La "neutralità" costituisce un grave errore
L'Agenzia Gara ha informato che due organizzazioni della sinistra palestinese, il Fplp ed il Fdlp, hanno organizzato una mobilitazione "per denunciare la follia sanguinaria che si è scatenata a Gaza" (v. i siti www.francepalestine.com e www.rebelión.org).
Secondo questa informazione: "Tanto il Fplp quanto il Fdlp si sono pronunciati facendo appello alla fine dello spargimento di sangue e all'unione dei palestinesi (...). È ora che la Palestina respinga i combattimenti e l'insieme della violenza fra Al Fatah ed Hamas. Numerose personalità nazionali, le istituzioni della società civile e centinaia di cittadini hanno partecipato alla manifestazione alla cui testa hanno marciato i quadri, sostenitori e militanti dei due fronti. I manifestanti hanno urlato slogan che facevano appello all'unità nazionale e denunciato ogni tipo di divisione così come il ricorso alle armi in seno alla Palestina (...). Il Fplp ha insistito nella necessità di un dialogo nazionale totale e di una riconsiderazione delle istituzioni di sicurezza su basi ugualitarie e professionali".
Non siamo d'accordo con quest'approccio al conflitto. La posizione di "fermare una guerra fratricida" sarebbe valida se si trattasse di due bande che rappresentassero interessi di settori similari della popolazione, e lottassero per questioni secondarie o per la divisione di risorse finanziarie. Ma non è questo il caso. Ciò che oggi accade nei territori palestinesi è il prodotto della politica di una direzione collaborazionista, che si è già definitivamente arresa ad Israele e all'imperialismo e vuole liquidare la resistenza di chi non si è ancora arreso.
Non si possono analizzare gli scontri attuali come una semplice lotta di Fatah contro Hamas, come la lotta fra due organizzazioni similari del popolo palestinese che dovrebbero unirsi invece di scontrarsi fra loro. Bisogna andare in fondo alla questione: una di queste organizzazioni(Al Fatah) si è dislocata nel campo dei nemici del popolo palestinese.
Ancora una volta, vediamo l'analogia col periodo in cui i nazisti occuparono la Francia e insediarono il "governo di Vichy": la Resistenza che lottava contro l'occupazione doveva scontrarsi non solo con i nazisti, ma anche con i francesi che con questi collaboravano. Oppure quando gli Usa occupavano il Vietnam del Sud e insediarono un governo fantoccio a Saigon: la resistenza dei Vietcong attaccava tanto le truppe yankee quanto i soldati e funzionari del governo fantoccio. In questi casi, nessuna organizzazione di sinistra avrebbe proposto un appello all'unità fra la resistenza e i collaborazionisti. Questa è la situazione attuale della Palestina, a partire dall'adesione di Abbas e della direzione di Al Fatah al progetto dell'imperialismo e del sionismo.
L'unità di quelli che vogliono lottare per la causa palestinese è imprescindibile per una possibile vittoria. Ma fare appello all'unità con i collaborazionisti e gli agenti del nemico, considerandoli come alleati, mette a repentaglio questa lotta perché confonde le masse palestinesi sull'autentico significato degli attuali scontri. E questa confusione serve solo agli interessi dell'imperialismo e di Israele.




















