Riforma costituzionale in Venezuela
Progresso verso il socialismo o del controllo e la repressione governativa sul movimento di massa?
Violenta repressione dei lavoratori della Sanitari Maracay
sull'autostrada Caracas-Maracay, il 24/04/2007
Pochi
giorni fa, il Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha presentato
all'Assemblea Nazionale (il Parlamento) un progetto di riforma della
costituzione del 1999 (approvata all'inizio del suo primo mandato). Se
l'Assemblea dovesse confermarla (cosa scontata, vista l'assoluta maggioranza di
deputati chavisti), la nuova costituzione sarebbe finalmente approvata
attraverso un plebiscito.
Il
testo include vari articoli sugli "obiettivi sociali della produzione" ed il
diritto dello Stato d'intervenire nel processo economico, e regolamenta la
creazione di organismi definiti di "potere popolare". Prevede pure il diritto
di rielezione indefinita per la carica presidenziale, finora limitato a due
mandati.
Come
succede per ogni provvedimento di una certa importanza approvato dal governo
Chávez, anche questo ha generato una forte polemica. Da una parte,
l'opposizione di destra, vari governi latinoamericani e l'imperialismo lo hanno
criticato come un passo in più verso l'instaurazione di una "dittatura
personalista". In bocca a questi personaggi della borghesia e
dell'imperialismo, la "difesa della democrazia" e la preoccupazione per i
diritti del popolo venezuelano appaiono come una totale ipocrisia.
Dall'altro
lato, coloro i quali appoggiano il governo Chávez affermano che la nuova
costituzione rafforza la "marcia verso il socialismo del XXI secolo" e che, in
questa marcia, è inevitabile colpire interessi e restringere le libertà dei
portatori di questi interessi.
Tuttavia,
questa posizione tralascia un concetto basilare: non può esserci alcuna marcia
verso il socialismo che non abbia come protagonista la classa operaia ed il
popolo e come suoi obiettivi la difesa dei loro interessi ed il miglioramento
delle loro condizioni di vita. In altre parole, la costruzione del socialismo può essere possibile solo se è fatta dal e per la classe operaia ed il
popolo.
Se
analizziamo in profondità l'attuale realtà venezuelana, dal punto di vista
degli interessi operai e popolari, vediamo che nessuna di queste due questioni
chiave esiste. Il Venezuela continua ad essere un paese capitalista e la
borghesia continua a controllare il potere politico ed economico attraverso un
settore di questa classe: la cosiddetta borghesia
bolivariana rappresentata dal governo chavista.[1]
Da
quest'approccio di classe, la nuova
costituzione, lungi dal rappresentare un passo nella "marcia verso il
socialismo", rappresenta un passo in più nell'accelerazione del processo di
controllo sempre più totalitario delle libertà democratiche nel paese da parte
del governo Chávez. In buona sostanza, quest'accelerazione non è diretta
contro la borghesia venezuelana e l'imperialismo (benché possa parzialmente
colpirli, a volte, con alcuni provvedimenti come la chiusura di Rctv), bensì
contro i lavoratori ed il popolo venezuelano.
Cosa rappresenta il governo di Chávez?
In
varie edizioni precedenti di Correo
Internacional abbiamo definito il governo di Chávez come "bonapartista sui
generis".[2] Vale a dire, è un
governo che rappresenta un settore della borghesia di un paese arretrato che
vuole far leva sul movimento di massa per tentare di compensare la sua
debolezza di fronte all'imperialismo, e così poter negoziare un margine un po'
più ampio di "indipendenza". In generale, governi di questo tipo si appoggiano
sulle Forze Armate, direte da un "leader" militare che impone le sue decisioni
senza nessun tipo di partecipazione reale dei settori operai e popolari. Di
qui, la definizione di "bonapartismo", con riferimento a Napoleone Bonaparte.
Tuttavia,
facendo leva sulle mobilitazioni di massa, questo settore borghese è
consapevole di stare "giocando col fuoco", perché esiste il serio pericolo che
queste mobilitazioni debordino verso un processo rivoluzionario indipendente,
che rompa la cornice dello Stato borghese. Per questo, al tempo stesso, ha
l'imperiosa necessità di esercitare un ferreo controllo su di esse e di
costruire "barriere di contenimento" per evitare che ciò accada.
Rafforzato
dalla sconfitta dei tentativi di golpe del 2002 dai suoi continui trionfi
elettorali, il governo di Chávez è entrato in una fase destinata ad irrobustire
il suo carattere bonapartista e questo ferreo controllo sul movimento di massa.
