Contro il governo di guerra e di rapina
Sciopero generale!
Antonino Marceca
Il governo Prodi, in
attesa dell'avvio della fase costituente del Partito democratico, continua la
sua politica lungo la via da tempo tracciata.
Il Prc, sempre più in
difficoltà nel giustificare ai militanti di base il suo sostegno al governo,
attende fiducioso l'afflusso di nuovi assessori, ministri e burocrati sindacali
in libera uscita dai Ds, e per accoglierli convenientemente nelle nuove case
territoriali, apre il "cantiere della sinistra".
Intanto cresce il
malessere dei giovani, degli operai e delle masse popolari, un'inquietudine espressa
dai fischi degli operai di Mirafiori - esasperati dallo smantellamento del
sistema pensionistico pubblico e dalla rapina del Tfr - ai segretari nazionali
di Cgil, Cisl e Uil; e ribadita, dopo il finanziamento delle missioni di guerra,
dai fischi degli universitari romani, questa volta scaraventati sul muso del
presidente della Camera Bertinotti.
Il quadro economico e sociale
Evidentemente, lo
stesso malessere non serpeggia nella borghesia. Nel mese di marzo abbiamo
potuto leggere le relazioni di due istituti di studi economici, Isae e
Eurispes, che ci hanno fornito alcuni dati sullo stato dell'economia e sui
salari dei lavoratori, mentre ad inizio d'aprile è arrivato lo studio del
Censis sul problema delle abitazioni.
L'Isae, l'Istituto di
studi e analisi economica, nel rapporto "Le previsioni dell'economia italiana"
conferma il superamento della fase di stagnazione della prima metà del decennio
(2001-2005) verso dinamiche annuali di crescita del prodotto interno lordo del
1,9% nel 2006, simili a quelle che caratterizzavano la seconda metà degli anni
'90, una crescita supportata dall'industria manifatturiera settore nel quale si
è riscontrato un aumento della produttività, della produzione e degli
investimenti fissi lordi. La stessa Confindustria segnala inoltre il
rallentamento del costo del lavoro per unità di prodotto e, quindi, maggiori
profitti. Oltre a ciò si è riscontrato un miglioramento dei conti pubblici: il
calo del deficit pubblico dal 4,1% al 2,4% del Pil.
Una ripresa costruita sui bassi salari e sulla
precarizzazione, come confermano i dati dell'Eurispes, Istituto di studi
politici economici e sociali, nel rapporto "Povero lavoratore: l'inflazione ha
prosciugato i salari": i salari in Italia sono, in termini di potere d'acquisto,
i più bassi d'Europa, appena sopra il Portogallo. Una situazione che l'Eurispes
collega al differente trend di crescita dei salari tra il 2000 e il 2005 tra
l'Italia e la media europea. Lo studio del Censis espone lo stato degli affitti
per l'abitazione: dal 2000 sono aumentati del 128%, mentre il 42% delle
famiglie in affitto paga più di 700 euro al mese. Una situazione conseguente
alle grandi liberalizzazioni e cartolarizzazioni: oggi la quota di edilizia
pubblica è di appena il 4,5%.
Mentre attendiamo di conoscere il destino di Alitalia e Telecom, il
governo annuncia aumenti delle tariffe e nuovi esuberi nelle ferrovie,
la messa sul mercato di Fincantieri; e, dopo l'ultima "liberalizzazione" di
Bersani, con l'apertura degli investimenti privati nelle scuole è in arrivo il d.d.l.
Lanzillotta sulla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali.
I dodici punti di Prodi
Sin dall'inizio della legislatura, circa una anno fa, la
sinistra di governo (Prc, Pdci, Verdi e sinistra Ds) ha utilizzato gli
aggettivi del voluminoso programma per illudere i lavoratori e le masse
popolari circa la possibilità di "condizionare da sinistra" le scelte dell'esecutivo.
Questi dieci mesi hanno invece evidenziato che gli atti del governo borghese
(dal massacro economico e sociale alla guerra imperialista) non si lasciano
condizionare, mentre alla sinistra di governo è richiesto di farsi carico di
tenere a freno le mobilitazioni contro quelle decisioni.
Lo scivolone di febbraio ha permesso a Prodi di presentare un
patto di ferro in dodici punti: cioè l'essenza stessa del programma dell'Unione.
Le condizioni sono
state presentate il 22 febbraio ai partiti della coalizione: e sulla base dei
dodici punti, "prioritari e non negoziabili" il governo ha ottenuto la fiducia.
I dodici punti
consistono di poche righe, senza più la lunga prosa delle 281 pagine del
programma dell'Unione al tempo delle elezioni. Essi si aprono sulla politica
estera ed è subito chiara la strada che l'esecutivo intende percorrere:
finanziamento delle missioni militari, permanenza nella Nato e allargamento
della base militare Usa a Vicenza, "sostegno costante alle iniziative di
politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni
internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza
Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in
Afghanistan", valorizzazione e sostegno alla penetrazione del capitale italiano
all'estero.
Gli altri punti
spaziano dall'aumento dell'età pensionabile e la revisione dei coefficienti di
trasformazione, tagliando i rendimenti pensionistici di un'ulteriore 6-8%, alla
"rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi
europei (compresa la
Torino-Lione)", da una nuova ondata di privatizzazioni ad una
"concreta e immediata riduzione significativa della spesa pubblica". Infine
viene recuperata e rafforzata l'investitura plebiscitaria avuta da Prodi con le
primarie.
La grande concertazione
Acquisita la fiducia sui dodici punti e sul pacchetto
Bersani anche da parte di Follini e Turigliatto, il governo ha dato avvio il 22
marzo 2007 al tavolo di concertazione - pensioni, mercato del lavoro, pubblico
impiego - con le associazioni padronali e i maggiori sindacati.
Il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei,
appena tre giorni prima dell'inizio ufficiale del tavolo ha chiesto
l'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Si è trattato di
un'entrata a gamba tesa nella trattativa, di un'iniziativa forte del sostegno
del governo e della Commissione Europea, che nel libro verde sul lavoro chiede
la totale disarticolazione dei diritti dei lavoratori.
Nelle intenzioni di Confindustria c'è il proposito di
intervenire sui modelli contrattuali, sul salario, sugli orari di lavoro, sui
diritti e sulle tutele dei lavoratori. L'obiettivo dichiarato è quello di
svuotare di contenuti il contratto nazionale a favore della contrattazione aziendale.
Sugli orari l'obiettivo padronale è quello di svuotare di ogni potere negoziale
le Rsu aziendali.
In tema di flessibilità in entrata il direttore generale di
Confindustria, Maurizio Beretta, ha ribadito la totale contrarietà padronale a
rinunciare al pacchetto Treu e alla Legge 30, dicendosi disponibile a discutere
la proposta del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sugli ammortizzatori
sociali.
Il governo partecipa al tavolo con l'obiettivo di tagliare
la previdenza pubblica e le risorse destinate alla pubblica amministrazione.
Le burocrazie sindacali
di Cgil, Cisl e Uil partecipano al tavolo sulla base di un "documento unitario
su welfare, sviluppo e pubblico impiego" aperto a qualsiasi compromesso e
soprattutto ad estendere i fondi pensione ai pubblici dipendenti.
Di fronte a questo quadro la nostra indicazione è chiara:
serve è lo sciopero generale!




















