Partito di Alternativa Comunista

Riforma costituzionale in Venezuela

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Riforma costituzionale in Venezuela

Progresso verso il socialismo o del controllo e la repressione governativa sul movimento di massa?

 

Violenta repressione dei lavoratori della Sanitari Maracay

sull'autostrada Caracas-Maracay, il 24/04/2007

Pochi giorni fa, il Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha presentato all'Assemblea Nazionale (il Parlamento) un progetto di riforma della costituzione del 1999 (approvata all'inizio del suo primo mandato). Se l'Assemblea dovesse confermarla (cosa scontata, vista l'assoluta maggioranza di deputati chavisti), la nuova costituzione sarebbe finalmente approvata attraverso un plebiscito.
Il testo include vari articoli sugli "obiettivi sociali della produzione" ed il diritto dello Stato d'intervenire nel processo economico, e regolamenta la creazione di organismi definiti di "potere popolare". Prevede pure il diritto di rielezione indefinita per la carica presidenziale, finora limitato a due mandati.
Come succede per ogni provvedimento di una certa importanza approvato dal governo Chávez, anche questo ha generato una forte polemica. Da una parte, l'opposizione di destra, vari governi latinoamericani e l'imperialismo lo hanno criticato come un passo in più verso l'instaurazione di una "dittatura personalista". In bocca a questi personaggi della borghesia e dell'imperialismo, la "difesa della democrazia" e la preoccupazione per i diritti del popolo venezuelano appaiono come una totale ipocrisia.
Dall'altro lato, coloro i quali appoggiano il governo Chávez affermano che la nuova costituzione rafforza la "marcia verso il socialismo del XXI secolo" e che, in questa marcia, è inevitabile colpire interessi e restringere le libertà dei portatori di questi interessi.
Tuttavia, questa posizione tralascia un concetto basilare: non può esserci alcuna marcia verso il socialismo che non abbia come protagonista la classa operaia ed il popolo e come suoi obiettivi la difesa dei loro interessi ed il miglioramento delle loro condizioni di vita. In altre parole, la costruzione del socialismo può essere possibile solo se è fatta dal e per la classe operaia ed il popolo.
Se analizziamo in profondità l'attuale realtà venezuelana, dal punto di vista degli interessi operai e popolari, vediamo che nessuna di queste due questioni chiave esiste. Il Venezuela continua ad essere un paese capitalista e la borghesia continua a controllare il potere politico ed economico attraverso un settore di questa classe: la cosiddetta borghesia bolivariana rappresentata dal governo chavista.[1]
Da quest'approccio di classe, la nuova costituzione, lungi dal rappresentare un passo nella "marcia verso il socialismo", rappresenta un passo in più nell'accelerazione del processo di controllo sempre più totalitario delle libertà democratiche nel paese da parte del governo Chávez. In buona sostanza, quest'accelerazione non è diretta contro la borghesia venezuelana e l'imperialismo (benché possa parzialmente colpirli, a volte, con alcuni provvedimenti come la chiusura di Rctv), bensì contro i lavoratori ed il popolo venezuelano.

 

Cosa rappresenta il governo di Chávez?

 

In varie edizioni precedenti di Correo Internacional abbiamo definito il governo di Chávez come "bonapartista sui generis".[2] Vale a dire, è un governo che rappresenta un settore della borghesia di un paese arretrato che vuole far leva sul movimento di massa per tentare di compensare la sua debolezza di fronte all'imperialismo, e così poter negoziare un margine un po' più ampio di "indipendenza". In generale, governi di questo tipo si appoggiano sulle Forze Armate, direte da un "leader" militare che impone le sue decisioni senza nessun tipo di partecipazione reale dei settori operai e popolari. Di qui, la definizione di "bonapartismo", con riferimento a Napoleone Bonaparte.
Tuttavia, facendo leva sulle mobilitazioni di massa, questo settore borghese è consapevole di stare "giocando col fuoco", perché esiste il serio pericolo che queste mobilitazioni debordino verso un processo rivoluzionario indipendente, che rompa la cornice dello Stato borghese. Per questo, al tempo stesso, ha l'imperiosa necessità di esercitare un ferreo controllo su di esse e di costruire "barriere di contenimento" per evitare che ciò accada.
Rafforzato dalla sconfitta dei tentativi di golpe del 2002 dai suoi continui trionfi elettorali, il governo di Chávez è entrato in una fase destinata ad irrobustire il suo carattere bonapartista e questo ferreo controllo sul movimento di massa. Solo tenendo presente questo quadro può comprendersi perfettamente il vero significato dei suoi provvedimenti e delle sue politiche recenti.

