Prima precari, poi licenziati e ora disoccupati
Intervista a Francesco Calderoni, ex lavorato XCos
a cura della sezione del PdAC di Roma
Qualche mese fa Francesco ci ha raccontato la sua storia, una storia di precariato, di esternalizzazioni, di licenziamenti; una condizione comune a tanti lavoratori che per essere risolta ha necessità della solidarietà di classe e di unità nella lotta. Per questo abbiamo deciso di megafonarla attraverso gli strumenti del nostro partito, il sito web ed il giornale.
Francesco, quando ha avuto inizio la vostra vicenda?
La mia disavventura e quella dei miei 35 colleghi ha avuto inizio nel dicembre 2004, cioè quando Aci Informatica - società per cui lavoravamo in appalto da svariati anni tramite altre società - decise di indire una gara pubblica di appalto per ‘esternalizzare’ il servizio da noi svolto.
Quali erano le vostre mansioni?
Ci occupavamo dell’assistenza ai Pra (Pubblico Registro Automobilistico), alle Delegazioni Aci, e alle agenzie di pratiche auto che utilizzano i software Aci Informatica, e anche della riscossione in via telematica delle tasse automobilistiche.
Come andò la gara d’appalto?
La gara includeva, tra i requisiti, l’obbligo da parte della società vincitrice di assumere a tempo indeterminato le unità che già facevano parte del servizio di assistenza; clausola questa che ci avrebbe dovuto garantire la possibilità di mantenere un posto di lavoro “sicuro” all’interno di una importante azienda del settore in cui operavamo. La gara fu vinta dalla Cos Communication Services facente capo all’industriale Alberto Tripi (Finsiel, Almaviva, lo stesso imprenditore di Atesia). Fummo assunti a tempo indeterminato (come previsto dalla clausola di salvaguardia della gara d’appalto) e fummo costretti a licenziarci dalle società per cui lavoravamo. Ma la Cos ci assunse tramite una società controllata, tale Xcos srl che si sarebbe poi rivelata un contenitore vuoto più che una società vera e propria, visto, ad esempio, che al momento dell’assunzione non aveva al suo interno nessun dipendente.
Poi cosa successe?
Avevamo molti dubbi, dovuti proprio al fatto che saremmo stati assunti attraverso una Srl sconosciuta, e con il senno di poi posso dire che quei dubbi erano più che fondati perché, guarda caso, dopo appena 11 mesi la Cos risolse l’appalto con Aci, mise in liquidazione la società Xcos e avviò contemporaneamente le procedure di licenziamento collettivo dei dipendenti: alla faccia della clausola di salvaguardia del personale! La motivazione ufficiale data dall’azienda fu che la commessa non consentiva alla stessa azienda margini di guadagno accettabili.
Tutto questo per noi ha significato vedersi togliere da un giorno all’altro quel lavoro che per molti di noi, dopo anni di precariato, era diventato “stabile” e trovarsi costretti a ripartire da zero, nemmeno da precari, ma da disoccupati: e, forse non sarà un caso, quel lavoro adesso è di nuovo svolto da lavoratori atipici. Per noi è avvenuta la “precarizzazione degli stabilizzati”.
Cosa avete fatto dopo il licenziamento?
Ci siamo mobilitati, abbiamo impugnato il licenziamento e fatto ricorso con urgenza (ex art. 700) chiedendo la reintegrazione, ma il ricorso è stato respinto. Quindi siamo andati avanti con la causa ordinaria, ed il 31 Gennaio prossimo ci sarà la prima udienza. Costituiti in comitato di lavoratori ex Xcos continueremo a chiedere la reintegrazione in Aci Informatica. Vogliamo coinvolgere in questa nostra lotta altri comitati di lavoratori stabili e precari oltre al sindacalismo di classe e chiunque vorrà sostenerci. Per questo abbiamo lanciato un appello e per il giorno della prima udienza stiamo organizzando un sit-in presso il tribunale: ci serve la solidarietà e la presenza fisica di un buon numero di persone per il 31 gennaio.
Qual è la attuale situazione lavorativa tua e dei tuoi ex colleghi?
Soltanto un paio dei miei ex colleghi nel corso di questi due anni sono riusciti a trovare un nuovo lavoro. Per la maggior parte di noi è ricominciato il calvario della precarietà /disoccupazione: contratti a termine, contratti a progetto, etc. Purtroppo le attuali leggi sul lavoro fanno si che i padroni abbiano sempre il coltello dalla parte del manico e si tratta di un coltello ben affilato: quello che è accaduto a noi, che in teoria avremmo dovuto essere tutelati da un contratto a tempo indeterminato, ne è la dimostrazione. Ed è la diretta conseguenza delle leggi che precarizzano il lavoro, come la legge Turco-Napolitano e la legge 30, confermate ampiamente dall’attuale governo, che consentono ai datori di lavoro di trattare i lavoratori come carne da macello.




















