Dopo il seminario internazionale della Lit
Un passo in avanti nella ricostruzione della IV Internazionale
Ruggero Mantovani
Un seminario di formazione teorica, internazionale e giovane
"Senza teoria rivoluzionaria non
vi può essere movimento rivoluzionario", così scriveva Lenin nel Che fare?,
riferendosi anzitutto alla necessità della formazione teorica e politica dei
militanti e dei quadri impegnati sul terreno della costruzione del partito
rivoluzionario e della lotta di classe.
Un momento significativo in
questa direzione è stato il seminario della Lit (Lega Internazionale dei
lavoratori-Quarta Internazionale) organizzato dal PdAC, sezione italiana della
Lit, che si è tenuto ad Otranto dal 25 al 30 luglio del 2007. Un seminario
caratterizzato non solo dalle lezioni tenute dai relatori, dal ricco dibattito
e dagli approfondimenti storici e teorici degli oltre 120 militanti (di cui una
cospicua parte è arrivata da Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, e da Russia, Turchia,
Marocco, Nuova Caledonia), ma anche da momenti di allegria e festa, agevolati
dal magnifico contesto ambientale offerto dal territorio di Otranto.
Un seminario di formazione
teorica, internazionale e giovane che ha confermato l'esistenza di una nuova
generazione di rivoluzionari. Un seminario che ci indica la necessità di
accrescere e potenziare una scuola di educazione politica il cui portato
essenziale non può essere il riflesso di un esercizio di acculturazione
libresca sui temi del marxismo rivoluzionario, ma la formazione di quadri e di
militanti che si pongono sul terreno della costruzione del partito mondiale
della classe operaia.
"Ripartire dall'ottobre per sconvolgere ancora il mondo!"
La prima relazione dal titolo
"Dalla rivoluzione di febbraio all'ottobre 1917: tutto il potere ai Soviet",
tenuta dal compagno Antonino Marceca, partendo da una minuziosa ricostruzione
dei principali avvenimenti storici della vicenda Russa (dalla formazione del
movimento operaio all'evoluzione della borghesia liberale, alla rivoluzione del
1905), ha dettagliatamente approfondito la rivoluzione Russa del 1917. Il
relatore ha messo in evidenza come la rivoluzione di febbraio, malgrado
egemonizzata dalla classe operaia, abbia visto la borghesia impossessarsi del
potere politico grazie alla politica di collaborazione di classe espressa dal
menscevismo e all'inefficacia del partito bolscevico, all'epoca minoritario e
confuso. Solo con le Tesi di Aprile di Lenin, il partito bolscevico
ricondurrà la sua politica alla conquista della maggioranza dei lavoratori
espressi nei soviet, imprimendo nella storia universale dell'umanità un
avvenimento mai accaduto precedentemente: tutto il potere alla classe operaia e
ai contadini.
La seconda relazione dal titolo
"Dalle Tesi di aprile allo
scioglimento dell'assemblea costituente. Il programma transitorio del
bolscevismo", tenuta dalla compagna Fabiana Stefanoni, ha mostrato come la
concezione del programma transitorio, lungi dall'essere una pura enunciazione
di desideri, ha rappresentato un metodo e una guida per l'azione
nell'esperienza pratica del movimento operaio, assolvendo un ruolo fondamentale
in alcune esperienze storiche del movimento comunista internazionale. La
relatrice ha in particolare affrontato il contenuto transitorio espresso con le
Tesi di Aprile da Lenin
nel 1917, con cui il rivoluzionario russo ha indicato alla classe operaia e
contadina la necessità di rompere ogni collaborazione di classe con la
borghesia e al contempo, nel vivo della rivoluzione, ha dimostrato alle masse
che la soluzione delle conquiste parziali (pace, lavoro e pane) sarebbe stata
possibile solo con la presa del potere da parte dei soviet e con lo
scioglimento dell'assemblea costituente.