 

Facciamo un ripasso

 

Per gettare le basi di questo concetto, facciamo un ripasso di alcune di queste misure:

 

  • Votazione dei "pieni poteri". L'anno scorso, l'Assemblea Nazionale deliberò di concedere a Chávez i "pieni poteri" per governare. Non v'era alcuna ragione che giustificasse questo provvedimento, dal momento che il governo ha una maggioranza assoluta in parlamento e può approvare le leggi che vuole. Semplicemente, si è trattato di una dimostrazione di obbedienza al "leader".

 

  • La formazione del Psuv. Questo partito viene costruito come uno strumento politico tipico di un governo bonapartista, usando tutto il peso dell'apparato statale per ottenere milioni di iscrizioni, con forti pressioni agli impiegati pubblici, minacciati di perdita del posto, soldi usati per compare dirigenti sindacali e del movimento di massa, ecc. Attraverso di essa, Chávez, dall'apparato dello Stato, può esercitare un controllo molto più ferreo sul movimento di massa e, al tempo stesso, disciplinare verticalmente in questa struttura tutti i quadri del movimento che lo appoggia, oggi ancora parecchio eterogeneo e disperso in varie organizzazioni.[3] Ricordiamo che quelli che non vogliono entrare nel Psuv, benché abbiano combattuto contro i golpisti e la destra in tutti questi anni, sono stati definiti da Chávez "controrivoluzionari". Il Psuv non rappresenta, in realtà, alcuna novità storica: movimenti politici come il peronismo argentino, il Pri messicano o il nazionalismo arabo, hanno creato simili partiti, ferramente disciplinati al leader borghese (Perón, Cárdenas, Nasser, ecc.).

 

  • Chiusura della Rctv. La fine della concessione di questa emittente e la sua incorporazione alla rete governativa dei media ha creato una forte polemica. La Lit-Ci si è opposta a questo provvedimento, segnalando che, in ultima istanza, era diretta contro la libertà di espressione della classe operaia: ed ha ricevuto attacchi molto duri da varie correnti di sinistra, fondati sul carattere golpista e reazionario della precedente dirigenza del canale televisivo. Di questo dibattito possono oggi tirarsi le somme chiaramente. Di recente, ci sono state varie lotte operaie duramente represse dal governo e tutti i mezzi di comunicazione governativi, compresa la Tves (ex Rctv), hanno fatto passare sotto silenzio sia i fatti che la voce dei lavoratori in lotta. Dunque, la domanda a cui rispondere è molto semplice: è aumentata la libertà di stampa della classe operaia con questo provvedimento?

 

La nuova costituzione

 

Vediamo ora la nuova costituzione. Già abbiamo detto che introduce un articolo che permette la rielezione indefinita del presidente. Ma questo criterio non si applica ai governatori ed ai sindaci. In altri termini, potrà essere utilizzato dal solo Chávez.
Si potrà sostenere che questa misura è diretta contro governatori come Jorge Rosales, dello Stato Zulia, ex candidato presidenziale e principale figura dell'opposizione di destra, allo scopo di indebolirne la base d'appoggio. Non condividiamo questo criterio: in un regime difendiamo che solo il popolo venezuelano ha il diritto di decidere quale governatore o sindaco deve continuare a governare o meno. In un vero stato operaio in marcia verso il socialismo, tutte le cariche ed i mandati di governo sarebbero revocabili dalle assemblee popolari o da altro meccanismo di democrazia operaia.
Ma, per di più, quest'articolo è diretto anche contro governatori e sindaci di partiti alleati del governo nazionale che si sono opposti ad entrare nel Psuv. È il caso del governatore di Sucre, Ramón Martínez, del Podemos, che già comincia ad essere pubblicamente attaccato dal governo nazionale.
In altri articoli di quest'edizione del Correo Internacional, abbiamo analizzato come il riferimento agli "obiettivi sociali della produzione", alla creazione di "imprese socialiste" ed organismi di "potere popolare" sono pura retorica e dissimulano soltanto, da un lato, gli intenti di espansione economica della "borghesia bolivariana" e, dall'altro, nuove forme di controllo e bavagli sul movimento di massa, in tutto associato al governo.
Ripetiamo che, a nostro giudizio, il socialismo può essere costruito solo da e per la classe operaia ed il popolo. Ciò significa che il cammino verso un'economia socialista e la creazione di organismi di potere popolare può essere genuino solo se basato su un processo autonomo di mobilitazione ed organizzazione democratica dei lavoratori e del popolo. Nessuno stato borghese, ed ancor meno uno retto da un regime bonapartista, può essere il costruttore dei veri organi di potere operaio e popolare. Come diceva Karl Marx: "La liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi".
Per questo, concordemente al suo carattere borghese, il governo di Chávez attacca legalmente, politicamente ed infine fisicamente, ogni espressione di questa mobilitazione ed organizzazione autonome, come gli scioperi e le mobilitazioni dei petroliferi, il controllo operaio dei Sanitari Maracay o la "autonomia" della nt, per sconfiggerle o controllarle.
A partire da qui, risulta chiarissima una conclusione: la mobilitazione e l'organizzazione autentiche dei lavoratori e del popolo venezuelano potranno svilupparsi soltanto lottando in forma indipendente per le loro rivendicazioni tanto immediate quanto storiche. Ciò implica lottare contro il governo Chávez e le sue politiche, compreso questo nuovo progetto di Costituzione.