Solo tenendo presente questo quadro può comprendersi perfettamente il vero
significato dei suoi provvedimenti e delle sue politiche recenti.
Facciamo un ripasso
Per gettare le basi di questo concetto, facciamo un ripasso di alcune di queste misure:
- Votazione dei "pieni poteri". L'anno scorso, l'Assemblea Nazionale deliberò di concedere a Chávez i "pieni poteri" per governare. Non v'era alcuna ragione che giustificasse questo provvedimento, dal momento che il governo ha una maggioranza assoluta in parlamento e può approvare le leggi che vuole. Semplicemente, si è trattato di una dimostrazione di obbedienza al "leader".
- La formazione del Psuv. Questo partito viene costruito come uno strumento politico tipico di un governo bonapartista, usando tutto il peso dell'apparato statale per ottenere milioni di iscrizioni, con forti pressioni agli impiegati pubblici, minacciati di perdita del posto, soldi usati per compare dirigenti sindacali e del movimento di massa, ecc. Attraverso di essa, Chávez, dall'apparato dello Stato, può esercitare un controllo molto più ferreo sul movimento di massa e, al tempo stesso, disciplinare verticalmente in questa struttura tutti i quadri del movimento che lo appoggia, oggi ancora parecchio eterogeneo e disperso in varie organizzazioni.[3] Ricordiamo che quelli che non vogliono entrare nel Psuv, benché abbiano combattuto contro i golpisti e la destra in tutti questi anni, sono stati definiti da Chávez "controrivoluzionari". Il Psuv non rappresenta, in realtà, alcuna novità storica: movimenti politici come il peronismo argentino, il Pri messicano o il nazionalismo arabo, hanno creato simili partiti, ferramente disciplinati al leader borghese (Perón, Cárdenas, Nasser, ecc.).
- Chiusura della Rctv. La fine della concessione di questa emittente e la sua incorporazione alla rete governativa dei media ha creato una forte polemica. La Lit-Ci si è opposta a questo provvedimento, segnalando che, in ultima istanza, era diretta contro la libertà di espressione della classe operaia: ed ha ricevuto attacchi molto duri da varie correnti di sinistra, fondati sul carattere golpista e reazionario della precedente dirigenza del canale televisivo. Di questo dibattito possono oggi tirarsi le somme chiaramente. Di recente, ci sono state varie lotte operaie duramente represse dal governo e tutti i mezzi di comunicazione governativi, compresa la Tves (ex Rctv), hanno fatto passare sotto silenzio sia i fatti che la voce dei lavoratori in lotta. Dunque, la domanda a cui rispondere è molto semplice: è aumentata la libertà di stampa della classe operaia con questo provvedimento?
La nuova costituzione
Vediamo
ora la nuova costituzione. Già abbiamo detto che introduce un articolo che
permette la rielezione indefinita del presidente. Ma questo criterio non si
applica ai governatori ed ai sindaci. In altri termini, potrà essere utilizzato
dal solo Chávez.
Si
potrà sostenere che questa misura è diretta contro governatori come Jorge
Rosales, dello Stato Zulia, ex candidato presidenziale e principale figura
dell'opposizione di destra, allo scopo di indebolirne la base d'appoggio. Non
condividiamo questo criterio: in un regime difendiamo che solo il popolo
venezuelano ha il diritto di decidere quale governatore o sindaco deve
continuare a governare o meno. In un vero stato operaio in marcia verso il
socialismo, tutte le cariche ed i mandati di governo sarebbero revocabili dalle
assemblee popolari o da altro meccanismo di democrazia operaia.
Ma,
per di più, quest'articolo è diretto anche contro governatori e sindaci di
partiti alleati del governo nazionale che si sono opposti ad entrare nel Psuv.
È il caso del governatore di Sucre, Ramón Martínez, del Podemos, che già
comincia ad essere pubblicamente attaccato dal governo nazionale.
In
altri articoli di quest'edizione del Correo
Internacional, abbiamo analizzato come il riferimento agli "obiettivi sociali della produzione",
alla creazione di "imprese socialiste"
ed organismi di "potere popolare"
sono pura retorica e dissimulano soltanto, da un lato, gli intenti di
espansione economica della "borghesia bolivariana" e, dall'altro, nuove forme
di controllo e bavagli sul movimento di massa, in tutto associato al governo.
