Prime prove elettorali per il PdAC
Cosa ci dice l'esperienza di Latina
Ruggero Mantovani
Mentre al
ballottaggio si sono confrontati il sindaco uscente, riconfermato, Vincenzo Zaccheo
di An e il candidato dell'Unione Maurizio Mansutti, che ha ottenuto al primo
turno solo il 22%, grazie, paradossalmente, all'affermazione della lista civica
del candidato a sindaco Fabrizio Cirilli, consigliere regionale fuoriuscito da An,
il PdAC chiude la sua campagna per le amministrative a Latina con un bilancio
positivo: 723 voti (pari allo 0,91%) e 501 voti di lista.
Un risultato
entusiasmante per una lista con una forte connotazione di classe (31 candidati tra
operai, lavoratori precari, donne, giovani e pensionati) che all'atto della
sottoscrizione aveva raccolto 541 firme.
Una campagna
elettorale intensa ha definitivamente imposto il PdAC nel quadro politico e
sociale di Latina, ha permesso al partito di moltiplicare i contatti con
giovani, lavoratori e precari e di raccogliere attestati di stima e di
simpatia. Sul piano del risultato elettorale il PdAC ha superato i Verdi (606
voti) ed è stato distanziato da Rifondazione Comunista solo per un centinaio di
voti, divenendo, per la città e i mass media, il partito della sinistra
"inossidabile", della sinistra "coerente" indipendente dai due poli. Lo scontro
con le forze del bipolarismo borghese sul terreno politico e strategico è
avvenuto sulla base di un programma elettorale caratterizzato da un forte
impianto transitorio e propagandato con rivendicazioni e parole d'ordine popolari
e comprensibili.
Proprio
smascherando il contenuto di classe delle politiche realizzate dal centrodestra
e quelle avanzate dall'Unione in una logica di pura alternanza (opere infrastrutturali
ad esclusivo interesse del capitale commerciale e industriale; nuovo cemento e
affari; privatizzazione dell'ospedale cittadino, dei servizi sociali, una politica
reazionaria sul terreno della sicurezza sociale, ecc), abbiamo avanzato alcune
rivendicazioni programmatiche legate alla condizione materiale delle classi
lavoratrici: la ripubblicizzazione del servizio idrico e della gestione dei i
rifiuti sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti; la requisizione di
aziende in crisi e la loro riconversione pubblica sotto controllo operaio; servizi
sociali gratuiti per i nuclei familiari legittimi e di fatto con un reddito
fino a € 15.000 con un'imposta progressiva per redditi superiori e
un'imposizione aggiuntiva per grandi rendite e profitti; l'abbattimento di
tutte le strutture cementizie costruite sul litorale di Latina e un recupero eco-compatibile
della marina; un'edilizia popolare e sociale che punti alla riqualificazione
dei quartieri e delle periferie, gestita direttamente da società pubbliche
sotto il controllo dei lavoratori; la gestione totalmente pubblica dei servizi
sociali, delle mense scolastiche, degli asili nido; la realizzazione di centri
sociali polivalenti per giovani ed anziani, poliambulatori di quartiere,
strutture ricreative e sportive in ogni circoscrizione; l'istituzione di una
società interamente pubblica per il trasporto urbano.
Un programma
di classe e transitorio, che al di là delle critiche opportunistiche di una fantomatica
sinistra radicale, tra l'altro fortemente penalizzata dall'elettorato, è stato
recepito dai tanti lavoratori e giovani con cui siamo entrati in contatto, come
realizzabile e necessario.
Una esperienza
preziosa che è servita, anzitutto, a far cresce il nostro partito con il
coinvolgimento di nuovi militanti, giovani e operai che rappresentano il vero patrimonio
acquisito in questa tornata elettorale. Un risultato politico che subito dopo il
primo turno si è espresso con una campagna di astensionismo attivo contro il
ballottaggio tra il candidato del Centrodestra e quello dell'Unione,
riaffermando che l'unica soluzione all'ignobile commedia inscenata dal
bipolarismo borghese, è una reale alternativa politica, che anche a Latina oggi
si chiama Alternativa Comunista.




















