito), Partito dei lavoratori e dei contadini (Fronte della Sinistra Unito), Sadbhavana Nepali Party, Rastriya Iana Morchia e Sanyunkta Janamorcha Nepal. Koirala ha tenuto per sé il ministero della difesa e una dozzina di altri dicasteri, Kp Sharma Oli del Pcn (m-l unito) è stato nominato vice Primo ministro e ministro degli Esteri.

L'altro Partito Comunista del Nepal (maoista) ha annunciato una tregua e revocato il blocco della capitale e delle principali città, dichiarando che continuerà la lotta per l'assemblea costituente e la repubblica. Il nuovo governo ha approvato una risoluzione che prevede le elezioni per l'assemblea costituente, che dovrà elaborare la nuova carta fondamentale e decidere del destino istituzionale; ha accettato la tregua proposta dai maoisti, annullato i provvedimenti d'arresto e invitato i dirigenti maoisti a sedere al tavolo dei negoziati. Prachanda, leader del Pcn maoista, in un comunicato, dopo aver apprezzato le decisioni del governo, ha espresso la disponibilità del suo partito al dialogo.

L'annuncio della formazione del nuovo governo ha coinciso con l'arrivo nella capitale, Kathmandu, dell'assistente per il Segretariato di Stato americano competente per l'Asia, Richard Boucher, che avrà colloqui con il re e con il premier Koirala. Già nel novembre 2005, dopo la stretta repressiva del 1° febbraio in cui la repressione si era estesa a settori liberali, tra i sette partiti sopra menzionati e i maoisti si era giunti a un'alleanza basata su dodici punti, che prevedevano tra l'altro un governo ad interim per indire le elezioni di un'assemblea costituente attraverso cui determinare il destino della monarchia. Si trattava di un programma che esprime gli interessi della borghesia liberale finalizzata a ingabbiare le forti potenzialità di lotta e rivoluzionarie presenti nel paese himalayano.

Lo sciopero a oltranza di aprile

Quello che doveva essere uno sciopero di quattro giorni (dal 6 al 9 aprile), proclamato dall'opposizione contro il potere monarchico assoluto e per il ripristino della democrazia, ha trasceso le direzioni dei partiti d'opposizione assumendo i caratteri di uno sciopero a oltranza per la cacciata della monarchia. Lo sciopero era sostenuto dai sindacati, da associazioni studentesche, partecipato da milioni di operai, disoccupati, contadini e giovani studenti che si sono riversati nella capitale Kathmandu e nelle principali città del Paese in un clima pre-insurrezionale, affrontando con coraggio e determinazione la brutale repressione che il re Gyanendra aveva ingiunto all'esercito e alla polizia di attuare.

Il regime è stato paralizzato, le forze di repressione non sono state in grado di esercitare tutto il loro potenziale di fuoco per il malcontento tra gli ufficiali dell'esercito e la disillusione tra le forze di polizia. La catena di comando nell'esercito si è inceppata, con soldati demotivati e la polizia incapace di reagire. L'esercito e la polizia, che costituiscono il fulcro di uno stato militarizzato, nel corso della rivolta si sono ritirati a protezione del governo e del palazzo del re nella capitale Kathmandu.

In queste settimane di aprile, insomma, il Nepal ha raggiunto una situazione in cui il vecchio potere non riusciva più ad esercitare il suo dominio mentre il nuovo, basato sull'alleanza tra operai e contadini poveri, era privo di una direzione marxista rivoluzionaria adeguata. In questo quadro critico, grazie ai consigli e alle pressioni di Usa, Gran Bretagna, Ue, India e Cina, il re Gyanendra, nel tentativo di salvare la monarchia, ha annunciato la riapertura del vecchio Parlamento, che lui stesso aveva dissolto il 22 maggio 2002, e affidato l'incarico di formare il nuovo governo a Girija Prasad Koirala.

 

Le responsabilità della sinistra stalinista

 

Il Partito Comunista del Nepal (m-l unito, al governo) è stato fondato il 22 aprile 1949 su basi staliniste. Dopo il terzo congresso del partito, tenuto nell'aprile del 1962, una fase di scissioni e differenti filiazioni internazionali, in relazione allo scontro tra Cina e Urss, investì il partito. Nel 1990 si costituì l'Unity Centre del PCN, una frazione maoista che, dopo una fase clandestina nel 1995, fondò il Pcn maoista, che avviò la "guerra del popolo" con basi nelle campagne. Il Pcn (m-l unito), viceversa, partecipò alle elezioni generali del 1991 e poi nel 1994 ottenendo vasti consensi elettorali e avviando la fase di partecipazione al governo con i liberali nel quadro di una monarchia assoluta.