 

<Articolo 2>

 

La situazione della classe operaia

 

Abbiamo sostenuto che l'attacco alle libertà democratiche è diretto, in ultima analisi, contro i lavoratori ed il popolo. Dobbiamo partire dal fatto che le condizioni di vita delle masse non hanno avuto nessun importante miglioramento durante il governo di Chávez, nonostante, per lo meno negli ultimi quattro anni, gli introiti derivanti dal petrolio che il paese ha ricevuto siano cresciuti e l'economia cresca a buon ritmo.
Più della metà della popolazione attiva continua a sopravvivere di lavori informali come la vendita ambulante od il trasporto precario. Tantomeno è migliore la situazione di chi ha un impiego dipendente. Il salario minimo percepito dalla maggioranza dei lavoratori è di 250 dollari, al di sotto del paniere alimentare di base e molto meno di un paniere familiare completo (700 dollari). I settori che guadagnano un po' di più (come i petroliferi specializzati) possono ricevere 500 o 600 dollari. Le condizioni di lavoro sono pessime, specialmente nelle centrali industriali o nelle raffinerie che non hanno realizzato alcun investimento di base da moltissimo tempo. Contemporaneamente, sono anni che non si concludono contratti collettivi nella maggioranza dei settori.

 

Con te non contratto, con il "golpista" sì ...

 

Tutto questo ha generato una forte ondata di lotte per i salari, le condizioni di lavoro e la conclusioni di contratti collettivi, totalmente occultata sia dalla stampa "democratica" del continente che dai media del governo. Al di à dei casi che analizziamo in questo Correo, vi sono stati conflitti recenti anche alla Sidor (la grande impresa siderurgica dello Stato Bolívar) ed alla Toyota di Cumaná (Sucre).
Di fronte a queste lotte, il governo pretende di scegliere con chi concludere i nuovi contratti. Nel caso dei lavoratori petroliferi della Pdvsa, ad esempio, voleva farlo con i vecchi "dirigenti" golpisti della federazione della Ctv[4], totalmente ripudiati dai lavoratori. Una forte mobilitazione ha impedito questa manovra ed ha obbligato il governo ad accettare che almeno una parte dei negoziatori sia eletta dalla base.
Quando le lotte operaie trascendono, vengono messe da parte le "buone maniere" e le manovre del governo ed appare la repressione diretta. Così è accaduto con i lavoratori dei Sanitari Maracay nello Stato Aragua (v. articolo). E così con i petroliferi di Zulia (occidente del paese), la cui manifestazione è stata duramente repressa dalla Guardia Nazionale, con un bilancio di vari feriti e quattro lavoratori imprigionati, tra le accuse del governo rivolte ai lavoratori di essere "sabotatori". In questi casi, cade la "maschera socialista" del governo di Chávez ed appare in tutta la sua crudezza il suo carattere borghese.