La terza relazione dal titolo "La
formazione del partito bolscevico e l'influenza della rivoluzione russa sul
movimento operaio italiano e sulla formazione del Pcd'I", tenuta dal compagno
Ruggero Mantovani, ha ricostruito i principali avvenimenti storici che
concorsero alla formazione del partito bolscevico fino alla rivoluzione del
1917, descrivendo come la politica rivoluzionaria espressa dal bolscevismo,
ebbe una specifica influenza sul movimento operaio italiano e sulla nascita del
Pcd'I: dalle inadeguatezze del massimalismo socialista al fallimento del
biennio rosso; dagli errori della prima direzione del Pcd'I, al III congresso
celebrato a Livorno nel 1926. Il relatore ha sottolineato in particolare
l'atteggiamento contraddittorio di A. Gramsci, il quale nel momento in cui
vinceva la battaglia contro l'infantilismo bordighista e riorientava il partito
al bolscevismo, espresso nei primi quattro congressi dall'Internazionale
comunista da Lenin e Trotsky, sul terreno internazionale maturò un
atteggiamento conformista rispetto alla bolscevizzazione e alla campagna
antitrotskista, con cui lo stalinismo cominciò a seppellire la politica
bolscevica.
La quarta relazione dal titolo "
Il partito leninista: la differenza tra la Comune di Parigi e la Comune di
Pietrogrado", trattata dal compagno Francesco Ricci attraverso una minuziosa
ricostruzione storica dei principali avvenimenti, ha mostrato come la
borghesia, dopo la rivoluzione francese, avesse perso progressivamente la sua
carica rivoluzionaria. Il relatore, offrendo un'originale ricostruzione della
Comune di Parigi, ha evidenziato come il suo fallimento fosse da addebitarsi
essenzialmente alla mancanza di un partito rivoluzionario: quel partito, il
partito bolscevico, che, viceversa, rappresentò il grimaldello della classe
operaia russa nell'ottobre del 1917, senza il quale, come disse Trotsky, la
rivoluzione non avrebbe vinto.
La quarta relazione dal titolo
"Dal movimento di Zimmerwald alla formazione della Terza Internazionale",
trattata dal compagno Valerio Torre, partendo da una dettagliata ricostruzione
della II Internazionale e dal quadro storico e sociale del contesto
internazionale dei primi anni venti, ha analizzato il movimento pacifista che
si espresse, come reazione al tradimento del grosso della socialdemocrazia
europea, alle conferenze di Zimmerwald e di Kienthal e come questo movimento rappresentò
la nascita, seppur "di fatto", della III Internazionale, che vide i natali
formalmente nel 1919.
La sesta relazione dal titolo "I
dieci giorni che sconvolsero il mondo. Le ripercussioni della rivoluzione russa
sul movimento operaio internazionale. L'attualità del programma bolscevico come
unica risposta delle odierne illusioni di Chavez", trattata dai compagni Daniel
Martins della sezione portoghese (Ruptura-Fer) e Joao Calvao della sezione
spagnola (Prt-Ir), partendo da una approfondita analisi dell'economia
capitalistica mondiale, ha affrontato nello specifico il contesto
socio-economico del Venezuela. I relatori hanno evidenziato come proprio le
contraddizioni di un paese semidipendente, in rapporto all'imperialismo, mostrano
l'inadeguatezza, oltre che l'inganno, del chavismo: un mix di populismo e
nazionalismo piccolo borghese, particolarmente egemone sulle burocrazie del
movimento operaio che di fatto impedisce lo sviluppo delle contraddizioni
capitalistiche del Venezuela nella prospettiva della costruzione di un governo
operaio. La relazione ha mostrato, inoltre, come anche agli inizi del terzo
millennio si riproponga la necessità della costruzione del partito mondiale del
proletariato che prospetti come unica soluzione la presa del potere della
classe operaia.
La settima lezione dal titolo
"L'attualità della rivoluzione bolscevica e la battaglia della Lit per la
ricostruzione della Quarta Internazionale" trattata dal compagno Josè Pau
partendo da una analisi dettagliata della storia della IV Internazionale, ha
approfondito, in particolare, i temi della crisi maturata al suo interno nei
primi anni '50: la regressione politica imposta dal centrismo pablista e
l'inadeguatezza dell'opposizione di sinistra che di fatto, al di là di alcuni
tentativi di organizzazione frazionista, contribuì a disperdere le innumerevoli
avanguardie sparse per il mondo. Nell'ambito di quella crisi storica il
relatore ha valorizzato la posizione di Moreno e della tendenza internazionale
a cui diede vita, che negli anni successivi tentò, malgrado alcuni errori di
valutazione e di posizione, di ricostruire la IV Internazionale delle origini,
di cui la storia della Lit oggi rappresenta la continuità politica e
programmatica.




















