Ancora sui fondi pensioni: verità e retroscena
La burocrazia sindacale complice del furto del Tfr
Enrico Pellegrini*
Dal nostro punto di vista, in ambito prettamente sindacale,
c'è da rimanere alquanto sconcertati se si raffronta l'operato delle varie sigle
ultraconcertative (Cgil,Cisl e Uil) con il semplice asserto di base che guida
tutta la nostra lotta di Partito: l'interesse di classe.
Le diverse burocrazie sindacali svolgono un ruolo assai
utile e delicato nell'attuazione della cosiddetta riforma del Tfr: da una parte
lavorano ai fianchi i lavoratori denunciando l'inevitabilità della perdita del
diritto ad una pensione garantita e minimamente dignitosa, dall'altra si
propongono come gli "onesti" cogestori di un patrimonio(il Tfr) che, come una
serie di indovinati investimenti, risulterebbe essere l'alternativa valida e
sicura su cui poter contare domani in una futura vita da pensionati. Nulla di
più sbagliato!
La stessa Cgil nel 1969 era in prima fila nel rivendicare la
riforma dell'intero sistema pensionistico a ripartizione; con un metodo,
quindi, che svolgesse un giusto ed equilibrato ruolo di tenuta del potere
d'acquisto di chi stava per lasciare il ciclo produttivo senza grossi
contraccolpi economici legati a perdite o compressioni rispetto al salario
precedente. Fatte le dovute trasposizioni temporali (di fase storica, politica
ed economica) viene da dire: che bel salto di qualità! Che inversione di
tendenza! Che interesse... di parte!
Un po' di storia recente
Negli anni novanta abbiamo assistito a diverse riforme del
sistema pensionistico; ognuna di queste riassumeva l'assoluta necessità da
parte del capitalismo italiano di comprimere costi ritenuti troppo "onerosi"
per il sistema imprenditoriale di casa nostra, e presentava, sempre con la
scusa di tutelare le nuove generazioni, come assolutamente necessario il taglio
di rendimenti e prebende a chi ne usufruiva "abusivamente" ed "egoisticamente".
Singolare che gli stessi artefici di queste riforme (Cgil
Cisl e Uil in primis) dopo aver appoggiato il massacro effettuato con la
riforma Dini verso i futuri giovani pensionati nel 1995, ora si presentino come
coloro ai quali affidare (attraverso la gestione dei cosiddetti fondi "chiusi")
un immenso patrimonio finanziario su cui - vogliamo ricordarlo - non vige nessuna garanzia di restituzione e
rendimento. Sono soldi che a lungo andare contribuiranno a sopperire altre
forme di finanziamento (iscrizioni, quote associative ecc...) e che indicano
giocoforza un cambiamento di indirizzo, di "corpo" e di prospettiva dell'
intero panorama sindacale italiano, in parte già avvenuto. Sintomatico di questo
cosiddetto "nuovo corso" è lo scellerato meccanismo del silenzio-assenso su cui
nessuna parola di critica nè tantomeno di condanna è stata spesa; d'altra
parte, con una buona dose di retorica democratica, e' lo stesso strumento con
cui si fanno accettare i più recenti disastrosi rinnovi contrattuali.
Che fare?
Di fronte ad un governo portavoce di interessi bancari,
industriali e confindustriali si uniscono, dunque, un'insieme di forze sociali
che abdicando il loro ruolo primario di difesa del mondo del lavoro e si
offrono come la spalla sicura su cui portare avanti quel vero e proprio disegno
di rapina del Tfr dalle tasche dei lavoratori, facilitando in questo modo anche
l'assorbimento verso i fondi, in un secondo tempo, del Tfs (Trattamento Fine Servizio)
dei lavoratori pubblici. Il tutto articolato da pratiche di vertice, da
discussioni elitarie, da memorandum d'intesa firmati su tavoli convocati in
gran fretta e su cui nessuna parola può esser detta da parte di coloro che sono
le vere vittime di tali processi: i lavoratori.
Il "male minore" su cui auspichiamo ricada la scelta di
milioni di lavoratrici e lavoratori e' senza dubbio quello di esprimere la
volontà di lasciare il proprio Tfr in azienda e vederselo restituito un domani
con le garanzie di restituzione e rendimento(1,50% annuo più 0,75% tasso
inflazione).
A tale proposito, allo scopo di orientare al meglio tutta
una serie di scelte e di indirizzi politico-sindacali ci siamo mossi nel
tentare di costruire organismi autonomi ed indipendenti: i comitati per la
difesa delle pensioni e del Tfr. Lavoro assai duro per una serie di motivi in
cui ogni piccolo passo avanza in sintonia con l'interesse di chi, entrandovi,
cerca di guadagnare spazi e ruoli ad uso e consumo di piccoli o piccolissimi
gruppi di micro-potere burocratico e/o di propaganda politica. Succede così che
in diverse città si siano creati dei comitati (Roma, Mantova, Bari, Cremona,
Latina, Messina, ecc...) ma che gli stessi fatichino a lavorare data la loro
eterogeneità d'insieme caratterizzata essenzialmente dall'assenza di una forte
direzione politica.
Come Partito di Alternativa Comunista ci poniamo proprio
tale obiettivo e contribuiremo nell'immediato a cercare con forza non solo di
favorire la ripresa della lotta per la difesa delle pensioni pubbliche ma di
rendere più coerente e consapevole il ruolo dell'intera classe lavoratrice
italiana dando un seguito concreto a ciò che veniva ricordato nella fase
iniziale del testo.
Alzare il livello di coscienza del movimento operaio, liberandolo
dagli inganni "rifondaroli" e dalle illusioni penose della nuova compagine
liberale del partito "democratico" allo scopo di renderlo partecipe, emancipato
ed attivo è il nostro compito generale, fortemente legato a questa battaglia
specifica.
*Esecutivo Regionale Veneto Rete 28 Aprile Cgil




