 

Gli impiegati statali

 

Benché possa suonare contraddittorio per coloro i quali difendono l'idea della "marcia al socialismo" sotto questo governo, i lavoratori statali (1.200.000 in tutto) sono quelli che più soffrono le conseguenze di questa politica del governo. Circa la metà percepisce il salario minimo, o meno, come quelli recentemente assunti per le Missioni. Tutti i dipartimenti e ministeri hanno il loro contratto collettivo scaduto da molto tempo: il record appartiene allo stesso Ministero del Lavoro con sedici anni senza rinnovo!
Anche qui il governo vuole scegliere con chi contrattare. Una delle due federazioni sindacali, legata ai vecchi "dirigenti" golpisti, è stata ricevuta dal ministro del Lavoro, José Ramos Rivero, ed ha chiesto il 40% di aumento (cifra al di sotto dell'inflazione degli ultimi quattro anni). L'altra federazione ha rivendicato il 60% ed il pagamento di importi retroattivi per compensare le perdite sofferte. Andando a presentare la proposta, il suo dirigente, Marco García, si è scontrato col fatto che i funzionari del ministero avevano proibito di riceverla.
Di fronte a questa situazione, un nucleo di dirigenti sindacali del settore ha occupato parte degli impianti del ministero, esigendo che venissero discusse quest'ultima proposta e le dimissioni del ministro. In un'atmosfera tesissima, dopo che sono state sospese le erogazioni di acqua e luce e vi sono state minacce ed aggressioni da parte dell'organizzazione Tupamaros (truppa d'assalto del governo), i manifestanti sono stati sgombrati.
Questo caso degli impiegati statali riassume tre dei pilastri della vera politica del lavoro del governo di Chávez: bassissimi salari, disconoscimenti dei reali rappresentanti sindacali ed intento di negoziare con "dirigenti" fantasma e golpisti e, per ultimo, la repressione delle lotte e dei suoi dirigenti.
Risulta evidente che, nella misura in cui queste lotte operaie crescono, crescerà al tempo stesso la repressione governativa contro i lavoratori.

 

 

<Articolo 3>

 

Gli attacchi alla "autonomia sindacale"

 

Altro aspetto centrale dell'attuale politica del governo d Chávez sono i suoi attacchi alla "autonomia sindacale", cioè all'indipendenza dei sindacati e delle centrali di fronte allo Stato ed al governo. Lo stesso Chávez, in un discorso nel marzo di quest'anno, ha affermato che "bisogna smetterla con questa storia dell'autonomia sindacale".
La questione della "autonomia" si riferisce oggi, principalmente, al destino dell'Unt (Unione nazionale dei lavoratori), nata nel 2003 dalla rottura della vecchia Ctv prima della sua posizione golpista. Benché l'Unt e le correnti che la compongono abbiano sempre rivendicato il "processo bolivariano", varie di esse (specialmente la Ccura[5]) hanno rivendicato la necessità della sua "autonomia" di fronte al governo ed agli industriali.
La politica del chavismo prevede che l'Unt si disciplini al Psuv, che si sta costruendo come "braccio politico" del governo. Per questo, propone che la sua direzione sia definita preventivamente all'interno del Psuv e, subito dopo, "eletta" nell'Unt. Tuttavia, quattro delle cinque correnti interne alla centrale sindacale hanno rifiutato questa proposta e, in una recente assemblea plenaria di mille attivisti, hanno deciso di convocare le elezioni quest'anno, senza aspettare il "placet" del governo. Vale a dire, nei fatti, una decisione "autonoma".
L'unica corrente che si è opposta a questa decisione è stata la Fstb (Forza socialista bolivariana dei lavoratori), legata al ministero del lavoro. Il suo principale dirigente, il deputato Oswaldo Vera, appare negli atti del Psuv come "rappresentante" dell'Unt, benché nessun organismo del sindacato lo abbia designato come tale. Vera ha duramente attaccato la decisione di convocare le elezioni. Ecco quanto denuncia Orlando Chirino (dirigente della Ccura ed uno dei coordinatori nazionali dell'Unt): "Penso che le dichiarazioni di Oswaldo Vera siano la risposta ‘ufficiale' del governo centrale contro gli sforzi per riunificare il sindacato". Chirino ha aggiunto che questa risposta è destinata alla "imposizione dei candidati o a dividere il sindacato stesso", spingendo gli iscritti ad abbandonarlo (www.aporrea.org, 3/8/2007).

