Classici del Marxismo
Il programma transitorio
Una guida per l'azione e per la rivoluzione socialista
di Ruggero Mantovani
"La nostra dottrina non è un dogma, ma una guida per l'azione": è un'affermazione con cui Engels ha egregiamente sintetizzato il contenuto programmatico del marxismo, il cui tratto essenziale ha costituito quel filo rosso che ha attraversato, per oltre centocinquanta anni, la battaglia dei marxisti rivoluzionari. Il programma comunista non ha mai rappresento un postulato morale, un'ideologia speculativa, un generico "manuale" sul capitalismo e sul socialismo: esso riflette anzitutto il pensiero, le condizioni oggettive e gli obiettivi del movimento operaio. Per dirla con Lenin, "nel suo programma il proletariato deve formulare la sua dichiarazione di guerra al capitalismo". Un programma comunista, in definitiva, si risolve nella prospettiva della conquista del potere e nella costruzione del socialismo. Questa è stata fin dal suo nascere l'essenza programmatica del marxismo (ben rappresentata da Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista) che, lungi dal celebrare il trionfo di una ricetta salvifica, ha costituito il principale strumento di lotta politica del partito rivoluzionario.
Il Manifesto del Partito Comunista
Per Marx ed Engels il programma comunista ha rappresentato una teoria generale di trasformazione sociale che, al contempo, è stata una prassi, basata sul rifiuto della divisione strumentalmente (come la storia del revisionismo socialdemocratico ha dimostrato) tra un "programma minimo" e un "programma massimo" con cui promettere "la sostituzione del capitalismo con il socialismo in un futuro non definito". Il Manifesto del Partito Comunista, che è senz'altro il più geniale manifesto della letteratura mondiale, sorprende ancora oggi per la sua freschezza ed attualità: ciò non vuol dire che in esso non vi siano alcune parti invecchiate, o che non ha avuto nel tempo bisogno di correzioni e di complementi. Il pensiero rivoluzionario non ha nulla in comune con l'idolatria: per i marxisti (asseriva Trotsky), i "programmi e i pronostici si correggono alla luce dell'esperienza".[1] Ma quello che rimane insostituibile sono le indicazioni fondamentali della teoria rivoluzionaria e del metodo delle rivendicazioni programmatiche transitorie.
La concezione materialistica della storia espressa nel primo capitolo del Manifesto, con cui i due rivoluzionari dichiarano che " la storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotta di classe", ha di fatto sostituito tutte le impostazioni piccolo borghesi e liberali espresse nelle teorie del "bene comune", delle "verità eterne della morale" e dell'"unità nazionale". Similmente, rimangono assolutamente attuali: l'anatomia del capitalismo (approfondita successivamente nel Capitale), quale stadio determinato dell'evoluzione economica; la teoria dell'impoverimento progressivo della forza lavoro (che non ha nulla a che fare con l'arricchimento della aristocrazia operaia); la concezione dello stato come comitato che amministra gli affari comuni di tutta la borghesia, quale unica teoria scientifica dello stato; la concezione della "lotta di classe come lotta politica" e l'"organizzazione dei proletari in partito politico", autonomo ed indipendente da tutti i governi della borghesia; l'impossibilità per il proletariato di conquistare il potere all'interno del quadro delineato dalle leggi della concorrenza borghese e la necessità di organizzare il proletariato come classe dominante; il carattere internazionale della rivoluzione proletaria, quale sviluppo naturale dell'espandesi internazionale del capitalismo.
Questi elementi del Manifesto del partito Comunista, non essendo concepite come astrazioni, si sono costantemente intrecciate alle dieci rivendicazioni programmatiche transitorie che Marx ed Engels formularono alla fine del secondo capitolo, le quali, lungi dall'essere superate ed arcaiche, segnarono un metodo assolutamente irrinunciabile per i marxisti: costituirono un "ponte", come più tardi asserirà Trosky, tra le rivendicazioni attuali ed il programma della rivoluzione socialista".
Programma transitorio e partito bolscevico
E' un metodo ben custodito e sviluppato qualche decennio più tardi dal bolscevismo, che è possibile rintracciare sia nel processo di formazione del Partito socialdemocratico in Russia fino al congresso del 1903, sia negli scritti successivi del 1917 e del 1918 negli anni più intensi e felici della rivoluzione russa. L'elaborazione di un programma comunista ha costituito per Lenin il fondamentale strumento per costruire il partito della rivoluzione socialista, capace di rispondere anzitutto alle condizioni di sviluppo del capitalismo e della coscienza del proletariato russo. In definitiva per i bolscevichi il programma ha costitutivo l'elemento di coesione del partito, formato per selezione da elementi avanzati, coscienti e non genericamente da "professori, studenti e scioperanti", come asserivano i menscevichi.
Fin dal 1885 quando Lenin scrive il suo primo progetto di programma, nel gettare le basi per la costruzione del partito rivoluzionario, senza alcuna esitazione sosterrà che solo "il ruolo protagonista della classe operaia (...) il suo essere classe antagonista al capitalismo" avrebbe spazzato via il potere della teocrazia zarista. Quello scritto avviò un fecondo dibattito all'interno della socialdemocrazia russa che si concluderà solo al II congresso del Posdr nel 1903. Tutta l'elaborazione dei programmi successivi (nel 1899 nel secondo progetto, seguito nel 1901 dal programma elaborato da Plechanov su incarico della redazione dell'Iskra), Lenin sostiene implacabilmente che l'obiettivo è: "l'organizzazione della lotta di classe del proletariato e la direzione di questa lotta, la conquista del potere politico del proletariato e l'organizzazione della società socialista". In tutto il processo di formazione del partito bolscevico Lenin, in aperta opposizione con il riformismo russo, torna spesso sul tema del programma difendendone il suo carattere rivoluzionario: in definitiva la questione del programma e la forma del partito che avrebbe realizzato la sua elaborazione è l'arena in cui si costruì il partito che realizzerà nel 1917 la rivoluzione proletaria.
