Partito di Alternativa Comunista

Aleksandra Kollontaji

Aleksandra Kollontaji

Conferenze sulla liberazione della donna

 

Sabrina Pattarello

 

Aleksandra Kollontaji nasce nel 1872 da una famiglia della nobiltà terriera e a partire dal 1890 milita attivamente nelle organizzazioni antizariste.
Nel 1896 organizza la raccolta di fondi a sostegno dello sciopero degli operai tessili di Pietrogrado e, nel 1917, è la prima donna ad essere eletta nel comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado. Primo membro donna del Comitato Centrale del Partito Bolscevico nel 1917, si pronuncia a favore dell'insurrezione d'ottobre e diviene commissario del popolo all'Assistenza Pubblica nel governo rivoluzionario. Dirigente dell'Opposizione Operaia nel 1920, le sue tesi furono sconfitte nel 1922. La Kollontaji passa alla storia per essere stata la prima donna ambasciatrice, in Norvegia. Il suo allontanamento dall'Urss le permette di non essere liquidata da Stalin, seguendo la sorte comune di tutti gli altri dirigenti bolscevichi del 1917. Muore a Mosca nel 1952.
Di seguito, un breve estratto dalla serie di conferenze da lei tenute all'Università di Sverdlov, dove spiega sistematicamente ad operaie e contadine, membri e simpatizzanti del Partito Bolscevico, i problemi relativi all'oppressione e allo sfruttamento specificamente femminili, prendendo in analisi il periodo che parte dal comunismo primitivo per giungere alla società socialista. Queste conferenze costituiscono un documento prezioso per comprendere come le rivoluzionarie russe affrontarono la liberazione della donna all'epoca, e costituiscono una buona base di partenza per rispondere alle nuove questioni poste dalle attuali lotte del movimento delle donne.

 

12° Conferenza - La dittatura del proletariato: il cambiamento rivoluzionario nella vita quotidiana

 

"Nel corso degli ultimi quattro anni, la nostra repubblica operaia ha estirpato le radici stesse del secolare asservimento della donna. Il nostro governo sovietico mobilita le donne per la produzione, e si sforza di riorganizzare le loro vite su basi completamente nuove. (...)
A partire dall'autunno del 1918, abbiamo adottato in tutte le città il principio delle mense pubbliche. Le mense pubbliche e i pasti gratuiti per bambini ed adolescenti hanno soppiantato l'economia familiare. (...)
Le abitazioni comuni, le case collettive che ospitano famiglie e donne sole, da noi sono largamente diffuse. (...) Nella maggior parte di esse c'è una cucina comunitaria. Le pulizie vengono eseguite da addette alle pulizie salariate. In alcune comunità, ci sono una lavanderia centrale, un asilo nido e un giardino d'infanzia. (...) L'economia familiare individuale scomparirà necessariamente nella misura in cui si accrescerà il numero degli alloggi comuni aventi a disposizione unità abitative individuali arredate secondo il gusto di ciascuno. (...)
In questo periodo di transizione dal capitalismo al comunismo, all'epoca quindi della dittatura del proletariato, è stata ingaggiata una lotta violenta ed aspra che vede contrapposte le forme di vita collettive all'economia familiare privata. (...) Le forme di economia collettiva non riusciranno ad imporsi finché la parte della popolazione più direttamente interessata - le nostre lavoratrici - non parteciperà attivamente al cambiamento.
La riduzione del lavoro socialmente improduttivo della donna nell'economia domestica non è che un aspetto della problematica generale, visto che la donna è al pari responsabile dell'educazione e della cura dei figli. (...) Ma, attraverso la sua politica, il governo dei Soviet protegge la funzione sociale della maternità e solleva notevolmente la donna dal fardello dell'educazione dei figli, facendolo ricadere sulla comunità. (...)
La cura e l'educazione delle generazioni future non sono più compiti privati e familiari, d'ora innanzi se ne occuperanno lo Stato e la società. (...) Per poter pienamente godere del rapporto con il suo bambino, la madre deve essere sollevata dai pesi che la maternità comporta.(...) Beninteso, la Repubblica Sovietica non strappa a forza i bambini alle loro madri, come i paesi borghesi affermano nella loro propaganda per descrivere gli orrori del ‘regime bolscevico'. Mentre le donne borghesi scaricano la cura dei figli su forze lavoro salariate, la repubblica dei Soviet vuole arrivare a che ogni madre, operaia o contadina, possa andare al lavoro a cuor leggero, sapendo che il proprio figlio è lasciato in buone mani all'asilo nido, nel giardino d'infanzia o in colonia. (...) In questi ambienti, pedagoghi e medici si prendono cura dei bambini, spesso aiutati dalle madri stesse (negli asili nidi è obbligatoriamente prevista la presenza materna). (...) Nelle città sono a disposizione di operaie e impiegate asili nido e giardini d'infanzia aziendali, o ancora asili nido e giardini d'infanzia di quartiere. (...) La repubblica dei Soviet deve vigilare affinché la forza lavoro della donna non venga assorbita dal lavoro improduttivo, nel mantenimento della casa o nella cura dei figli, ma venga impiegata con giudizio nella produzione di nuove ricchezze sociali. Inoltre, la società deve proteggere gli interessi e la salute di madri e bambini, per permettere alle donne di conciliare maternità e vita professionale. Il governo dei Soviet si sforza anche di procurare rifugi sicuri alle donne che intendono separarsi dal marito e non sanno dove andare con i figli. Non è ai filantropi con la loro carità umiliante, ma allo Stato Operaio che spetta ormai il compito di venire in aiuto alle donne in difficoltà e ai loro figli. Sono i loro compagni di classe che lavorano per l'edificazione del socialismo, gli operai e i contadini, che devono sforzarsi di sollevare le donne dal peso della maternità. Perché la donna che lavora al pari dell'uomo per ristabilire l'economia e che ha partecipato alla guerra civile è in diritto di esigere dalla collettività che essa la prenda in carico nel momento in cui mette al mondo un futuro membro della società. (...)

Nella società borghese, dove l'economia domestica compressa all'interno dello stretto ambito familiare completa il sistema economico capitalista, le donne non hanno alcuna chance. La liberazione della donna può compiersi solo tramite una trasformazione radicale della vita quotidiana. E la vita quotidiana stessa potrà essere modificata unicamente da un rinnovamento profondo dei processi di produzione, edificato sulle basi dell'economia comunista."*

 

*testo tradotto dal libro A. Kollontaji, Conférences sur la libération des femmes

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