Ripetiamo
che, a nostro giudizio, il socialismo può essere costruito solo da e per la classe
operaia ed il popolo. Ciò significa che il cammino verso un'economia socialista
e la creazione di organismi di potere popolare può essere genuino solo se
basato su un processo autonomo di mobilitazione ed organizzazione democratica
dei lavoratori e del popolo. Nessuno stato borghese, ed ancor meno uno retto da
un regime bonapartista, può essere il costruttore dei veri organi di potere
operaio e popolare. Come diceva Karl Marx: "La
liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi".
Per
questo, concordemente al suo carattere borghese, il governo di Chávez attacca
legalmente, politicamente ed infine fisicamente, ogni espressione di questa
mobilitazione ed organizzazione autonome, come gli scioperi e le mobilitazioni
dei petroliferi, il controllo operaio dei Sanitari Maracay o la "autonomia"
della nt, per sconfiggerle o controllarle.
A
partire da qui, risulta chiarissima una conclusione: la mobilitazione e
l'organizzazione autentiche dei lavoratori e del popolo venezuelano potranno
svilupparsi soltanto lottando in forma indipendente per le loro rivendicazioni
tanto immediate quanto storiche. Ciò implica lottare contro il governo Chávez e
le sue politiche, compreso questo nuovo progetto di Costituzione.
<Articolo 2>
La situazione della classe operaia
Abbiamo
sostenuto che l'attacco alle libertà democratiche è diretto, in ultima analisi,
contro i lavoratori ed il popolo. Dobbiamo partire dal fatto che le condizioni
di vita delle masse non hanno avuto nessun importante miglioramento durante il
governo di Chávez, nonostante, per lo meno negli ultimi quattro anni, gli
introiti derivanti dal petrolio che il paese ha ricevuto siano cresciuti e
l'economia cresca a buon ritmo.
Più
della metà della popolazione attiva continua a sopravvivere di lavori informali
come la vendita ambulante od il trasporto precario. Tantomeno è migliore la
situazione di chi ha un impiego dipendente. Il salario minimo percepito dalla
maggioranza dei lavoratori è di 250 dollari, al di sotto del paniere alimentare
di base e molto meno di un paniere familiare completo (700 dollari). I settori
che guadagnano un po' di più (come i petroliferi specializzati) possono
ricevere 500 o 600 dollari. Le condizioni di lavoro sono pessime, specialmente
nelle centrali industriali o nelle raffinerie che non hanno realizzato alcun
investimento di base da moltissimo tempo. Contemporaneamente, sono anni che non
si concludono contratti collettivi nella maggioranza dei settori.
Con te non contratto, con il "golpista" sì ...
Tutto
questo ha generato una forte ondata di lotte per i salari, le condizioni di
lavoro e la conclusioni di contratti collettivi, totalmente occultata sia dalla
stampa "democratica" del continente che dai media del governo. Al di à dei casi
che analizziamo in questo Correo, vi
sono stati conflitti recenti anche alla Sidor (la grande impresa siderurgica
dello Stato Bolívar) ed alla Toyota di Cumaná (Sucre).
Di
fronte a queste lotte, il governo pretende di scegliere con chi concludere i
nuovi contratti. Nel caso dei lavoratori petroliferi della Pdvsa, ad esempio, voleva
farlo con i vecchi "dirigenti" golpisti della federazione della Ctv[4], totalmente ripudiati
dai lavoratori. Una forte mobilitazione ha impedito questa manovra ed ha
obbligato il governo ad accettare che almeno una parte dei negoziatori sia
eletta dalla base.
Quando
le lotte operaie trascendono, vengono messe da parte le "buone maniere" e le
manovre del governo ed appare la repressione diretta. Così è accaduto con i
lavoratori dei Sanitari Maracay nello Stato Aragua (v. articolo). E così con i
petroliferi di Zulia (occidente del paese), la cui manifestazione è stata
duramente repressa dalla Guardia Nazionale, con un bilancio di vari feriti e
quattro lavoratori imprigionati, tra le accuse del governo rivolte ai
lavoratori di essere "sabotatori". In questi casi, cade la "maschera
socialista" del governo di Chávez ed appare in tutta la sua crudezza il suo
carattere borghese.
Gli impiegati statali
Benché
possa suonare contraddittorio per coloro i quali difendono l'idea della "marcia
al socialismo" sotto questo governo, i lavoratori statali (1.200.000 in tutto)
sono quelli che più soffrono le conseguenze di questa politica del governo.