Tra le forze staliniste presenti nel Paese, la maggiore responsabilità, per la subordinazione della classe operaia alle forze liberali e al loro programma, ricade proprio sul Partito Comunista del Nepal (m-l unito). Questo partito nelle elezioni politiche del 1999 ha raggiunto il 31,6 % dei consensi elettorali ed è maggiormente radicato tra i lavoratori delle città. Nel corso di questa lotta non ha dato nessuna indicazione indipendente alla classe operaia mantenendo soltanto la richiesta, comune ai partiti liberali, di una "democrazia plurale": una richiesta che mira semplicemente a riprendere il lento cammino della primavera del 1990, quando un forte movimento popolare e il blocco commerciale portato avanti dall'India costrinsero la monarchia a rinunciare al potere assoluto e introdurre un sistema politico parlamentare multipartito.

Il Partito Comunista del Nepal (maoista) costituisce invece un movimento armato contadino in un Paese caratterizzato da una struttura economica prevalentemente agraria, in cui predomina il latifondo e la stessa famiglia regnante è tra i più grandi latifondisti. Sulla base della parola d'ordine "la terra a chi lavora" il Pcn maoista ha condotto una guerriglia ("guerra del popolo") nelle campagne a partire dal febbraio 1996. L'oppressione, la povertà, la resistenza dei contadini all'espulsione dalle loro terre, la fame di terra dei contadini poveri hanno permesso un notevole radicamento della guerriglia in vaste parti del Paese in cui si è realizzato un blocco tra "forze patriottiche, democratiche e di sinistra", comprendenti strati di piccola e media borghesia e contadini poveri, sulla base di un programma "antifeudale e antimperialista".

Il partito maoista e l'organizzazione militare "esercito del popolo" sono strettamente intrecciati e diretti dal presidente del partito Pushpa Kamal Dahal (Prachanda). La linea politica, approvata nella II Conferenza Nazionale del partito, è indicata con il nome di "Cammino Prachanda", evidente segno di culto della personalità del capo: una politica basata sulla strategia, tipica del maoismo, delle "campagne che accerchiano le città", mentre la classe operaia delle città viene relegata ad un ruolo puramente passivo e di attesa dell'esercito contadino liberatore. Questa concezione del processo rivoluzionario in caso di vittoria dell'esercito contadino porterebbe ad uno stato burocraticamente deformato fin dall'inizio, come successe in Cina e in Cambogia, premessa alla restaurazione capitalistica. L'adesione del Pcn (maoista) alla teoria stalinista della rivoluzione a tappe, in cui la classe operaia nei paesi dipendenti deve limitare i propri obiettivi alla formazione di una repubblica democratica borghese, lo porta ad adattarsi alle forze del blocco liberale e di fatto a sostenere il governo.

 

La sola prospettiva è un governo operaio e contadino

 

Il governo di Girija Prasad Koirala non risolverà nessuno dei problemi che interessano la classe operaia e i contadini poveri del Paese: la borghesia nepalese è troppo debole per risolvere persino le questioni democratiche. Sotto la sua direzione l'assemblea costituente sarà svuotata di quei contenuti immediati che interessano le masse oppresse, le quali hanno pagato con il sangue la lotta per le libertà democratiche. Il sostegno accordato al governo da parte delle forze staliniste non solo permette alla aristocrazia e alla borghesia di sopravvivere ma ingabbia le forze rivoluzionarie: la classe operaia e i contadini poveri.

Per questo noi pensiamo che il proletariato nepalese e i contadini poveri non debbano accordare nessuna fiducia al governo di collaborazione di classe di Girija Prasad Koirala. Solo il loro armamento, la costituzione di Consigli (Soviet) degli operai, dei contadini e dei soldati, la lotta per un governo operaio e contadino sono la migliore garanzia contro la monarchia, il governo borghese e l'imperialismo. La costituzione di un governo operaio e contadino che inizi a risolvere la questione agraria ed avvii il controllo operaio e pianificato della produzione può rappresentare un potente fattore di sviluppo della rivoluzione in Asia, in Cina e in India, verso una Federazione Socialista dell'Asia del sud.

Ancora una volta, in questa epoca di guerra e rivoluzione, rimane indispensabile l'insegnamento di Lenin e di Trotsky sulla centralità della direzione della classe operaia nella fase democratico borghese dei processi rivoluzionari nei Paesi dipendenti (coloniali e semicoloniali) e, con essa, l'indipendenza dei partiti comunisti dai liberali. Anche se in Nepal la classe operaia è una minoranza della popolazione solo la sua direzione e la sua egemonia possono garantire uno sbocco socialista al processo rivoluzionario.

 

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