 

Come Lit-Ci, respingiamo tutti i tentativi del governo Chávez di manipolare coloro che devono essere i "rappresentanti" dei lavoratori. Difendiamo il diritto dell'Unt di realizzare le proprie elezioni interne, senza intromissioni del governo. Rivendichiamo la necessità che l'Unt continui nel percorso per essere un sindacato totalmente "autonomo" dai padroni e, soprattutto, dal governo. Cosa che potrà verificarsi solo col rispetto più assoluto della democrazia operaia al suo interno.
Tuttavia, è necessario trarre tutte le conclusioni da questi fatti. Il governo di Chávez non è disposto a tollerare la minima "autonomia" dell'Unt. Neanche l'elementare diritto di eleggere liberamente la sua direzione. E, se non si disciplina, la sua politica è cercare di dividerla e distruggerla.
Per questo, è chiaro che Chávez ed il suo governo sono totalmente contro qualsiasi espressione di democrazia operaia. Cosa possiamo attenderci, allora, dagli organismi di presunto "potere popolare" previsti dal progetto di nuova costituzione, che saranno direttamente nominati dai ministri, dai governatori e dai sindaci? Benché alcuni di essi possano avere l'ingannevole appellativo di "soviet" (col tentativo di associare questo progetto alla Rivoluzione russa del 1917), il vero obiettivo sarà quello di controllare i lavoratori e, al tempo stesso, utilizzarli come arma per distruggere i più genuini processi di organizzazione, come l'Unt.

 

<riquadro>

Il caso della Sanitari Maracay

 

E le "imprese socialiste"?

 

Il progetto di nuova costituzione venezuelana include vari articoli che parlano degli "obiettivi sociali della produzione", del diritto dello Stato ad intervenire nell'economia ed espropriare settori considerati "strategici" e della creazione di "imprese socialiste".
Sicuramente, questa parte del testo accrescerà l'entusiasmo di coloro che appoggiano il governo di Chávez, considerandolo un passo avanti nella "marcia verso il socialismo". Tuttavia, se lo confrontiamo con la realtà, vediamo che quest'entusiasmo non ha nessuna giustificazione.
In primo luogo, lo stesso Chávez ha dichiarato che ogni impresa produttiva nazionale o straniera avrà posto nel "socialismo del XXI secolo". Suona molto somigliante ad un capitalismo con qualche grado d'intervento statale. Cosa che è stata evidenziata in questi anni di governo, nei quali la borghesia nazionale e straniera continua a fare grandi affari nei settori petrolifero, automobilistico, bancario, ecc., mentre le dure condizioni di vita dei lavoratori e del popolo non cambiano.
Ma se c'è una cosa che dimostra il carattere di "pubblicità socialista ingannevole" di questi articoli è il caso della Sanitari Maracay, un'importante impresa dell'omonima città (capitale dello Stato Aragua), fondata 47 anni orsono.