Circa la metà percepisce il salario minimo, o meno, come quelli recentemente
assunti per le Missioni. Tutti i dipartimenti e ministeri hanno il loro
contratto collettivo scaduto da molto tempo: il record appartiene allo stesso
Ministero del Lavoro con sedici anni senza rinnovo!
Anche
qui il governo vuole scegliere con chi contrattare. Una delle due federazioni
sindacali, legata ai vecchi "dirigenti" golpisti, è stata ricevuta dal ministro
del Lavoro, José Ramos Rivero, ed ha chiesto il 40% di aumento (cifra al di
sotto dell'inflazione degli ultimi quattro anni). L'altra federazione ha
rivendicato il 60% ed il pagamento di importi retroattivi per compensare le
perdite sofferte. Andando a presentare la proposta, il suo dirigente, Marco
García, si è scontrato col fatto che i funzionari del ministero avevano
proibito di riceverla.
Di
fronte a questa situazione, un nucleo di dirigenti sindacali del settore ha
occupato parte degli impianti del ministero, esigendo che venissero discusse
quest'ultima proposta e le dimissioni del ministro. In un'atmosfera tesissima,
dopo che sono state sospese le erogazioni di acqua e luce e vi sono state
minacce ed aggressioni da parte dell'organizzazione Tupamaros (truppa d'assalto
del governo), i manifestanti sono stati sgombrati.
Questo
caso degli impiegati statali riassume tre dei pilastri della vera politica del
lavoro del governo di Chávez: bassissimi salari, disconoscimenti dei reali
rappresentanti sindacali ed intento di negoziare con "dirigenti" fantasma e
golpisti e, per ultimo, la repressione delle lotte e dei suoi dirigenti.
Risulta
evidente che, nella misura in cui queste lotte operaie crescono, crescerà al
tempo stesso la repressione governativa contro i lavoratori.
<Articolo 3>
Gli attacchi alla "autonomia sindacale"
Altro
aspetto centrale dell'attuale politica del governo d Chávez sono i suoi
attacchi alla "autonomia sindacale", cioè all'indipendenza dei sindacati e
delle centrali di fronte allo Stato ed al governo. Lo stesso Chávez, in un
discorso nel marzo di quest'anno, ha affermato che "bisogna smetterla con questa storia dell'autonomia sindacale".
La
questione della "autonomia" si riferisce oggi, principalmente, al destino
dell'Unt (Unione nazionale dei lavoratori), nata nel 2003 dalla rottura della
vecchia Ctv prima della sua posizione golpista. Benché l'Unt e le correnti che
la compongono abbiano sempre rivendicato il "processo bolivariano", varie di
esse (specialmente la Ccura[5]) hanno rivendicato la
necessità della sua "autonomia" di fronte al governo ed agli industriali.
La
politica del chavismo prevede che l'Unt si disciplini al Psuv, che si sta
costruendo come "braccio politico" del governo. Per questo, propone che la sua
direzione sia definita preventivamente all'interno del Psuv e, subito dopo,
"eletta" nell'Unt. Tuttavia, quattro delle cinque correnti interne alla
centrale sindacale hanno rifiutato questa proposta e, in una recente assemblea
plenaria di mille attivisti, hanno deciso di convocare le elezioni quest'anno,
senza aspettare il "placet" del governo. Vale a dire, nei fatti, una decisione
"autonoma".
L'unica
corrente che si è opposta a questa decisione è stata la Fstb (Forza socialista
bolivariana dei lavoratori), legata al ministero del lavoro. Il suo principale
dirigente, il deputato Oswaldo Vera, appare negli atti del Psuv come
"rappresentante" dell'Unt, benché nessun organismo del sindacato lo abbia
designato come tale. Vera ha duramente attaccato la decisione di convocare le
elezioni. Ecco quanto denuncia Orlando Chirino (dirigente della Ccura ed uno
dei coordinatori nazionali dell'Unt): "Penso
che le dichiarazioni di Oswaldo Vera siano la risposta ‘ufficiale' del governo centrale
contro gli sforzi per riunificare il sindacato". Chirino ha aggiunto che
questa risposta è destinata alla "imposizione
dei candidati o a dividere il sindacato stesso", spingendo gli iscritti ad
abbandonarlo (www.aporrea.org, 3/8/2007).