E proprio nel 1917, con le Tesi d'aprile, Lenin, condensando i risultati del suo lavoro sull'imperialismo, porrà nel vivo della rivoluzione ancora una volta il nodo fondamentale del programma comunista: avanzare ai lavoratori la necessità immediata della conquista del potere, non come fraseologia rivoluzionaria, ma lanciando un programma di rivendicazione transitorie chiare e popolari: nazionalizzazione delle risorse economiche e soppressione degli apparati repressivi dello Stato borghese; controllo della produzione sociale da parte dei soviet operai.
Il dibattito sul programma continuerà anche dopo la rivoluzione russa e impegnerà il Partito comunista fino al VIII Congresso (marzo 1919), proprio nel momento più delicato per le sorti del giovane Stato operaio. La rivoluzione realizza una novità storica senza precedenti, ma è proprio Lenin ad insistere sulla necessità di modificare il programma transitorio; non è più solamente uno strumento di propaganda e agitazione per la presa del potere, ma deve guidare la transizione al socialismo: deve essere, in definitiva, espressione delle esigenze e dei progetti rivoluzionari e al contempo lasciare intatta la traccia del percorso storico che ha condotto all'Ottobre. Il programma diventa il principale strumento della rivoluzione internazionale del proletariato da cui nascerà la Terza Internazionale.
Programma e organizzazione
In Lenin, così come già precedente per Marx ed Engels, non esiste alcuna frattura tra le questioni organizzative e quelle programmatiche: tra queste vi è un rapporto dialettico, non primeggia mai l'una sull'altra. L'elaborazione del programma come strumento tattico-strategico per la presa del potere è possibile alla condizione che vi sia un'organizzazione rivoluzionaria di avanguardia che, nel vivo del conflitto di classe, elabori un programma transitorio. Come asserirà Trotsky, nel continuare la battaglia leninista contro il bonapartismo staliniano, "nella lotta per il potere il proletariato non ha altra arma che l'organizzazione". In definitiva "il significato del partito è il significato del programma"[2] e tanto più un partito è formato da elementi selezionati, più avanzati e dediti alla lotta politica, tanto più può giocare un importante ruolo storico e ciò indipendentemente dalla sua composizione numerica.
L'elaborazione del programma comunista, per Trotsky, deve evitare sia la tendenza all'astrazione settaria, ripetendo parole d'ordine generali senza alcuna connessione al livello della coscienza della lotta di classe; sia il pericolo opposto: adattarsi alle condizioni specifiche che prescindono dalla strategia generale. Abbiamo ripetuto - asserisce Trotsky- che il carattere scientifico della nostra attività consiste nel fatto che noi non adattiamo il nostro programma alle congiunture politiche o al pensiero o allo stato d'animo delle masse, ma che adattiamo il nostro programma alla situazione oggettiva come essa è rappresentata dalla struttura economica di classe della società (...) il compito del partito è portare la mentalità arretrata delle masse in armonia con i fatti oggettivi, far capire il compito oggettivo ai lavoratori"[3].
Per questi motivi il programma transitorio ha anzitutto un contenuto pedagogico, poiché è costantemente finalizzato a cambiare lo stato d'animo delle masse: "l'arte della propaganda è anzitutto il coraggio di essere impopolari". Questa è stato (ed è tanto più oggi) il compito storico dei marxisti conseguenti: "bisogna aiutare le masse - ritiene Trotsky - a trovare, nel processo della loro lotta quotidiana, il ponte tra le rivendicazioni attuali e il programma della rivoluzione socialista. Questo ponte deve consistere in un sistema di rivendicazioni transitorie che partono dalla condizioni attuali e dal livello di coscienza attuale di larghi strati della classe operaia e portino invariabilmente a una sola conclusione:la conquista del potere da parte del proletariato (...). La Quarta Internazionale non respinge le rivendicazioni del vecchio programma "minimo", nella misura in cui le rivendicazioni parziali "minime" si scontrano con le tendenze disgregatrici e distruttive del capitalismo decadente"[4]. Al di la della specificità temporale e della congiuntura storica in cui Trotsky formula il programma transitorio, nel vivo della resa dei conti tra rivoluzione e contro rivoluzione staliniana e poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il metodo che in esso è contenuto costituisce ancora oggi uno strumento insostituibile per la costruzione del partito rivoluzionario. Un partito che sappia unirsi costantemente alla classe operaia e "nuotare con la corrente delle masse", consapevole che "questa corrente è la rivoluzione".
[1] L. Trotsky, "A novant'anni dal Manifesto del Partito Comunista" (1930).
[2] L. Trotsky, "Completare il programma e metterlo alla prova" (1938).
[3] Ibidem.
[4] L. Trotsky, Il programma di transizione (1938).




















