Partito di Alternativa Comunista

Licenziati 50 lavoratori all'Ikea

Bari: l'idea di "sviluppo" nella terra di Vendola...

Licenziati 50 lavoratori all’Ikea

 

Pasquale Gorgoglione

 

Con un avviso nella bacheca aziendale la direzione dell’Ikea comunica ai lavoratori con contratto in scadenza che non saranno più rinnovati (dai 50 agli 80 lavoratori e lavoratrici). In una successiva conferenza stampa, la direzione puntualizza che non ritiene raggiunti gli obiettivi di profitto del primo anno di vita della megastruttura barese. Inoltre l’azienda, senza alcun velo di pudore, rivendica il fatto che tutti gli accordi presi con le istituzioni sono stati rispettati, con particolare riferimento alle modalità di accesso ai fondi erogati dalla regione per la formazione.

Come denunciato da alcune giovani lavoratrici nel nutrito sit-in di protesta svoltosi la mattina del 5 gennaio, il cosiddetto “percorso formativo” a spese della regione prevede 3 mesi di corsi e apprendistato non retribuiti in centri situati nel nord Italia, 5 mesi da stagisti a Bari in cui le giovani hanno dovuto effettuare mansioni non previste dal contratto e in precarie condizioni di sicurezza, e dulcis in fundo, il licenziamento! Sì, perchè il ciclo “formativo” si rigeneri con altri giovani da sfruttare e mettere alla porta. Infatti, sebbene la direzione parli, con incredibile arroganza, di “naturale scadenza” dei contratti, si tratta di veri e propri licenziamenti (a scopo fraudolento) alla luce del fatto che si preparano nuove assunzioni di giovani, ovviamente da formare.

La multinazionale ha potuto contare su un rapporto privilegiato con le istituzioni che consisteva in agevolazioni enormi per la multinazionale. Ha usufruito di consistenti contributi pubblici, di percorsi preferenziali per la realizzazione di opere pubbliche (viabilità, parcheggi, trenini, varianti al prg, ecc). L’amministrazione comunale, che vede il Prc e tutta la “sinistra radicale” in maggioranza a sostenere il futuro segretario regionale del Pd Michele Emiliano, si dimostra attiva a fare regali al padronato non meno della Regione. Con queste premesse il colosso svedese sta realizzando utili da favola che vorrebbe negare per giustificare gli esuberi; ma ogni barese sa che le strade in prossimità del megastore sono di frequente bloccate dal traffico di clienti e sa che questa è una menzogna.

La vicenda mostra chiaramente con quale spregiudicatezza la multinazionale svedese dispone della vita di giovani lavoratori per accrescere i guadagni e che tutto sia in piena sintonia con le politiche riformiste del governatore Vendola (che, per la comprovata capacità a gestire gli affari della borghesia, viene accreditato come futuro leader della nascente Sinistra Arcobaleno). I giovani vengono dapprima sedotti dalla speranza di un posto di lavoro in una grande e azienda, poi vengono costretti a vivere un anno di stenti - durante i mesi del percorso formativo retribuiti il salario si aggira intorno ai 500 euro - infine liquidati dopo aver perso un anno nell’illusione di poter realizzare un giorno il proprio progetto di vita.

È il volto cupo della precarietà. È la cronaca di quello che succede, secondo varie modalità, nelle numerose aziende pugliesi che ricevono i milioni di euro di Vendola per concretare un’aberrante idea di sviluppo, in cui a crescere sono solo la povertà e l’instabilità sociale delle persone, da un lato, e il profitto del padronato, dall’altro. Non solo non si crea lavoro dignitoso per i giovani ma, con politiche che favoriscono la grande distribuzione, si sta provocando il fallimento di numerosi piccoli commercianti (ai primi di gennaio un commerciante barese si è dato fuoco perchè sopraffatto dai debiti).

Oggi la lotta alla precarietà e alla precarizzazione in Puglia passa attraverso l’opposizione al centrosinistra e alla giunta Vendola. Il Partito di Alternativa Comunista è l’unica forza che chiama i lavoratori Ikea allo sciopero per la assunzione a tempo indeterminato sia dei licenziati che di coloro i quali hanno contratto precario; che chiede il ritiro di tutti i finanziamenti pubblici alle imprese per l’istituzione di un vero reddito sociale che sconfigga la precarietà; che lavora sul territorio per offrire alle lotte dei precari il coordinamento e la coesione di cui necessitano. C’è bisogno di dare uno sbocco alle tante mobilitazioni che stanno sorgendo spontaneamente su tutto il territorio pugliese.

 

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