Come
Lit-Ci, respingiamo tutti i tentativi del governo Chávez di manipolare coloro
che devono essere i "rappresentanti" dei lavoratori. Difendiamo il diritto
dell'Unt di realizzare le proprie elezioni interne, senza intromissioni del
governo. Rivendichiamo la necessità che l'Unt continui nel percorso per essere
un sindacato totalmente "autonomo" dai padroni e, soprattutto, dal governo.
Cosa che potrà verificarsi solo col rispetto più assoluto della democrazia
operaia al suo interno.
Tuttavia,
è necessario trarre tutte le conclusioni da questi fatti. Il governo di Chávez
non è disposto a tollerare la minima "autonomia" dell'Unt. Neanche l'elementare
diritto di eleggere liberamente la sua direzione. E, se non si disciplina, la
sua politica è cercare di dividerla e distruggerla.
Per
questo, è chiaro che Chávez ed il suo governo sono totalmente contro qualsiasi
espressione di democrazia operaia. Cosa possiamo attenderci, allora, dagli
organismi di presunto "potere popolare" previsti dal progetto di nuova
costituzione, che saranno direttamente nominati dai ministri, dai governatori e
dai sindaci? Benché alcuni di essi possano avere l'ingannevole appellativo di
"soviet" (col tentativo di associare questo progetto alla Rivoluzione russa del
1917), il vero obiettivo sarà quello di controllare i lavoratori e, al tempo
stesso, utilizzarli come arma per distruggere i più genuini processi di
organizzazione, come l'Unt.
<riquadro>
Il caso della Sanitari Maracay
E le "imprese socialiste"?
Il
progetto di nuova costituzione venezuelana include vari articoli che parlano
degli "obiettivi sociali della produzione", del diritto dello Stato ad
intervenire nell'economia ed espropriare settori considerati "strategici" e
della creazione di "imprese socialiste".
Sicuramente,
questa parte del testo accrescerà l'entusiasmo di coloro che appoggiano il
governo di Chávez, considerandolo un passo avanti nella "marcia verso il
socialismo". Tuttavia, se lo confrontiamo con la realtà, vediamo che
quest'entusiasmo non ha nessuna giustificazione.
In
primo luogo, lo stesso Chávez ha dichiarato che ogni impresa produttiva
nazionale o straniera avrà posto nel "socialismo del XXI secolo". Suona molto
somigliante ad un capitalismo con qualche grado d'intervento statale. Cosa che
è stata evidenziata in questi anni di governo, nei quali la borghesia nazionale
e straniera continua a fare grandi affari nei settori petrolifero,
automobilistico, bancario, ecc., mentre le dure condizioni di vita dei
lavoratori e del popolo non cambiano.
Ma
se c'è una cosa che dimostra il carattere di "pubblicità socialista
ingannevole" di questi articoli è il caso della Sanitari Maracay, un'importante
impresa dell'omonima città (capitale dello Stato Aragua), fondata 47 anni
orsono.
Stanchi
di sopportare i permanenti abusi del suo proprietario, Álvaro Pocaterra (un
uomo molto legato ai vecchi politici di Azione Democratica e sostenitore del
golpe del 2002), gli 800 lavoratori hanno realizzato, negli ultimi anni, varie
lotte per il pagamento dei salari e la realizzazione delle clausole del
contratto collettivo.
A
fronte di ciò, il padronato ha posto in essere la solita vecchia manovra per
sconfiggere i lavoratori: nel 2006,
ha abbandonato l'impresa annunciandone la chiusura. I
lavoratori hanno occupato la fabbrica, decidendo di assumerne il controllo e
mantenere la produzione. Da allora, reclamano che il governo realizzi quanto
indicato anni fa dallo stesso Chávez ("impresa
chiusa dai padroni, impresa aperta dal governo"). Per questo, chiedono che
il governo la espropri e la nazionalizzi perché continui a funzionare sotto
controllo operaio.
Tuttavia,
lungi dal realizzare quella promessa, anticipando così il presunto spirito
"socialista" della nuova costituzione, il governo ha fatto tutto il possibile
per porre fine alla lotta di questi lavoratori ed affinché la fabbrica torni
nelle mani dei suoi vecchi proprietari.
I
rappresentanti del ministero del Lavoro dissero loro che "la cosa migliore da fare è accettare la vendita dell'impresa ed
incassare le liquidazioni". Al tempo stesso, come denuncia Orlando Chirino
nella menzionata inchiesta, il governo nazionale ha bisogno di prodotti
sanitari per le 18.000 abitazioni del Programma Petrocasa. Ma ha optato per
appaltarli ad altre imprese, molte delle quali di proprietà di impresari
golpisti del 2002, invece di comprare la produzione sotto controllo operaio
della Sanitari Maracay, che oltretutto sono di ottima fattura e molto
economici.