Stanchi di sopportare i permanenti abusi del suo proprietario, Álvaro Pocaterra (un uomo molto legato ai vecchi politici di Azione Democratica e sostenitore del golpe del 2002), gli 800 lavoratori hanno realizzato, negli ultimi anni, varie lotte per il pagamento dei salari e la realizzazione delle clausole del contratto collettivo.
A fronte di ciò, il padronato ha posto in essere la solita vecchia manovra per sconfiggere i lavoratori: nel 2006, ha abbandonato l'impresa annunciandone la chiusura. I lavoratori hanno occupato la fabbrica, decidendo di assumerne il controllo e mantenere la produzione. Da allora, reclamano che il governo realizzi quanto indicato anni fa dallo stesso Chávez ("impresa chiusa dai padroni, impresa aperta dal governo"). Per questo, chiedono che il governo la espropri e la nazionalizzi perché continui a funzionare sotto controllo operaio.
Tuttavia, lungi dal realizzare quella promessa, anticipando così il presunto spirito "socialista" della nuova costituzione, il governo ha fatto tutto il possibile per porre fine alla lotta di questi lavoratori ed affinché la fabbrica torni nelle mani dei suoi vecchi proprietari.
I rappresentanti del ministero del Lavoro dissero loro che "la cosa migliore da fare è accettare la vendita dell'impresa ed incassare le liquidazioni". Al tempo stesso, come denuncia Orlando Chirino nella menzionata inchiesta, il governo nazionale ha bisogno di prodotti sanitari per le 18.000 abitazioni del Programma Petrocasa. Ma ha optato per appaltarli ad altre imprese, molte delle quali di proprietà di impresari golpisti del 2002, invece di comprare la produzione sotto controllo operaio della Sanitari Maracay, che oltretutto sono di ottima fattura e molto economici.
Come se tutto ciò non bastasse, i lavoratori hanno anche subito la repressione governativa. Stanchi per la mancanza di risposte alle loro rivendicazioni, hanno deciso di marciare sugli autobus alla volta di Caracas, il 24 aprile scorso. Ma sono stati duramente repressi nel percorso dalla polizia del governatore di Aragua, Didalco Bolívar, e da battaglioni della Guardia nazionale. Ne è scaturito, nel maggio scorso, un combattivo sciopero regionale di questo Stato, in solidarietà con i lavoratori e la rivendicazione delle dimissioni del governatore.
Per questo, non dobbiamo confonderci. Il governo di Chávez, e gli interessi della "borghesia bolivariana", possono portare a nazionalizzare imprese come la Cantv e la Elettricità di Caracas, comprando i loro pacchetti azionari. Ciò che mai farà è sostenere un processo di espropriazione generalizzata della borghesia nazionale e delle proprietà dell'imperialismo nel paese, né sviluppare il controllo dei lavoratori nelle imprese nazionalizzate.
Circostanza che viene chiaramente dimostrata da come funzionano oggi queste imprese statali o nazionalizzate, come Pdvsa o Cantv, dirette dalla "borghesia bolivariana", senza nessuna possibilità per i lavoratori di controllarne il funzionamento. Ancor meno il governo chavista intende sostenere la mobilitazione generalizzata della classe operaia e del popolo per far avanzare questo processo.
Perciò, quando fa la sua comparsa un genuino esempio di controllo operaio e di mobilitazione per l'espropriazione di un'impresa, come quello della Sanitari Maracay, invece di appoggiarlo e mostrarlo come un esempio da seguire, il governo di Chávez lo attacca e lo reprime.
I suoi discorsi ed il testo del progetto della nuova costituzione possono essere imbellettati di riferimenti al "socialismo". Però, sfrondandola da questa retorica, la sua politica reale non ha niente a che vedere con gli interessi e le necessità dei lavoratori, ma - questo sì - molto a che vedere con quelli dei borghesi come Álvaro Pocaterra.

 

(Traduzione di Valerio Torre)



[1] La massima espressione di questa borghesia bolivariana è Disonado Cabello, governatore dello Stato Miranda e capo del Comando nazionale del Mvr (l'organizzazione politica del chavismo prima del Psuv). In un'inchiesta giornalistica, ripresa l'anno scorso da vari periodici, il vecchio combattente venezuelano Domingo Alberto Rangel denuncia che Cabello "ha acquistato, attraverso prestanomi, l'industria di inscatolamento di Eveba nel Cumanà, le imprese industriali che erano appartenute ai gruppi Sosa Rodríguez e Montana, oggi dissolti, tre banche commerciali, varie imprese di assicurazioni (...) questa è la verità".

[2] Questa caratterizzazione fu utilizzata da Lev Trotsky per definire il governo di Lázaro Cárdenas ed il sistema di potere in Messico, nel decennio del 1930.

[3] Queste organizzazioni sono il Mvr (Movimiento Quinta República, il chavismo propriamente detto); Ppt (Patria Para Todos, rottura di Causa R); Podemos (rottura del Mas); la Upv di Lina Ron (una specie di dirigente piquetera venezuelana); il Pcv e, persino, il Prs.

[4] Centrale dei Lavoratori Venezuelani. Storica centrale sindacale del paese, fondata nel decennio del 1930. La sua direzione è sempre stata molto legata al partito borghese Azione Democratica (Ad). Dopo il suo appoggio al golpe del 2002 ed al boicottaggio economico degli imprenditori al governo Chávez, si è spaccata e numerose organizzazioni, correnti e dirigenti l'hanno abbandonata per fondare, poco dopo, la Unt.

[5] Corrente classista rivoluzionaria unitaria autonoma, situata alla sinistra all'interno dell'Unt. Un settore di questa corrente, diretta da Osvaldo Chirino, ha rifiutato di entrare nel Psuv; mentre un altro, diretto da Stalin Pérez Borges, lo ha fatto.

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