Come
se tutto ciò non bastasse, i lavoratori hanno anche subito la repressione
governativa. Stanchi per la mancanza di risposte alle loro rivendicazioni,
hanno deciso di marciare sugli autobus alla volta di Caracas, il 24 aprile
scorso. Ma sono stati duramente repressi nel percorso dalla polizia del
governatore di Aragua, Didalco Bolívar, e da battaglioni della Guardia
nazionale. Ne è scaturito, nel maggio scorso, un combattivo sciopero regionale
di questo Stato, in solidarietà con i lavoratori e la rivendicazione delle
dimissioni del governatore.
Per
questo, non dobbiamo confonderci. Il governo di Chávez, e gli interessi della
"borghesia bolivariana", possono portare a nazionalizzare imprese come la Cantv e la Elettricità di Caracas,
comprando i loro pacchetti azionari. Ciò che mai farà è sostenere un processo
di espropriazione generalizzata della borghesia nazionale e delle proprietà
dell'imperialismo nel paese, né sviluppare il controllo dei lavoratori nelle
imprese nazionalizzate.
Circostanza
che viene chiaramente dimostrata da come funzionano oggi queste imprese statali
o nazionalizzate, come Pdvsa o Cantv, dirette dalla "borghesia bolivariana",
senza nessuna possibilità per i lavoratori di controllarne il funzionamento.
Ancor meno il governo chavista intende sostenere la mobilitazione generalizzata
della classe operaia e del popolo per far avanzare questo processo.
Perciò,
quando fa la sua comparsa un genuino esempio di controllo operaio e di
mobilitazione per l'espropriazione di un'impresa, come quello della Sanitari
Maracay, invece di appoggiarlo e mostrarlo come un esempio da seguire, il
governo di Chávez lo attacca e lo reprime.
I
suoi discorsi ed il testo del progetto della nuova costituzione possono essere
imbellettati di riferimenti al "socialismo". Però, sfrondandola da questa
retorica, la sua politica reale non ha niente a che vedere con gli interessi e
le necessità dei lavoratori, ma - questo sì - molto a che vedere con quelli dei
borghesi come Álvaro Pocaterra.
(Traduzione di Valerio Torre)
[1] La massima espressione di questa borghesia bolivariana è Disonado Cabello, governatore dello Stato Miranda e capo del Comando nazionale del Mvr (l'organizzazione politica del chavismo prima del Psuv). In un'inchiesta giornalistica, ripresa l'anno scorso da vari periodici, il vecchio combattente venezuelano Domingo Alberto Rangel denuncia che Cabello "ha acquistato, attraverso prestanomi, l'industria di inscatolamento di Eveba nel Cumanà, le imprese industriali che erano appartenute ai gruppi Sosa Rodríguez e Montana, oggi dissolti, tre banche commerciali, varie imprese di assicurazioni (...) questa è la verità".
[2] Questa caratterizzazione fu utilizzata da Lev Trotsky per definire il governo di Lázaro Cárdenas ed il sistema di potere in Messico, nel decennio del 1930.
[3] Queste organizzazioni sono il Mvr (Movimiento Quinta República, il chavismo propriamente detto); Ppt (Patria Para Todos, rottura di Causa R); Podemos (rottura del Mas); la Upv di Lina Ron (una specie di dirigente piquetera venezuelana); il Pcv e, persino, il Prs.
[4] Centrale dei Lavoratori Venezuelani. Storica centrale sindacale del paese, fondata nel decennio del 1930. La sua direzione è sempre stata molto legata al partito borghese Azione Democratica (Ad). Dopo il suo appoggio al golpe del 2002 ed al boicottaggio economico degli imprenditori al governo Chávez, si è spaccata e numerose organizzazioni, correnti e dirigenti l'hanno abbandonata per fondare, poco dopo, la Unt.
[5] Corrente classista rivoluzionaria unitaria autonoma, situata alla sinistra all'interno dell'Unt. Un settore di questa corrente, diretta da Osvaldo Chirino, ha rifiutato di entrare nel Psuv; mentre un altro, diretto da Stalin Pérez Borges, lo ha fatto.




















